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Esperimento di democrazia diretta: l’IMU

5 maggio 2013

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L’abolizione dell’IMU sulla prima casa è uno dei 20 punti del programma nazionale del Movimento 5 Stelle e, con nostra soddisfazione, è uno degli argomenti più dibattuti del momento.

Bisogna però fare chiarezza, perchè questo è, per l’appunto, un tema nazionale e lo spazio d’azione dei comuni è limitato. Non a caso, l’anno scorso il Presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, Graziano Delrio, ha dichiarato:

L’IMU contiene una tassa patrimoniale che va allo Stato. Uno Stato che aveva tutto il diritto di fare una tassa patrimoniale, ma non di confonderla con le imposte comunali.

Il primo elemento da chiarire è, dunque, che il comune può ridurre (o aumentare) solo parzialmente l’imposta e non può abolirla completamente. In generale, nel 2012 su un totale di circa 4 miliardi di euro incassati dallo Stato tramite la tassa sulle prime case, 600 milioni sono derivati dalle variazioni di aliquota fissate dai Comuni. In particolare, per quanto riguarda il comune di Roma, il gettito del 2012 relativo alla prima abitazione è stato di oltre 565 milioni di euro (537 euro a famiglia).

Il margine di manovra del comune, quindi, è dato dall’addizionale, che può andare dal 2 al 6 per mille: nel 2012, l’aliquota base per la prima casa e le relative pertinenze stabilita dalla Giunta Alemanno è stata del 5 per mille, il che significa che la Giunta Alemanno ha aumentato del 25% l’aliquota base (che era del 4 per mille).

Il secondo punto da chiarire è che, se si riduce il gettito derivante dall’IMU, si dovrà aumentare il gettito derivante da altre tasse. Questo significa che, in seguito alla riduzione dell’IMU, il comune dovrà far scattare le contromisure necessarie per bilanciare le minori entrate, il che richiede aumenti delle addizionali Irpef, oppure aumenti delle tariffe sui servizi (ad esempio la tassa rifiuti) oppure nuove imposte di scopo. In sostanza, il risultato della riduzione dell’aliquota comunale sull’IMU è una differente ripartizione dell’ammontare di tasse da pagare: quello che non pagheranno i proprietarie di immobili, lo pagheranno i lavoratori (aumento dell’addizionale comunale sull’IRPEF), oppure gli utenti dei servizi pubblici (aumento della bolletta dell’AMA), oppure altri cittadini (ad es. introducendo il pedaggio per il GRA).

Come sanno bene gli economisti (o, almeno, quelli seri…) “non ci sono pasti gratis“. Una politica seria, quindi, spiegherebbe ai cittadini quali sono le possibili scelte da fare e chiederebbe direttamente a loro come suddividersi le tasse da pagare. Ci proviamo su questo blog, con il terzo esperimento di democrazia diretta.

Potete partecipare >>cliccando qui<<.

RISULTATI (8 maggio)

  • Ridurre l’aliquota IMU ed aumentare le imposte sul reddito: 23%
  • Ridurre l’aliquota IMU ed aumentare le tariffe sui servizi pubblici: 7%
  • Ridurre l’aliquota IMU ed introdurre nuove tasse o tariffe: 5%
  • Mantenere l’aliquota IMU invariata: 16%
  • Altro: 49%

Principali “risposte libere” (nella casella Altro):

  • Abolire IMU e recuperare le risorse eliminando gli sprechi
  • Abolire l’IMU e far ritornare l’ICI
  • Abolire l’IMU e basta
  • Rimodulare l’IMU in base alle fasce di reddito e non solo sul valore catastale
  • Pagare l’IMU in base al valore reale dell’immobile e non alle attuali rendite catastali (riforma del catasto).
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From → Economia

4 commenti
  1. Paolo Lori permalink

    Distinguere cittadini che usufruiscono dei servizi da quelli che lavorano e da quelli che hanno una casa è un puro esercizio di dialettica politica. I cittadini in toto lavorano, pagano la tassa sui rifiuti, pagano l’irpef, vanno in macchina ed altro ancora. Aumentare una tassa è aumentare l’esborso del cittadino comune, giocare sulle varie voci tassabili è ignobile qualunque esse siano.
    Non è accettabile che la riduzione di qualsiasi tipo di tassa sia legata all’aumento di altre, ma dovrebbe invece essere impegno primario del movimento 5 stelle diminuire le spese( pensioni d’oro, spese militari e commesse militari vedi digitalizzazione ecc, eliminazione delle province, abrogazione rimborsi elettorali, riduzione del numero dei parlamentari, bloccare la tav ……ne volete ancora? come mai le opere pubbliche costano sempre il triplo di analoghe opere in altre nazioni e sono interminabili, spesso inutilizzabili vedi l’autostrada salerno-reggio?).
    Se tutte queste spese fossero abolilte, insieme ad altre non citate, non si dovrebbe andare a colpire il cittadino nell’unico punto vitale che gli rimane : la propria casa.
    Ricordo le parole di Grillo: la casa è come un rene e non dovrebbe essere tra le cose pignorabili.
    é un bene primario e come tale va tutelato, come l’acqua, come l’aria.
    Paolo Lori

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    • Caro Paolo,
      ti ringrazio per il commento perchè mi dai l’occasione di precisare un concetto che ho dovuto, per esigenze di sintesi, dare per scontato.
      Per quanto riguarda le spese folli, il nostro obiettivo primario è il loro completo azzeramento e lo perseguiremo indipendentemente da qualsiasi altra cosa. Su questo punto non deve esserci alcun dubbio. Ogni costo non necessario deve essere tagliato.
      L’IMU, invece, riguarda le entrate. Ridurre l’IMU significa ridurre le entrate e, a parità di uscite, peggiorare il bilancio del comune. Nota bene, dico “a parità di uscite” perchè, come ho scritto sopra, la politica sulle uscite (l’obiettivo di azzerarle) è indipendente dalla politica sulle entrate.
      A differenza di Berlusconi, preferiamo essere seri e non prendere in giro gli elettori con false promesse. Ti invito a rileggere i programmi elettorali di Alemanno e di Rutelli, o di Berlusconi e di Prodi. Hanno promesso meno tasse, più servizi, più sicurezza, strade senza buche, quei programmi sono libri delle favole… io sono stufo di essere stato ingannato e voglio essere diverso.
      Quello che vi ho sottoposto è un esercizio, un esperimento ipotetico. Certo che spero di poter ridurre l’IMU (anche io sono un cittadino che ha una casa), certo che spero di poter ridurre l’IRPEF (anche io sono un cittadino che lavora), cerco che spero di ridurre le tariffe dei servizi pubblici locali (anche io sono un cittadino che paga le bollette dell’AMA e di Acea).
      Ti assicuro che farò di tutto per poter dare alla mia città meno tasse e più servizi, sarei pazzo a volere il contrario!
      Un saluto,
      Angelo

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  2. Giuseppe I. permalink

    Probabilmente chi ha scritto l’articolo in testata non ha ben chiaro la differenza tra tasse e imposte…

    Le imposte le “impone” lo stato o chi per “lui”, e riguardano tutti i cittadini indistintamente e dovrebbero, essere proporzionali al proprio reddito (capacità contributiva), quindi siccome la casa di abitazione NON da reddito, “deve” essere esclusa da qualsiasi Imposta.
    (…se proprio si vuole far pagare “QUALCOSA” dovrebbe solo riguardare case molto grandi abitate da cittadini molto “facoltosi”).

    La tassa sui patrimoni è tutta un’altra cosa, e riguarda in particolare i guadagni sui “patrimoni finanziari”

    Le tasse, riguardano invece i “servizi”, e va pagata “solo” la cifra che serve a mantenere efficiente il “servizio”
    ES. per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti, si deve pagare “solo” quanto basta a espletare il sevizio, NON si devono chiedere altri soldi per essere utilizzati per altri scopi.

    In particolare noi Romani già paghiamo una tassa “elevatissima” molto più di quello che “serve”.

    Grazie dell’attenzione

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    • Ciao Giuseppe,
      approfitto per aggiungere che c’è una differenza anche tra tassa e tariffa, in particolare quella che “va pagata solo la cifra che serve a mantenere efficente il servizio” è la tariffa, mentre la tassa riguarda la fiscalità generale.
      Inoltre, ci sono alcuni servizi i cui costi non sono completamente coperti dalle entrate delle tariffe. Uno di questi è il trasporto pubblico locale: meno del 50% dei costi del servizio sono coperti dai ricati provenienti da abbonamenti e biglietti di viaggio. Questo, purtroppo, non dipende solo dagli sprechi ma anche dal fatto che bisogna assicurare l’universalità del servizio: insostanza, semplificando, gli autobus devono passare anche nei posti dove non è economicamente conveniente passare.
      Concordo sulla tua conclusione: i romani sono stati costretti a pagare molti più di quanto serve, perchè chi ha amministrato la città è stato disonesto, oppure incapace. Il Movimento 5 Stelle è nato proprio per cambiare questo stato delle cose.
      Grazie a te, ciao
      Angelo

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