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SOS casa, come intervenire tra disperazione ed occupazioni?

8 maggio 2013

nessuno senza_casa

Emergenza casa: a Roma sempre più cittadini si trovano nella situazione disperata di non potersi permettere un’abitazione in affitto. E, tantomeno, di acquistarne una.

Nessuno può essere al di sopra della legge, quindi le occupazioni non possono essere accettate come una soluzione al problema. Chi, però, si trova di fronte alla scelta, di fatto, tra lasciarsi morire di stenti (per il freddo, d’inverno, o per il rischio di malattie, tutto l’anno) o occupare una casa non può essere neanche condannato. Le istituzioni, statali e comunali, hanno il dovere di non abbandonare chi è in difficoltà.

L’emergenza casa deve essere affrontata sotto diversi punti di vista. In primo luogo, come è scritto in una delle schede programma del M5S per l’urbanistica e il territorio, è necessario rompere la catena di connivenze a favore di pochi e restituire alla gestione pubblica partecipata l’edilizia popolare:

Drastico annullamento e non reiterazione di scelte comportanti il depauperamento e la cessione di edifici e terreni di proprietà comunale e demaniale, procedendo invece all’ottimizzazione dell’utilizzo del patrimonio immobiliare pubblico per scopi di utilità sociale e finalizzati alla sua preservazione, programmando interventi di recupero e trasformazione degli edifici esistenti contestualmente al blocco di nuove cubature. Controllare i contratti in essere tra le società private costruttrici e il Comune per quanto riguarda gli oneri di urbanizzazione a fronte dei permessi di costruzione. Procedere all’acquisto a prezzo di costo di edifici invenduti di società private per destinarli ad abitazione pubblica.
Impedire l’alienazione degli immobili destinati ad edilizia popolare al fine di evitare processi di speculazione edilizia.

Inoltre, è necessario eliminare gli ingiusti privilegi derivanti da diritti acquisiti lontano nel tempo: in altre parole, non è possibile vedere una famiglia proprietaria di due Mercedes e un SUV alloggiare in una casa popolare. Il diritto alla casa va tutelato nei confronti di chi non può realmente permettersela, effettuando severi e frequenti controlli su chi potrebbe, nel corso degli anni, aver perso il diritto precedentemente acquisito.

Infine, il comune deve contrastare il paradosso dell’esistenza contemporanea di case disabitate e di famiglie in cerca di abitazione. Numeri alla mano, la soluzione potrebbe non essere poi così difficile. Si tratta, in sostanza, di attuare una politica fiscale che faccia avvicinare il prezzo richiesto da chi cerca qualcuno a cui affittare una casa e il prezzo che può pagare chi cerca una casa da affittare: a tale scopo, il comune potrebbe destinare dei trasferimenti monetari alle famiglie che non hanno una casa, trovandone le relative risorse (quindi, tramite un’operazione a saldo zero) attraverso le entrate tributarie provenienti dall’aumento dell’IMU a carico di chi è proprietario di una seconda casa nella quale non risiede nessuno.

Che ne pensate? Spazio alle controproposte, preferibilmente scrivendole direttamente nei commenti all’articolo (così leggono tutti).

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