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Parola ai cittadini: intervista a Simona e Alessandro (genitori che lavorano)

15 aprile 2013

chiedo-asilo

Oggi proseguiamo la serie di interviste “Parola ai cittadini” con Simona e Alessandro, che ci raccontano cosa devono affrontare i neo-genitori che lavorano a Roma. La mancanza di supporto da parte dello Stato alle famiglie non pare affatto compensata da Roma Capitale.

Ciao Simona e Alessandro, parlateci della vostra esperienza di neo-genitori lavoratori.

Simona: Sono diventata mamma di Leonardo nove mesi fa e, come accade ai genitori al primo figlio, la vita diventa enormemente più felice, ma anche enormemente più faticosa, soprattutto se si vogliono conciliare casa e lavoro. Mi sono trasferita dalla provincia di Novara a Roma nel 2003 con una laurea e un master in economia per proseguire gli studi con un dottorato. Dopo varie case in affitto ora sono riuscita a comperare una casa con Alessandro a Bravetta. Dal 2006 lavoro per una fondazione no-profit e gestisco progetti di ricerca in ambito economico in collaborazione con organizzazioni internazionali. Non essere romani e viaggiare spesso per lavoro complica moltissimo la gestione di un bimbo piccolo.

Alessandro: Sono un entusiasta papà da nove mesi e sin dal primo giorno le istituzioni mi hanno fatto capire quanto sarebbe stato complicato il mio nuovo ruolo. Tre giorni di congedo dopo la nascita per godersi il piccolo. Romano da generazioni, sono un ingegnere che lavora nel settore dell’energia per una multinazionale e che si fa al giorno poco più di 90 chilometri (quasi tutti di raccordo) per andare e tornare dall’ufficio, quando non sono in visita a clienti sparsi per l’Italia.

Da quando è nato Leonardo, in cosa il comune vi è stato più di aiuto?

Simona: Se è il pensiero che conta, la Carta Bimbo. Un rappresentante del Comune mi ha consegnato direttamente in ospedale la carta con la lettera di dettaglio. Un’assicurazione per coprire le spese di servizi d’urgenza come consulenze mediche telefoniche, invio del medico a casa, invio di un’ambulanza, consegna di medicinali, le spese di viaggio di un familiare in caso di ricovero del bimbo/bimba fuori Roma, le spese (per 6 ore) per una collaboratrice familiare in caso di infortunio della madre. Le richieste di assistenza devono essere effettuate al numero 800 905 221 così come il servizio di segnalazione di specialisti in Italia. Dal punto di vista strettamente economico, sconti dal 10% al 20% per un anno in negozi sparsi per la capitale (per farti un esempio, 4 nel XVI municipio). In aggiunta (in teoria) in 42 farmacie comunali si hanno sconti del 20 e 30% su prodotti per l’infanzia e nelle 62 farmacie del Gruppo “Più Bene” uno sconto medio del 30% per una spesa massima annua di mille euro. In pratica in 8 mesi non ho mai usato la Carta Bimbo. L’ovvia obiezione potrebbe essere: il comune ti ha messo a disposizione un servizio e peggio per te che non ne usufruisci. Il problema è che lo sforzo (anche economico) del comune per un servizio Carta Bimbo a mio avviso è inefficace. Fortunatamente Leonardo non ha mai avuto bisogno di servizi medici di urgenza, ma quale madre si attaccherebbe al numero di assistenza per richiedere il servizio indicando dati anagrafici, numero di carta bimbo, sigla identificativa e altre informazioni piuttosto che chiamare nonne, amiche e medici privati di fiducia o portarlo al pronto soccorso? Gli sconti offerti nei negozi d’infanzia potrebbero sembrare un vantaggio, ma solo ad un profano del business neonatale. Dopo 3 mesi dalla nascita di Leonardo ho dovuto comprarmi un porta tessere per le carte dei negozi per l’infanzia. Ne ho 9 solo perché mi sono rifiutata di farne altre. Per fidelizzare i clienti ci sono super-sconti, buoni, promozioni, raccolte punti e in alcuni casi perfino omaggi. Frequento molto spesso un negozio di una famoso brand per l’infanzia. Alla cassa mi è sempre convenuto presentare la loro carta di fedeltà o aderire alla promozione del momento piuttosto che usare la Carta Bimbo. Per quanto riguarda le farmacie, chiedendo informazioni al numero verde, a quanto pare le farmacie comunali non aderiscono più alla Carta Bimbo e quelle del Gruppo “Più Bene” concedono sconti solo se si dimostra un ISEE inferiore a € 35.000 euro.

Alessandro: Già. Io voglio solo aggiungere una parentesi sull’ISEE (indicatore situazione economica equivalente) e sul concetto di famiglia. Io e Simona non siamo sposati, anche se, soprattutto da quando è arrivato Leonardo, ci consideriamo una famiglia. Nei classici esempi di assistenza e/o emergenza (come un ricovero per urgenza in ospedale) risulteremmo perfetti sconosciuti e non potremmo nemmeno vederci. Risultiamo però una “famiglia fiscale” perché la convivenza (solo in questo caso!) determina il nostro nucleo famigliare che ci impone di inserire i redditi di entrambi per il calcolo dell’ISEE. Va benissimo, purché insieme ai doveri di famiglia si possano anche goderne i diritti.

E in cosa, invece, vi è stato più di ostacolo?

Simona: Non parlerei di ostacoli, ma di mancanza di servizi e di indifferenza alle reali necessità. Entrambi lavoriamo, i miei genitori vivono in provincia di Novara e attualmente alle cure quotidiane di Leonardo ci pensa la madre di Alessandro. Ieri ho compilato la domanda per l’inserimento di Leonardo nei nidi comunali a partire da settembre. Così come recita il bando si può fare domanda per un solo municipio. Tra i municipi possibili (quello di residenza dei genitori, quello di residenza dei nonni, quello del posto di lavoro dei genitori) si hanno punteggi maggiori (e quindi probabilità di accedere) se si scelgono il municipio di residenza dei genitori o quelli dei luoghi di lavoro. Dato che io e Alessandro lavoriamo a 40 km di distanza, il XVI municipio rimane la miglior opzione. Prima di proseguire però ti indico qualche numero del nostro municipio presi da fonti ufficiali. Nel 2010 gli abitanti del XVI municipio erano circa 143.000 e la popolazione tra 0 e 4 anni circa il 4,3% (dato 2007 ma abbastanza strutturale) ovvero circa 6.150 bimbi. Posti disponibili per i nido 430. Ovvero circa il 7% della potenziale domanda. Ma aspetta, una mamma non ha a disposizione 430 potenziali posti per il piccolo. 430 sono per tutte e 3 le fasce di età, ovvero piccoli, medi e grandi. Senza entrare troppo nel dettaglio, ti faccio l’esempio di Leonardo. Leonardo è un medio e quindi il potenziale di posti nido per quest’anno è 95. Ma non può ambire a TUTTI e 95 i posti dei medi perché dei 18 asili del XVI municipio se ne possono indicare in ordine di preferenza un massimo di 6. Se avessi scelto quelli con maggiori disponibilità, Leonardo avrebbe avuto a disposizione 64 posti, ma sai, nella scelta uno considera anche altri elementi come la qualità della struttura, la distanza da casa, la comodità rispetto al tragitto verso il posto di lavoro… e di conseguenza il numero di posti potenziali si riduce ulteriormente…

Quale sarebbe la prima iniziativa che suggerireste ad un Consigliere comunale?

Simona: Oggi, da neo-mamma alle prese con le domande dei nido, ti rispondo più asili nido come servizio essenziale alla comunità. Quello che normalmente accade è che molte famiglie non hanno nonni a sostenerli e, escluse dalle graduatorie comunali, si affidano a nidi privati. Nella mia, se pur limitata, esperienza ci sono 2 elementi da considerare. Il primo, un nido privato non costa meno del doppio della retta di quello comunale (che viene calcolata in base all’ISEE). Il secondo, i nidi comunali per quanto abbiano risorse limitate garantiscono certi standard minimi di qualità. Ecco quello che suggerirei. Prima, per ciascun municipio, un’analisi di quante sono le domande non soddisfatte (tra cui anche quelle delle famiglie con ISEE maggiore e quindi con maggiore disponibilità a pagare a parità di servizio) e delle mancate entrate. Poi una valutazione dei costi e dei benefici di un tipico nido comunale, tenendo conto anche degli effetti di natura più sociale tra cui la creazione di occupazione, la riqualificazione di certe aree urbane e l’incremento della qualità della vita dei cittadini. Ho il sospetto che più asili nido con un adeguato sistema di calcolo delle rette mensili potrebbero garantire addirittura un ritorno per il comune.

Alessandro: Il mio suggerimento sarebbe quello di non disperdere preziose risorse, di offrire, se non ci sono le possibilità economiche, pochi servizi ma efficaci. Sempre per tornare al discorso degli asili nido, quelli comunali chiudono al massimo alle 17.00. Quanti genitori a Roma escono dal lavoro prima delle 17.00 e sono in grado d raggiungere a quell’ora un nido? In questo caso suggerirei di verificare con i genitori dei bambini esclusi dalle graduatorie per gli asili comunali e con quelli che sono riusciti ad entrare quali sarebbero le loro vere necessità. Si potrebbe anche scoprire che un servizio più efficace non necessariamente comporta costi aggiuntivi.

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From → Istituzioni, Storie

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