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L’insostenibile peso di un’unione monetaria impossibile

7 marzo 2013

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L’economia non sarà mai una scienza esatta, cioè una scienza che ha rigore metodologico e risultati esprimibili in modo analitico ed oggettivo, ma alcuni risultati sono così evidenti da essere stati universalmente accettati. Uno di questi è quello che ha definito le caratteristiche di un gruppo di paesi per costituire un’area valutaria ottimale: due o più nazioni possono utilizzare una moneta unica (ovvero stabilire un tasso di cambio fisso) se hanno dei sistemi economici omogenei.

Per questo motivo nel 1992 a Maastricht si è stabilito che avrebbero potuto adottare l’euro solo quei paesi che, entro il 1997, avrebbero dimostrato una convergenza in termini di:

  • inflazione (non superiore all’1,5% rispetto a quella media dei tre paesi con i valori più bassi)
  • tassi di interesse a lungo termine (non superiore al 2% rispetto aquello medio dei tre paesi con i valori più bassi)
  • finanza pubblica (disavanzo non superiore al 3% e del PIL e debito non superiore al 60% del PIL)
  • tasso di cambio (oscillazioni entro la banda dello SME)

Viceversa, i paesi non rispettosi di questi parametri, dimostrando di avere un sistema economico non omogeneo con quello dei paesi più “virtuosi”, non sarebbero rientrati nella moneta unica.

In parole semplici, la regola era: chi non rispetta questi parametri, non può entrare nell’euro.

Manca un piccolo dettaglio al ragionamento che è stato fatto nel 1992: il tempo non si è fermato nel 1997. I sistemi economici dei vari paesi dell’area euro hanno continuato ad evolversi, e non verso la via della convergenza. Da allora , però, nessuno si è più interessato a questo aspetto, che è fondamentale per assicurare la sostenibilità di una moneta unica (ovvero di un tasso di cambio fisso).

In parole semplici, il completamento mancante alla regola è: chi è fuori dall’euro e non rispetta i criteri di convergenza, non può entrare; chi è dentro l’euro e non rispetta i criteri di convervenza, deve uscire.

La combinazione di una moneta unica e sistemi economici diversi ha infatti portato il paese più disallineato (la Grecia) a venire travolto da una tragica crisi dalla quale potrà uscire solo con una svalutazione. Lo stesso destino attende tutti gli altri paesi disallineati, tra cui ovviamente rientra l’Italia.

L’economia non è una scienza esatta, quindi non possiamo dire quando toccherà anche all’Italia seguire la Grecia. Sappiamo però che l’euro è insostenibile e che prima o poi dovremo liberarci del peso di una moneta unica insensata. Sarebbe meglio farlo senza dover replicare i drammi vissuti sull’altra sponda dello Ionio…

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