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Parola ai cittadini: intervista ad Emiliano (commercio alimentare)

4 aprile 2013

bermudaIPA

Ieri ho incontrato Emiliano, che ci racconta quello a cui deve andare incontro un cittadino che voglia aprire una attività commerciale a Roma. Purtroppo non sorprende ascoltare della totale mancanza di aiuto da parte delle Istituzioni, quello che però colpisce è rendersi conto di come le cose vadano peggiorando sempre di più.

Ciao Emiliano, parlaci della tua attività.

Gestisco un’enoteca specializzata in birre artigianale. E’ un esercizio di vicinato, un’attività commerciale nel settore alimentare per la vendita al dettaglio da asporto.

Dopo la laurea in economia, con tesi di laurea sul commercio di birre, ed una serie di stage gratuiti, mi sono presentato ad un colloquio con la Peroni. Cercavano un rappresentante commerciale, automunito, ma sono stato scartato.

Ho iniziato a lavorare nel settore dal 2006, prima come dipendente e poi come lavoratore autonomo: nel giugno 2010 ho inaugurato Fermento, il mio primo negozio, a febbraio del 2013 ho aperto Fermento 2 e ad aprile aprirà Fermento 3.

Quando hai avviato la tua attività, in cosa il Comune ti è stato più di aiuto?

Purtroppo in niente.

E in cosa, invece, ti è stato più di ostacolo?

Il Comune ha contribuito a rendere ancora più difficoltoso il rispetto della già troppo complicata normativa nazionale. Le aperture di nuovi locali sono sottoposte ad una nuova normativa, il Decreto Legge n. 78 del 2010, che ha sostituito la vecchia DIA (Dichiarazione di Inizio Attività) nella nuova SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Per farla breve, mentre per la DIA era sufficiente reperire la documentazione ed accompagnarla con un’autocertificazione, adesso con la SCIA è necessario rivolgersi ad una figura professionale (registrata nel relativo albo) che deve asseverare il negozio e che, ovviamente, deve essere pagata. Quando mi sono recato presso gli uffici comunali per chiedere informazioni, ho ricevuto una risposta diversa per ogni interlocutore. L’ultima persona con cui ho parlato mi ha fornito un foglio con un elenco sterminato di nominativi di soggetti iscritti all’abo, sottolineandone uno con un pennarello verde fosforescente e dicendo “vai da lui, è un ragazzetto, chiede poco…”.

Per di più, il passaggio attraverso la SCIA è obbligatorio anche nel caso di semplice cambio di ragione sociale. Ho vissuto in prima persona questa surreale esperienza quando ho effettuato il passaggio da Ditta Individuale a Società a Responsabilità Limitata: sono stato obbligato ad effettuare una nuova SCIA per un negozio che non ha cambiato proprietà, non ha cambiato attività ed era a norma fino ad un secondo prima.

Dopo aver aperto il negozio i rapporti con le istituzioni sono andati meglio?

Direi di no. Ad esempio, ho dovuto adeguarmi al cosidetto Documento di Valutazione dei Rischi, introdotto dal D. Lgs. n. 81 del 2008, che ha reso obbligatorio un corso durante il quale mi hanno spiegato che per evitare problemi alla schiena devo maneggiare una cassa di birra alla volta! C’era bisogno di pagare un corso per arrivarci? Un altro obbligo che ho dovuto fronteggiare riguarda la certficazione HACCP, letteralmente «Analisi del Pericolo e Punto Critico di Controllo», che consiste in un sistema per prevenire i pericoli di contaminazione alimentare. Nonostante io non sia a contatto con la birra che vendo (le bottiglie sono chiuse…), ho dovuto prendere parte a questo corso: abbiamo frequentato in otto, di cui sei ristoratori, e al termine delle lezioni sono stati consegnati cento attestati.

C’è qualche aneddoto o vicenda particolare che vuoi raccontare?

Te ne racconto un paio. Il primo riguarda il fatto che, per legge, nel locale non possono entrare più di sei persone contemporaneamente, compreso lo staff che lavora nel negozio. In pratica, sono costretto a dover pagare un buttafuori che vigili costantemente l’ingresso del negozio, oppure devo essere pronto a lasciare la mia postazione di lavoro per intimare al cliente che è sull’uscio di non entrare per non sovraffollare il negozio (ndr. la sola superficie di vendita è di circa 35 metri quadri).

Il secondo riguarda la sicurezza del dipendente che lavora con me al quale, sempre per legge, devo fornire delle scarpe anti scivolo. Infatti, se passando la scopa mentre indossa le sue scarpe, cade e si fa male, io ne sono responsabile penalmente!

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