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Acqua pubblica a Roma, il nostro voto va rispettato

27 marzo 2013

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L’acqua che entra nelle case dei romani è trasportata da uno dei più imponenti sistemi acquedottistici del mondo, costruito dall’Impero, principalmente dal 312 a.C. al 226 d.C., e gestito da Acea, in particolare dal 1 gennaio 2003 ad oggi.

Mentre gli imperatori romani sono morti nella gloria, gli azionisti di Acea vivono nell’ignominia. Infatti, mentre i primi si sono prodigati per lasciare alla collettività un patrimonio infrastrutturale pubblico unico al mondo, i secondi lo utilizzano a proprio beneficio personale, traendone un profitto privato di cui si appropriano tramite i dividendi societari.

Per rispettare il voto dei romani che hanno partecipato al referendum del giugno 2011, e far tornare pubblica la gestione del servizio idrico a Roma, sono possibili due vie alternative.

La prima soluzione consiste nel sostituire il soggetto gestore. Il 6 agosto 2002 Silvano Moffa, l’allora Presidente della Provincia di Roma, ha firmato l’affidamento diretto del servizio idrico integrato ad Acea ATO 2, per il periodo che va dal 2003 al 2032. Tale affidamento potrebbe non essere legittimo, perché l’affidamento diretto nel 2002 era consentito solo a società a capitale interamente pubblico, mentre il 49% dell’azionariato di Acea S.pA. (che detiene il 100% di Acea ATO 2) è privato: solo una gara pubblica, che non è mai stata fatta, avrebbe legittimato la stipula di quella convenzione. Inoltre, ogni contratto può essere interrotto, anche se legittimo. Appellandoci, quindi, al principio di trasparenza, in qualità di cittadini romani chiediamo formalmente di pubblicare il testo della Convenzione di gestione e di tutti i documenti rilevanti l’affidamento della gestione del servizio idrico integrato a Roma, per poter effettuare un’analisi dei contratti e quantificare le eventuali penali a carico del comune di Roma, nel caso di una sua interruzione anticipata.

La via seconda consiste nel ripubblicizzare la proprietà di Acea. Il comune di Roma dovrebbe riacquistare tutte le azioni oggi in mano ai privati, operazione che è stata studiata dal Coordinamento Romano Acqua Pubblica. Il piano che descrive la sua sostenibilità economica dimostra che il rientro della spesa necessaria sarebbe realizzabile nell’arco di una decina di anni:

Su questa base il Coordinamento Romano Acqua Pubblica ha articolato una proposta che intende condividere con tutte le realtà interessate: a partire dai lavoratori del settore, passando per i cittadini dei comuni dell’Ato2, arrivando fino al Consiglio Comunale di Roma, principale azionista di Acea.

I portavoce consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle saranno lieti di raccogliere l’invito alla condivisione da parte del CRAP.

Ci vediamo in via S. Ambrogio, sarà un piacere!

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