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Programmazione economica e propaganda: una lezione per non farsi fregare

25 gennaio 2013

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Leggo e ascolto quotidianamente i sapienti commenti sull’andamento del PIL, sulle prospettive di (de)crescita dei consumi, sull’evoluzione del tasso di disoccupazione per i prossimi anni, dal 2013 fino al 2050 e a volte persino oltre.

Sulla base di queste prospettive, il bravo economista fai-da-te di turno sciorina le proprie analisi sul futuro che si prospetta per la nostra società, “dimostrando” che gli anni a venire saranno drammatici oppure favolosi a seconda delle proprie convinzioni.

In realtà, basta un minimo di preparazione e di onestà intellettuale per affermare che le previsioni economiche oltre i quattro anni sono, di fatto, un puro esercizio di stile fine a sè stesso. Così come non si può prevedere se tra un mese pioverà o splenderà il sole, analogamente non è possibile sapere se tra cinque anni l’inflazione sarà al 2% o al 15%.

Se al minimo di preparazione e onestà di intellettuale si aggiungono senso critico e intuizione, si può affermare che le previsioni economiche (quasi tutte) sono, di fatto, un puro mezzo di propaganda elettorale. Non a caso, le previsioni sul mondo che verrà sono sempre ottimistiche per chi è al governo o pessimistiche per chi è all’opposizione.

Ad esempio, il tasso di inflazione programmata da chi è stato al governo a partire dal 2000 si è rivelato sistematicamente inferiore a quello registrato. Come mostrano gli allegati, le “previsioni” fatte da un anno all’altro si sono rivelate sbagliate di quasi il 30% rispetto alla realtà (inflazione prevista pari all’1,64%, inflazione registrata pari al 2,11%). Questa differenza aumenta con l’allungarsi dell’orizzonte temporale al quale si riferisce la programmazione: l’inflazione registrata due anni dopo la programmazione è stata più alta di oltre il 45%  (inflazione prevista pari all’1,47%, inflazione registrata pari al 2,14%) e quella registrata tre anni dopo la programmazione è stata più alta addirittura del 53%.

In pratica, la tentazione di prevedere obiettivi irrealistici è tanto più grande quanto più è lontano il periodo nel quale saranno verificati. Col tempo, infatti, di solito ci si dimentica…

Questo stesso discorso vale per la programmazione elettorale, infatti i partiti hanno sistematicamente mancato gli obiettivi promessi (a differenza del Movimento 5 Stelle che ha mantenuto tutti i propri impegni): i cittadini non dovranno più farsi fregare dai programmi favolosi dei partiti (e gli attivisti del M5S non dovranno mai farsi tentare dal seguire quel modello).

Allegati

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From → Economia, Programma

One Comment
  1. Raccontare qualche bella favola mi sembra il minimo: altrimenti per cosa li pagheremmo i politici??

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