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Esperimento di democrazia diretta: la città dei bambini

9 aprile 2013

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La bambina, che rappresenta tutti i bambini, guarda serena la sua città, sa che potrà fare qualcosa per migliorarla, per salvarla. La fionda rappresenta le sue armi: la parola, i desideri, le idee, le proteste. C’è il Colosseo perché Roma collabora con il CNR per il progetto internazionale

Dedico il post di oggi a questo splendido Progetto Internazionale ideato da Francesco Tonucci e sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Riporto i passaggi che mi hanno più colpito e ringrazio i ricercatori che vi hanno lavorato.

Introduzione

Il progetto “La città dei bambini” si è dato fin dall’inizio una motivazione politica: operare per una nuova filosofia di governo della città, assumendo i bambini come parametri e come garanti delle necessità di tutti i cittadini. Non, quindi, un maggior impegno per aumentare le risorse e i servizi a favore dell’infanzia, ma per una città diversa e migliore per tutti.

Il parametro per smisurare lo sviluppo di una città

Negli ultimi decenni, anche a causa della scelta del cittadino adulto e produttivo come parametro di sviluppo e di cambiamento, la città ha perso le sue originarie caratteristiche di luogo di incontro e di scambio. Ha rinunciato agli spazi pubblici che dell’incontro e dello scambio erano condizioni essenziali lasciando che i cortili, i marciapiedi, le strade e le piazze assumessero sempre più funzioni legate all’auto e al commercio, sottraendole ai cittadini. Ha rifiutato la caratteristica di spazio condiviso e sistemico, nel quale ogni parte necessitava delle altre, per destinare spazi definiti a funzioni o ceti sociali diverse, costruendo così zone ghetto e zone privilegiate, svuotando i centri storici e dando vita alle moderne periferie. La città così modificata è diventata un ambiente malsano per la salute a causa dell’inquinamento atmosferico e acustico, brutto e pericoloso.

I bambini, fin da piccoli, sono capaci di interpretare ed esprimere i propri bisogni e di contribuire al cambiamento delle loro città. I loro bisogni coincidono con quelli di gran parte dei cittadini, specie quelli più deboli. Vale quindi la pena dare loro la parola, chiamarli a partecipare, perché forse in loro nome e per il loro benessere è possibile chiedere ai cittadini adulti quei cambiamenti che difficilmente sono disposti ad accettare e a promuovere per altre motivazioni.
Una città adatta ai bambini è una città dove tutti vivono bene.

Autonomia, partecipazione e sicurezza

Il progetto intende promuovere tre aspetti fondamentali nella vita dei bambini: la loro autonomia, la loro partecipazione e la loro sicurezza.

Uno degli obiettivi principali è quello di rendere possibile ai bambini di uscire di casa senza essere accompagnati, per poter incontrare gli amici e giocare con loro negli spazi pubblici della città: dal cortile al marciapiede, dalla piazza al giardino. La necessità di avere sempre il controllo diretto degli adulti impedisce ai bambini di vivere esperienze fondamentali come l’esplorazione, la scoperta, la sorpresa, l’avventura, superando ogni volta i rischi necessari. L’impossibilità di provare queste emozioni e di costruire queste conoscenze crea gravi lacune nella costruzione di una personalità adulta, di regole di comportamento, di strumenti di conoscenza e di difesa.

Uno strumento fondamentale per ricostruire un ambiente accogliente e disponibile nei confronti dei bambini è chiedere il loro contributo, chiamarli a collaborare per un cambiamento reale dell’ambiente urbano. La partecipazione dei bambini è utile e vantaggiosa se si realizzano due condizioni fondamentali. La prima: l’adulto che invita i bambini a partecipare deve essere convinto che i bambini possono dare un contributo reale, essere disposto a tenerne conto e quindi avere effettivamente bisogno del loro aiuto. La seconda: l’adulto che invita i bambini a partecipare deve poter onorare l’impegno assunto. La scuola può partecipare ai bambini alcuni aspetti della sua organizzazione, così la famiglia per molte decisioni da prendere. La città, attraverso i suoi amministratori può partecipare ai bambini alcune decisioni, a partire da quelle legate alle esigenze infantili come la ristrutturazione di spazi, arredi, ambienti o i problemi della mobilità pedonale. Attraverso le corrette forme di partecipazione i bambini vivono coerenti e importanti esperienze di cittadinanza che contribuiscono al benessere di tutti.

La ragione principale che impedisce ai bambini di uscire di casa è la pericolosità della strada. Il traffico, l’inquinamento e la presenza di persone pericolose fanno pensare agli adulti che si impossibile per un bambino scendere in strada da solo per giocare con gli amici. A livello sociale è sempre più forte la richiesta di difesa pubblica, di maggiore presenza di polizia, di videocamere sulle aree pubbliche. Ma questi strumenti si sono sempre rivelati inefficaci e assolutamente lesivi dei diritti dei cittadini, specialmente di quelli più deboli che in una situazione di difesa estrema sono condannati alla reclusione in casa. L’alternativa è la partecipazione, l’occupazione sociale degli spazi pubblici.

Il Laboratorio “La città dei bambini”

Fin dai primi anni Novanta il comune di Fano ha invitato i sindaci delle città italiane interessate ad aderire al progetto, ha promosso iniziative che hanno coinvolto centinaia di città e di scuole, ha organizzato incontri nazionali per bambini, educatori e amministratori.

Alle città che aderiscono si suggerisce di aprire un Laboratorio “La città dei bambini”. Il Laboratorio è innanzi tutto un gruppo di lavoro costituito dalla Amministrazione, che elabora il progetto tenendo conto delle esigenze e delle risorse locali, che programma le attività, che ne cura lo sviluppo, che le valuta. Il Laboratorio è un luogo nel quale il gruppo di lavoro opera; si riunisce il Consiglio dei bambini; si incontrano gli adulti a vario titolo impegnati nelle varie attività (insegnanti, tecnici comunali, rappresentanti delle associazioni, ecc.); si raccolgono i materiali che documentano le attività svolte.

Dal 2001 al 2008 Roma ha aderito al progetto assumendo il ruolo di città capofila. Ha aperto un Laboratorio comunale “Roma la città dei bambini” con la collaborazione dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR e ha collaborato con il CNR per lo sviluppo e il coordinamento del progetto internazionale.

Secondo esperimento di democrazia diretta

Nel 2008 l’amministrazione Alemanno ha deciso di chiudere il progetto ma, forse, non sarebbe una cattiva idea quella di riprenderlo, magari a livello municipale. Approfitto del dubbio per lanciare un secondo esperimento di democrazia diretta: Sei favorevole a riattivare il laboratorio “Roma la città dei bambini”? E, se si, vorresti attivarlo a livello comunale o municipale? Puoi partecipare >>cliccando qui<<.

Chiudo citando la prefazione al  libro “La città dei bambini”, scritta da Norberto Bobbio

Anche per me, non solo per i bambini, la città è un inferno. Ma io mi difendo uscendo sempre meno di casa. Ormai la mia vita può svolgersi tra le quattro pareti del mio studio senza troppi inconvenienti. Ma non ho dimenticato la mia vita di bambino. Anzi, riappare sempre più nitida nella memoria.

RISULTATI (13 aprile)

Favorevoli: 86%

Contrari: 14%

Favorevoli solo al Consiglio comunale: 0%

Favorevoli solo ai Consigli municipali: 33%

Favorevoli sia al Consiglio comunale sia ai Consigli municipali: 67%

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From → Generale, Programma

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