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L’illegalità dei costruttori contro gli standard urbanistici

22 maggio 2013

hogre a communia
L’urbanistica ha come primaria necessità quella di controllare le quantità delle trasformazioni dello spazio. Gli standard urbanistici rappresentano i rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici riservati alle attività collettive, all’edilizia scolastica, a verde pubblico o a parcheggi.

Il concetto di standard è stato introdotto dal decreto interministeriale 10 aprile 1968 n. 1444 che indicava la quantità minima di spazi pubblici suddivisi in verde regolato, parcheggi, istruzione e attrezzature di interesse comune.

Assicurare il rispetto della legge, e quindi degli standard urbanistici, è il compito delle istituzioni. Quando questo non accade, i costruttori ne approfittano: è questo il momento nel quale si entra nell’illegalità. Spesso le lobby del cemento riescono ad approfittare della “distrazione” delle istituzioni, che intervengono puntualmente solo quando non si può fare altro che condonare. A volte, però, accade che i cittadini di un intero quartiere tentino di opporsi all’avanzata dell’illegalità. E così nascono storie come quella del Progetto Communia, che ha occupato le ex Fonderie Bastianelli.

La proprietà intende compiere l’ennesima speculazione edilizia in un quartiere già martoriato da anni di politiche urbanistiche e sociali scellerate e nonostante il fatto che l’intera area sia stata inserita all’interno della “Carta della Qualità”, parte integrante dello stesso Piano Regolatore.

La mobilitazione della cittadinanza ha fino a questo momento impedito che la struttura di archeologia industriale che risale al 1908 venisse distrutta per far posto all’edilizia residenziale di lusso.

Il progetto prevede infatti la demolizione dell’attuale struttura storica e la costruzione al suo posto di un palazzone di 4 piani con 54 mini appartamenti e tre piani interrati per parcheggi. Tutto ciò nel pieno di una falda acquifera che ha già provocato grossi problemi nell’adiacente via de Reti.

Con l’occupazione è anche stato portato alla luce un problemino rimasto nascosto per oltre 40 anni: la tettoia del capannone era in eternit. In questi 40 anni di “distrazione” da parte delle istituzioni, sono stati messi in pericolo per gli abitanti delle case limitrofe ed i bambini che frequentano le vicine scuole elementari e medie.

Saremo finalmente pronti per una città non più in mano ad istituzioni così “distratte”? Ai posteri l’ardua sentenza… ne riparliamo tra cinque giorni!

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