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Un piccolo contributo per il processo evolutivo del Movimento 5 Stelle

13 novembre 2012

Regole per la selezione dei portavoce

Nell’ambito di una votazione, affinché il meccanismo della scelta democratica si compia correttamente, il voto deve essere consapevole. Per questo il diritto di voto è riconosciuto ai maggiorenni, perché si presume che una persona di 18 anni abbia maturato una sufficiente consapevolezza per poter esprimere un voto con cognizione di causa (che invece si presume non abbia un neonato di pochi mesi). Per questo in futuro dovremo concentrarci sui criteri per misurare la consapevolezza dei votanti e non sui criteri per quantificare l’attivismo dei votati. La “selezione” deve essere fatta sugli aventi diritto al voto e non sugli aventi diritto ad essere votati. Tutti potranno essere candidabili ma solo gli attivi potranno essere tra i votanti: nessuno votante consapevole, infatti, darà mai la propria preferenza ad un infiltrato o a un opportunista.

Per come sono state impostate le votazioni attuali, invece, è presumibile che la maggioranza voti quasi esclusivamente in base al criterio della conoscenza: se non ho modo e tempo di capire chi c’è dietro un elenco di nomi e cognomi, è evidente che “voterò per il nome che ho già letto da qualche parte”. Avremmo dovuto avere molto più tempo a disposizione per leggere i profili dei candidati (le pagine wiki), in modo da poter esprimere un voto consapevole, dopo averne valutato le relative competenze. Molti, invece, hanno votato senza aver avuto il tempo di leggere le pagine wiki e questo è un insulto alla trasparenza sostanziale che tanto il Movimento 5 Stelle sostiene: così come non è trasparente pubblicare il bando di un concorso pubblico nel mese di agosto, poiché contrasta la massima partecipazione al concorso, non lo è pubblicare un elenco di nomi per metà sconosciuti e chiederne in tempi stretti la selezione, poiché contrasta la massima consapevolezza del voto.

Differenza tra portavoce candidato e attivista non candidato

Il Movimento 5 Stelle è nato in seguito ad un percorso culminato con il primo V-Day, che ha portato i cittadini a presentare 350 mila firme in parlamento senza che queste fossero mai discusse.

L’assoluta indifferenza verso le richieste dei cittadini da parte dei mestieranti della politica è stata la scintilla che ha dato vita a questa idea rivoluzionaria e che ha permesso al Movimento di crescere tanto, anche in termini di consensi.

Candidare attivisti che con tali personaggi ha collaborato per professione, seppur controvoglia, offre ai media la possibilità di confondere i cittadini tramite titoli come “Il M5S candida la collaboratrice dei parlamentari”, “Grillo si dice contro i partiti ma fa campagna acquisti tra i loro portaborse ” e così via.

In considerazione dei potenziali contro, e in considerazione del fatto che i candidati sono dei semplici portavoce, e che quindi per il Movimento non è un danno grave non candidare un “fuoriclasse”, non dovrebbe neanche sfiorarci il pensiero di candidare tali figure “scomode”. Invito chi ritiene utile la loro partecipazione al Movimento, in quanto portatori di esperienza, a riflettere sul fatto che queste professionalità potranno dare il proprio contributo in mille modi. Semplicemente, non lo potranno fare come candidati. Non esistono candidati indispensabili nel Movimento, il valore aggiunto che può dare un cittadino come candidato, invece che come attivista non candidato, è sostanzialmente nullo. Non candidare una persona non significa privarsi delle sua capacità.

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