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L’ultimo inciucio: l’accordo col PDL sancisce la fine del PD

21 aprile 2013

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La coerenza è propria di chi dimostra conformità tra le proprie convinzioni e l’agire pratico, la credibilità è propria di chi dimostra di essere degno di fiducia. Ieri i partiti politici hanno posato la pietra tombale su questi due aggettivi: coerenza e credibilità non hanno più nulla a che fare con essi. Sotto la minaccia della dittatura comunista, da una parte, e della dittatura berlusconiana, dall’altra, sono riusciti per venti anni ad ingannare gli italiani.

Giorgio Napolitano non è il mio Presidente. Al Suo ritorno dagli Usa dovrebbe essere accolto dagli Italiani per bene come merita“. Queste erano le parole di una veterana del PDL, Alessandra Mussolini, appena un mese fa.

Poco tempo prima, nel dicembre del 2012, Silvio Berlusconi aveva chiesto una commissione d’inchiesta su Napolitano, mentre l’anno precedente dichiarava, con la bava alla bocca: “Napolitano? E’ un comunista! Dopo il voto vedremo chi comanda“.

Incoerentemente ed incredibilmente, ieri pomeriggio il PDL ha votato compatto e convinto per rieleggere Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica.

A metà febbraio Pierluigi Bersani chiariva indiscutibilmente: “Sapete chi è l’avversario, o vinciamo noi o vincono Berlusconi e la Lega, il resto sono tutte balle. O lo smacchiamo noi o non lo smacchia nessuno” e lo scorso 6 marzo ribadiva “Mai accordi con la destra di Berlusconi“. Angelino Alfano replicava  accusando Bersani di non avere le idee chiare e temendo che avrebbe portato l’Italia allo sfascio.

Incoerentemente ed incredibilmente, solo una settimana dopo si parlava di accordo tra Bersani (PD) e Berlusconi (PDL) per il Quirinale. E infatti proprio ieri, come volevasi dimostrare, Napolitano è stato rieletto presidente con 738 voti di Pd, Pdl e Scelta Civica.

La rielezione di un Presidente comunista si conclude con una piazza Montecitprio dove vengono bruciate le tessere del PD e sventolano in segno di protesta le bandiere di rifondazione comunista. L’unico motivo che in questi anni ha spinto qualche milione di persone a votare il PD, ovvero considerarlo un’alternativa credibile a Berlusconi, è venuto meno. Il PD non è il meno peggio: essendo la stessa cosa, è semplicemente ugualmente peggio.

Da ora in poi, chi è soddisfatto delle politiche adottate dal partito unico voterà direttamente l’originale (e non la finta alternativa); chi invece desidera un cambiamento, avrà l’unica speranza nel Movimento 5 Stelle.

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