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C’eravamo tanto AMAti. Ma ora è veramente finita.

20 febbraio 2013

vendesiAMA

scritto insieme ad Angelo Sturni e Pietro Calabrese

Con i referendum del giugno 2011 i cittadini hanno espresso forte e chiaro il loro desiderio verso la ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali.

Che sia ben chiaro, non ci interessa perderci nei meandri interpretativi del groviglio di leggi nazionali per valutare tecnicamente le conseguenze dei referendum: politicamente il messaggio è indubbio. Infatti, sebbene qualche giurista sostenga che, in pratica, è cambiato poco con il referendum (alludendo al fatto che l’obbligo di affidare a privati la gestione del servizio si sia trasformato in possibilità discrezionale), la volontà politica non si presta ad interpretazioni: i cittadini hanno votato per abrogare le norme che consentivano agli enti locali di affidarsi al mercato perché il servizio pubblico non è merce e la collettività non deve esserne privata. Tanto costa, tanto deve essere pagato, senza nessun lucro da parte di società o monopoli privati. Ergo, la proprietà così come la gestione deve essere pubblica.

I mestieranti della politica se ne fregano, ancora una volta, e con la delibera n. 93/2012 la giunta Alemanno rende nota la volontà di vendere AMA. In particolare il testo del provvedimento spiega che a causa degli elementi di complessità della gestione “risulta indispensabile individuare un partner privato dotato di specifiche competenze e capacità tecniche in grado di assicurare al AMA S.p.A., in tempi adeguati, il completamento del percorso industriale di chiusura del ciclo dei rifiuti”.

Nello specifico sembra essere stato messo sul tavolo dei lavori della Giunta un progetto che potremmo definire “la razzia finale” prima di andare alle elezioni: riordino dell’affidamento dei servizi di raccolta/spazzamento/trasporto e di trattamento/smaltimento dei rifiuti della città di Roma con la costituzione di una nuova società mista pubblico/privata, con partecipazione maggioritaria diretta e/o indiretta di Roma Capitale nella quale verranno coferiti gli impianti e le risorse di Ama, correlati all’attività di trattamento e smaltimento dei rifiuti.

In sostanza, nel silenzio totale di tutti i partiti (anti)politici, si dismette un bene comune dei romani per fare cassa, vendendo ai privati il patrimonio oggi gestito da AMA, pagato con le tasse dei cittadini.

Il Movimento 5 Stelle è nel percorso avviato dalla vittoria dei Comitati nei referendum del giugno del 2011: i cittadini decidono le Leggi e ne controllano direttamente la qualità in ogni attuazione, servizi pubblici compresi. Pertanto vigilerà sull’operato dell’Assemblea Capitolina ed informerà i cittadini sugli sviluppi di questo ennesimo tentativo di sfregio della volontà popolare posto in essere da tutti, con la maggioranza che delibera e l’opposizione che tace.

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One Comment
  1. L’ha ribloggato su Angelo Sturni Blog.

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