Skip to content

Napolitano: con l’euro si è finito per mettere il “carro” di un accordo monetario davanti ai “buoi” di un accordo per le economie

24 aprile 2013

monti-napolitano

Nel dicembre del 1978 avevo 5 mesi. Mi sento in dovere di scrivere per ringraziare un grande politico che, allora, parlava alla Camera dei Deputati per difendere il mio futuro. Con un’analisi perfetta, che è ancora oggi attualissima e che, col senno del poi, si è rivelata esatta in ogni passaggio, spiegava perchè l’unione monetaria sarebbe stata la causa di instabilità e di difficoltà per i paesi più deboli, come l’Italia. Tutto era prevedibile, grazie a pochi e semplici concetti di economia. Tutto era già previsto.

Vorrei sapere perchè, nel frattempo, quel politico ha cambiato opinione. Sono sicuro che quel politico, Giorgio Napolitano, non abbia venduto la propria libertà intellettuale ai banchieri e spero, quindi, che possa leggere questo articolo e spiegare i motivi del suo ripensamento.

Atti parlamentari della Camera dei Deputati del 13 dicembre 1978 (pag. 48 e seguenti)

Signor Presidente, onorevoli colleghi, è in gioco una decisione importante, rispetto alla quale i pareri sono discordi, mentre vengono alla luce modi diversi di concepire lo sviluppo della Comunità europea e di intendere la presenza e il ruolo dell’Italia in seno alla Comunità.

Abbiamo guardato con interesse ai propositi di rilancio del processo di integrazione e di maggiore solidarietà, per far fronte ad una crisi di portata mondiale, per accelerare lo sviluppo delle economie europee, combattere la disoccupazione e, insieme, ridurre l’inflazione. Abbiamo posto in questo senso il problema delle condizioni in cui l’euro avrebbe potuto nascere come strumento valido e vitale, al quale l’Italia avrebbe potuto aderire fin dall’inizio. Quello delle garanzie da conseguire affinché l’euro possa avere successo, favorire un sostanziale riequilibrio all’interno dell’Unione europea (e non sortire un effetto contrario), è un rilevante problema politico.

Le esigenze poste da parte italiana non riflettevano solo il nostro interesse nazionale: la preoccupazione espressa dai nostri negoziatori fu innanzitutto quella di dar vita a un sistema realistico e duraturo, in quanto un suo insuccesso comporterebbe gravi ripercussioni sul funzionamento del sistema monetario internazionale e sulle possibilità di avanzamento della costruzione economica europea.

Ma dal vertice è venuta solo la conferma di una sostanziale resistenza dei Paesi più forti, della Germania, e in particolare della banca centrale tedesca, ad assumere impegni effettivi e sostenere oneri adeguati per un maggiore equilibrio tra gli andamenti delle economie di paesi della Comunità. È così venuto alla luce un equivoco di fondo: se cioè il nuovo sistema debba contribuire a garantire un più intenso sviluppo dei paesi più deboli della Comunità, o debba servire a garantire il Paese più forte, ferma restando la politica non espansiva della Germania, spingendosi un Paese come l’Italia alla deflazione.

Onorevoli colleghi, noi siamo dinanzi a una risoluzione che assume le caratteristiche ristrette di una unione monetaria, le cui caratteristiche rischiano per lo più di creare gravi problemi ai Paesi più deboli che entrino a farne parte. Se è vero che le frequenti fluttuazioni dei cambi costituiscono una causa di instabilità, è vero anche che esse sono il riflesso di squilibri profondi all’interno dei singoli Paesi. La verità è che, forse, si è finito per mettere il “carro” di un accordo monetario davanti ai “buoi” di un accordo per le economie.

Se oggi, comunque, tra i fautori dell’ingresso immediato circolasse il calcolo di far leva su gravi difficoltà che possono derivare dalla disciplina del nuovo meccanismo di cambio europeo per porre la sinistra – eludendo la difficile strada della ricerca del consenso – dinanzi ad una sostanziale distorsione della sua linea ispiratrice, dinanzi alla proposta di una politica di deflazione e di rigore a senso unico, diciamo subito che si tratta di un calcolo irresponsabile e velleitario.

Annunci

From → Economia

3 commenti
  1. All’epoca esisteva una sinistra nella rappresentanza politica nazionale; si è estinta una decina d’anni fa, e versava da tempo in condizioni gravi. Ora siamo guidati dai nipoti degli arricchiti della repubblica delle origini: non può funzionare.

    Mi piace

  2. luigi plos permalink

    complimenti per l’ironia “grande politico”. Napolitano ha ben svenduto la propria anima.
    E con l’euro le economie europee anziché convergere, divergono sempre di più (nel 2000 eravamo ricchi e produttivi quasi come la Germania, mentre ora lo siamo molto molto molto meno).

    Mi piace

  3. 😉 Ovviamente il “grande politico” si riferisce al Napolitano del 1978: il discorso che ha fatto alla camera è da applausi. Poi deve essere accaduto qualcosa… il Napolitano di oggi è un “vecchietto” che avrebbe meritato di ritirarsi a vita privata per gli anni che rimangono da vivere.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: