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Verso Rifiuti Zero

28 agosto 2012

scritto insieme ad Andrea Maggi

Dalla gita a San Francisco alla reale situazione romana, dall’assenza di volontà politica alla necessità di scelte chiare per realizzare l’obiettivo Rifiuti Zero

La gestione dei rifiuti a Roma

La raccolta differenziata ha un ruolo centrale nella politica ambientale ed è una delle sfide da vincere della società moderna.

La produzione dei rifiuti e il loro corretto smaltimento si inseriscono, infatti, in un ambito che tocca temi che vanno dalla politica ambientale alla sostenibilità dei modelli di sviluppo, dalla salute pubblica alla sicurezza del lavoro. Il rifiuto, in un’ottica moderna, non deve necessariamente essere considerato una risorsa perduta, ma una risorsa destinata al recupero e al riutilizzo. Si deve quindi puntare sulla raccolta differenziata alla fonte e sul riciclaggio, relegando lo smaltimento a una fase residuale della gestione dei rifiuti. Ridurre al minimo la produzione di rifiuti non riciclabili è uno degli obiettivi da raggiungere.

Nel nostro Paese la normativa che riguarda la corretta gestione dei rifiuti è in rapida e continua evoluzione, anche in conseguenza del recepimento di normative comunitarie. 

Roma Capitale ha potenziato il sistema di raccolta differenziata, insieme ad altre tipologie, per ottimizzare il lavoro svolto e al tempo stesso diffondere una cultura rispettosa dell’ambiente.

Non parole nostre, ma quanto afferma l’amministrazione capitolina attraverso il sito del Comune di Roma.

Aldilà del fatto che, molto semplicemente, il “rifiuto” E’ UNA RISORSA, e quindi non solo non deve necessariamente essere considerato una risorsa perduta ma è una ricchezza da gestire con serietà e responsabilità verso la collettività;

è davvero un peccato che l’amministrazione stessa debba smentirsi in maniera così clamorosa attraverso la presenza quantitativamente preponderante (e addirittura esclusiva in innumerevoli circostanze) di cassonetti per l’indifferenziata. Parliamo di 5-6 cassonetti per l’indifferenziata affiancati soltanto da un cassonetto per la carta e uno per plastica, vetro ed alluminio. I risultati, infatti, dicono che La mappa dei “Comuni Ricicloni”, disegnata anche quest’anno da Legambiente, ci restituisce il consueto quadro a macchia di leopardo dove eccellenze, al nord come al sud, si alternano a carenze gravissime, basti pensare alla situazione di Roma (10 luglio 2012 – Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente).

Roma Capitale non soltanto non raggiungerà l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata entro il 31 dicembre 2012, come previsto per legge (n. 205/2010) ma ha persino chiesto una deroga al ministero dell’Ambiente. L’obiettivo che è stato fissato è un misero 35% da raggiungere entro il 2014.

Attualmente Roma, grazie alle scelte di Ama e delle amministrazioni degli ultimi 10 anni, è infatti ad un 11% di raccolta differenziata (Dichiarazione del 20 giugno 2012 del commissario Goffredo Sottile, ascoltato dalla Commissione ecomafia della Camera dei Deputati).

Riportiamo, soprattutto per comune memoria, le cifre del comunicato del 20 agosto 2012 diffuso da Ama in risposta alle chiare accuse di mancanza di volontà politica e scelte sbagliate rivolte dal Ministro Clini nei confronti delle amministrazioni capitoline degli ultimi decenni.

Ama precisa che la raccolta differenziata nella città di Roma si attesta al 25,6%. Rispetto al 17% del 2007 si registra un incremento dell’8,6% (+50% di incremento netto). Nel dettaglio, su un totale di circa 4.900 tonnellate di rifiuti raccolte ogni giorno nella Capitale, la raccolta differenziata è pari a circa 1.254,4 tonnellate, a fronte di 3.645,6 tonnellate di rifiuti indifferenziati. Su base annuale, la città di Roma produce circa 1.800.000 tonnellate di rifiuti. Di queste, circa 460.000 sono le tonnellate di raccolta differenziata e le restanti 1.340.000 di rifiuti non differenziati.

Rispetto al tema della raccolta differenziata vogliamo mettervi a conoscenza della situazione italiana descritta dai dati pubblicati dal Ministero dell’Ambiente. Quindi, senza scomodare costose e propagandistiche mete estive:
  • 35,3%  – la quota di raccolta differenziata di rifiuti urbani in Italia
  • 49,1% – la quota di raccolta differenziata di rifiuti urbani al Nord
  • 27,1% – la quota di raccolta differenziata di rifiuti urbani al Centro
  • 21,2% – la quota di raccolta differenziata di rifiuti urbani al Sud
  • 36,7% – l’incremento di raccolta differenziata in Italia tra il 2006 e il 2010

In particolare, il Ministero ha diffuso i dati a livello territoriale, per provincia, fornendo un quadro leggermente diverso rispetto a quello descritto da AMA.

In primo luogo, guardando la serie storica della produzione e raccolta di rifiuti dal 1999 al 2010, si evince che la produzione di rifiuti nella provincia di Roma (nella quale Roma ha un peso evidentemente preponderante) è in continua crescita. Probabilmente nessuno ha avvisato gli amministratori cittadini o quelli di AMA sul fatto che il primo punto per una politica ambientale virtuosa è la prevenzione dei rifiuti (tramite incentivi e penali), infatti i risultati dimostrano che nessun tentativo al riguardo è stato fatto (o, in ogni caso, non ha avuto effetti).

La produzione di rifiuti è aumentata dai 2,15 milioni di tonnellate del 1999 ai 2,65 milioni di tonnellate del 2010. Inoltre, a differenza di quanto riferito da AMA, il Ministero dell’Ambiente ci informa che la percentuale di raccolta differenziata a Roma e provincia si attesta al 17,6%, un valore inferiore sia alla media nazionale (35,3%) che alla media del Centro Italia (27,1%)!

Tabella 1 – Produzione e raccolta di rifiuti nella provincia di RomaFonte: elaborazioni Roma5Stelle su dati ISPRA (Rapporti Rifiuti per gli anni 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2008, 2009, 2011, 2012)**
* Stime
** Nel 2007 e 2010 il rapporto sui rifiuti urbani non è stato pubblicato

In secondo luogo, osserviamo come la raccolta differenziata cresca a ritmi mostruosamente lenti e, soprattutto, che le soglie minime stabilite dalla legge nazionale e dal commissario straordinario laziale non sono mai rispettate: ogni anno che passa, la distanza da quello che era l’obiettivo minimo da raggiungere (ovvero, sarebbe preferibile superarlo) ed il reale risultato conseguito è risultata sempre maggiore. Nel 1999, quando la soglia minima da raggiungere era del 15%, a Roma si è registrato un ottimo 4% e la stessa quota si registrava ancora due anni dopo, nel 2001, quando nel frattempo la legge richiedeva il 25% di raccolta differenziata. In tempi più recenti, nel 2008 il Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti nella regione Lazio (l’allora Presidente della Regione Piero Marrazzo), è intervenuto per agevolare la gestione dell’emergenza riducendo le soglie minime richieste dalla legge nazionale (che era arrivata al 45%), fissandola per la regione Lazio al 20%: Roma si è fermata al 14%. Nel 2010, l’ultimo anno per il quale si hanno a disposizione i dati effettivi, la legge nazionale stabiliva un obiettivo minimo del 55% e mentre la legge “straordinaria” per il Lazio ne stabiliva uno inferiore al 40%: Roma è arrivata a malapena al 18%!

Tabella 2 – Soglie minime di raccolta differenziata stabilite dalla legge e realizzate nella provincia di RomaFonte: elaborazioni Roma5Stelle su dati ISPRA (Rapporti Rifiuti per gli anni 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2008, 2009, 2011, 2012)**
* Stime
** Nel 2007 e 2010 il rapporto sui rifiuti urbani non è stato pubblicato

La gestione dei rifiuti… le buone pratiche  (estero e Italia)

L’European Green Capital Award

Senza dover necessariamente arrivare fino a San Francisco, per trovare degli esempi di best practices nella gestione dei rifiuti urbani è sufficiente guardare all’Europa, dove dal 2010 viene assegnato il premio “European Green Capital”, risultato di un progetto avviato nel 2006.

Una giuria di esperti indipendenti valuta i dati relativi a diversi parametri, tra cui la produzione e gestione dei rifiuti.

Il ruolo forte giocato da Roma

La designazione della capitale verde europea avviene con 2 o 3 anni di anticipo e, per il 2014, è stata selezionata Copenaghen.

Andare alla ricerca di Roma tra l’elenco delle città finaliste delle varie edizioni che si sono svolte finora ci restituisce l’immagine dei risultati ottenuti dai sindaci di destra e sinistra che si sono alternati in questi anni: semplicemente il nulla. Le città finaliste della prima edizione, infatti, sono state Stoccolma (vincitrice per il 2010), Amburgo (vincitrice per il 2011), Amsterdam, Bristol, Copenaghen, Oslo, Friburgo e Munster; le finaliste della seconda edizione sono state Vitoria-Gasteiz (vincitrice per il 2012), Nantes (vincitrice per il 2013), Barcellona, Malmö, Reykjavík e Norimberga, mentre le finaliste dell’ultima edizione sono state Copenaghen (vincitrice), Francoforte e Bristol.

Roma ha fatto la sua parte. L’ex Sindaco Veltroni, consapevole della disastrosa gestione realizzata dalla sua Giunta, è riuscito ad evitare brutte figure sottraendosi alla competizione per il premio. Il suo successore, invece, è riuscito a fare peggio, candidando Roma per l’edizione del 2012/2013, ed ottenendo un risultato facilmente prevedibile: una fragorosa pernacchia. Infatti, la capitale eterna non risulta pervenuta né tra le due vincitrici e nemmeno tra le sei finaliste: su 17 partecipanti al concorso, Roma non ha fatto una bella figura…

Le tante occasioni perse negli anni passati

Lo scopo dell’iniziativa è quello di diffondere le migliori pratiche ambientali in tutte le città europee, sfruttando quali esempi da imitare i modelli realizzati nelle città vincitrici del premio: il Commissario Europeo per l’Ambiente ha dichiarato che “in un momento in cui molte delle città più belle del mondo si trovano ad affrontare cronici problemi ambientali, abbiamo bisogno di esempi ispiratori che mostrino quello che le città possono fare per affrontarli”.

All’inizio del 2010, quindi, Stoccolma ha lanciato un programma di visite studio al fine di generare una nuova consapevolezza ambientale e rafforzare le reti con altre città europee, organizzazioni e centri di ricerca. Evidentemente Alemanno e la sua giunta non hanno sentito il bisogno di interagire con i loro colleghi svedesi, forse perché mostrare la giusta umiltà nei confronti del modello migliore sarebbe apparso offensivo di fronte alla saggezza congenita in coloro che hanno follemente deciso di candidare la nostra città per il premio degli anni successivi (senza rendersi conto, tra l’altro, che in tal modo si sarebbero esposti loro stessi alla clamorosa bocciatura che poi, come abbiamo visto, è puntualmente arrivata).

Ciò che è accaduto l’anno seguente, con la nomina di Amburgo, ci dimostra in maniera ancora più forte ed evidente quanto sia radicata l’incapacità di “fare rete” nei nostri governanti. Il progetto avviato dalla città tedesca, chiamato Train of ideas (il treno delle idee) prevedeva un tour europeo al fine di portare in giro per il continente le migliori pratiche ecologiche. A differenza di Stoccolma, non sarebbe stato necessario neanche scomodarsi per affrontare il lungo viaggio, ma anche stavolta di Roma non vi è traccia: il treno delle idee, partito da Amburgo ad aprile, è passato per Copenaghen, Malmö, Göteborg, Oslo, Zurigo, Monaco, Varsavia, Riga, Tallinn, Vienna, Barcellona, Marsiglia, Nantes, Parigi, Brussel, Amsterdam ed Antwerp, rientrando ad Amburgo ad ottobre.

Il “modello San Francisco” in Italia

Infine, sempre che, almeno per il breve futuro da Sindaco di Roma che gli rimane, Alemanno voglia far risparmiare costose visite istituzionali alle tasche dei cittadini romani, segnaliamo che IN ITALIA, nell’ingiustamente bistrattato Sud e non solo in Campania ma addirittura in provincia di Napoli, il comune di Acerra ha vinto il premio «Start up» per essere passato in un solo anno e mezzo dal 10% al 62% di raccolta differenziata.

Ma, a dimostrazione della granitica determinazione nel voler continuare a far chiacchiere e tenere ferme le loro necessità di parlare di “emergenza rifiuti” anzichè amministrare e portare avanti scelte che vadano unicamente nell’interesse della collettività, Ama Alemanno e la sua maggioranza sanno benissimo quali sono i risultati immediati che si raggiungono con l’adozione della raccolta differenziata “porta a porta”.

Infatti a Roma tra il 2008 e il 2009, su un bacino di 80 mila cittadini, con il sistema del “porta a porta” si sono ottenuti risultati di differenziata tra il 60 e il 70% della quantità di rifiuti raccolta.

Quindi, l’emergenza vera è quella di sostituire chi amministra Roma ed ha determinato che Ama non portasse avanti negli anni quelle scelte che attualmente avrebbero fatto sì che la questione Rifiuti fosse per Roma motivo di pregio e fonte di risorse economiche per il bilancio comunale.

Promesse, scelte e… traguardi ottenuti dal (quasi ex) Sindaco di Roma

“La lentezza con la quale il Comune sta affrontando la politica della raccolta differenziata e l’Ama si sta dotando di impianti industriali per il trattamento e la selezione dei rifiuti, non può essere frutto del caso o del destino. C’è un’evidente scelta politica della sinistra capitolina di favorire e consolidare un sistema di interessi che gravitano intorno al ciclo dei rifiuti, e che vede nella debolezza del soggetto pubblico gestore del servizio l’elemento di garanzia di questo equilibrio dannoso per i cittadini e per l’ambiente.

Le amministrazioni regionali e comunali che si sono succedute non hanno saputo fare niente di meglio che ribadire il monopolio del proprietario privato della discarica di Malagrotta, concedendogli l’ennesimo ampliamento”.

Queste sono le parole autentiche di Alemanno, nel suo programma elettorale “Roma cambia”, presentato ai cittadini romani nel 2008. Dopo oltre quattro anni di scelte politiche della destra capitolina, dopo aver visto Roma tappezzata di manifesti abusivi che nel maggio del 2011 annunciavano la chiusura di Malagrotta, la gestione del servizio di igiene urbana a Roma non è cambiata.

Tra gli episodi significativi del castello di chiacchiere e della totale assenza di un pur minimo interesse alla coerenza tra quello che si dice e quello che si fa da parte di Alemanno e la sua maggioranza, nel 2008 la nomina alla presidenza dell’Atac (258 mila euro l’anno!) di Massimo Tabacchiera coinvolto nella questione Ama Senegal (leggasi figuracce… e drammi… internazionali) e licenziato da Veltroni stesso, con imbarazzanti capriole di numerosi esponenti della destra capitolina che, insieme ad Alemanno, sull’operato di Tabacchiera in Ama avevano fatto fuoco e fiamme con denunce alla magistratura, interrogazioni ed esposti.

Ma il prezzo di questi antipatici imbarazzi sarebbe stato ampiamente ripagato dai risultati ottenuti con la nomina alla presidenza Ama di Franco Panzironi, già seguace dell’Alemanno ministro dell’Agricoltura ed ex presidente dell’Unire l’Unione nazionale incremento razze equine. E non ci riferiamo al suo stipendio, 380 mila euro nel 2010, ma al regalo a Roma, Capitale, di una Parentopoli da circa 14 milioni di euro di spese per Ama, di diversi milioni di euro in consulenze (con Ama che può contare su 7.840 dipendenti, tra cui 822 impiegati, 52 quadri, 31 dirigenti).

Verso Rifiuti Zero

Quello che è necessario fare, è innanzitutto riconoscere e cancellare le cause del ritardo accumulato nella gestione dei rifiuti nella Capitale. Ci riferiamo alle scelte, direzionate finora soltanto a compiacere chi dalla gestione dei rifiuti attraverso le discariche si è arricchito a scapito della salute dei cittadini e della salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo. Come cittadini, dobbiamo quindi respingere al mittente e far arrivare alle orecchie di tutta l’opinione pubblica (null’altro che le migliaia di cittadini con cui conviviamo quotidianamente) l’indisponibilità a tollerare che, anche da parte del Ministero dell’Ambiente, si presentino come risolutive soluzioni come questa (7 agosto 2012)

Raccolta differenziata, con lo stanziamento da parte della Regione di 127 milioni, e il pieno regime degli impianti di trattamento per conferire in discarica solo rifiuti trattati. Sono gli impegni previsti dal “Patto per Roma”, l’accordo sottoscritto da Ministero dell’Ambiente, Comune, Regione e Provincia di Roma presentato in una conferenza stampa al Ministero dell’Ambiente. Un vero e proprio crono programma per superare l’emergenza e scongiurare il procedimento d’infrazione avviato dalla Commissione europea. Ad ottobre si parte con la raccolta differenziata nella capitale, con l’obiettivo di arrivare al 50% entro il 2014 ed al 65% entro il 2016.

Mentre per gli impianti di trattamento, per i quali la Commissione europea aveva minacciato pesanti sanzioni se Roma continuava a portare i rifiuti in discarica senza trattarli, si è stabilito che l’Ama farà funzionare a pieno regime i suoi impianti così come si impegnerà a fare la Colari per i due impianti di Malagrotta. “Una risposta strutturale all’emergenza rifiuti di Roma – come ha detto il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini – ma soprattutto una risposta concreta alla Commissione europea”. Alla soddisfazione del Ministro Clini si è unita la presidente della Regione Polverini che ha parlato di un forte segnale di inversione di tendenza: “un accordo – ha dichiarato Polverini – che segna una svolta importante”. E la Regione è protagonista di questa svolta “avendo messo in campo un fondo di 127 milioni di euro”. Soddisfazione per gli impegni presi con il Patto per Roma, anche da parte della vicepresidente della Provincia D’Elia, dell’assessore del Comune di Roma Visconti e del Commissario Sottile il quale ha anche precisato che per quanto riguarda la decisione sul sito della discarica provvisoria, questa verrà presa entro la scadenza del 31 dicembre (data di chiusura di Malagrotta).

Ma è evidente, sono così limitati che non possono fare a meno di illustrare tutto ciò con altra immagine se non quella di una discarica. Nonostante Clini sappia benissimo quale sia in realtà la strada maestra per affrontare e CANCELLARE le principali cause dell’emergenza, “Il Conai modello italiano da esportare nel recupero e riciclo dei materiali usati (16 giugno 2012).

In ultimo, poi passiamo a parlare di soluzioni serie, che ne pensate – rispetto al Comune di Roma – dell’obiettivo di raggiungere il 50% di raccolta differenziata entro il 2014 (enunciato nel “Patto per Roma”), quando, nella richiesta di deroga avanzata solo pochi mesi fa al Ministero dell’Ambiente il Comune di Roma fissava per il 2014 l’obiettivo di raccolta differenziata al 35%?

Numeri in libertà forse?

La soluzione

Se esistono davvero, i 127 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Lazio vanno invece utilizzati per portare immediatamente la raccolta porta a porta in tutta la regione.

Fabio Musmeci, ricercatore Enea ed ex coordinatore dell’Osservatorio rifiuti della Provincia di Roma, ha calcolato, sulla base dei dati dei finanziamenti chiesti dai comuni alla Provincia di Roma per avviare la differenziata, che “in tutto il Lazio l’extracosto per finanziare il passaggio al porta a porta è di 23 euro a testa. In totale, per coprire tutti i residenti al 2020, ammonta a circa 100 milioni di euro, la metà dei soldi necessari a realizzare un inceneritore”.

Con i residui 27 milioni di euro sarebbe possibile costruire da subito almeno 5 impianti come quello di Vedelago e garantire quindi la possibilità immediata di riciclare in loco 300.000 tonnellate l’anno di rifiuti (parliamo quasi della stessa quantità che, stando alla dichiarazione di Ama del 20 agosto, attualmente a Roma viene invece soltanto differenziata!!).

Siamo quindi di fronte alla necessità di determinare come cittadine e cittadini un’immediata
inversione di rotta verso l’obiettivo Rifiuti Zero e quindi per una gestione dei rifiuti che sia basata sulla riprogettazione, la riduzione, il riutilizzo, il riciclo e la differenziazione attraverso la raccolta porta a porta.
FONTI
Importante riferimento per capire radici e situazione della gestione romana dei rifiuti è stata la lettura del libro “ROMAcomeNAPOLI” di Manuele Bonaccorsi, Ylenia Sina e Nello Trocchia, dal quale sono state riportate delle cifre ed alcuni passaggi.
Agenzia Asca 20 agosto 2012
AltrEconomia
Comune di Roma
EuropeanGreenCapital
ISPRA, Rapporti Rifiuti per gli anni 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2008, 2009, 2011, 2012
Legambiente
Ministero dell’Ambiente
Studio su Ama maggio 2012
Wall Street Italia 20 giugno 2012
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