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Patto di Stabilità Interno e debito del comune di Roma: chi ha sbagliato pagherà

13 marzo 2013

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Il Patto di Stabilità Interno è il documento utilizzato, a partire dal 1999, per il controllo dell’indebitamento netto degli enti territoriali (regioni e enti locali).

Nel corso degli anni l’Italia ha formulato il proprio Patto di Stabilità Interno definendo degli obiettivi programmatici ogni anno differenti, passando da quelli di riduzione del disavanzo  a quelli di riduzione delle spese ed, infine, agli attuali obiettivi di avanzo (saldo tra entrate e spese).

Oltre agli obiettivi, si sono modificati nel tempo anche gli enti locali coinvolti e le categorie di voci di spesa considerate: a partire dal 2013 rientreranno nel monitoraggio del Patto anche i comuni con popolazione compresa tra i 1.000 ed i 5.000 abitanti (in precedenza esclusi) e le aziende speciali; mentre a partire dal 2014 dovrebbero rientrare nel Patto anche le società in house.

Dal 2007 ad oggi il Patto è sempre stato rispettato a livello di comparto (tranne nel 2011): questo significa che i comuni italiani hanno raggiunto, nel loro insieme, gli obiettivi che erano stati loro prefissati.

Il primo problema è che ci sono diversi modi per eludere il rispetto del Patto. Di fatto, basta spostare qualche voce di spesa dai comparti inclusi verso i comparti esclusi dal Patto ed il saldo tra entrate ed uscite comunali sottoposto a verifica passa dallo sforamento al rispetto del vincolo prestabilito. E questo è il motivo per cui il comune di Roma risulti rispettare il Patto di Stabilità nonostante sia sommersa da un debito ormai fuori controllo (infatti nel 2008 è stato chiamato un Commissario Straordinario per la sua gestione) e del tutto ignoto ai cittadini (e, per la cronaca, la società che dovrebbe vigilare sull’operato del commissario è controllata dal Commissario stesso!).

Il secondo problema è che in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, il meccanismo di recupero (ovvero le sansioni previste per chi non rispetta il Patto) viene applicato nell’anno successivo. Poichè tale meccanismo non considera il ciclo politico, il risultato facilmente prevedibile è che le amministrazioni giunte a fine mandato non sono incentivate a tenere sotto controllo le spese poichè le eventuali sanzioni ricadranno sull’amministrazione che andrà al governo del comune dopo di loro.

Il Movimento 5 Stelle andrà al governo di Roma per risolvere anche questi problemi: i primi punti programmatici da realizzare saranno l’attuazione della trasparenza amministrativa, affinchè tutti i cittadini possano conoscere come il comune spende le tasse che raccoglie, e la richiesta di costituzione di parte civile del comune di Roma contro le precedenti amministrazioni, affinchè i meccanismi di recupero ricadano sui reali colpevoli e tutti coloro che hanno usato la cosa pubblica per interessi privati ne rispondano penalmente (come è accaduto a Parma).

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