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Diritto all’abitare, incontro con gli occupanti di via Battistini

25 agosto 2013

OccupazioneViaBattistini

Stamattina sono andato a fare due chiacchiere con le persone all’ingresso dello stabile di proprietà della Fondazione Ensarco, in via Mattia Battistini 117, occupato a fine giugno in seguito da una delle recenti iniziative realizzate da parte dei Movimenti per il diritto all’abitare. 

In premessa non posso non sottolineare che quella che dovrebbe essere la cosa più naturale, dialogare con i propri vicini, nella nostra società è diventato qualcosa di rivoluzionario. Infatti, in un primo momento è stata manifestata una grande sorpresa, da parte di chi era all'”accoglienza”, nel vedersi venire incontro un abitante del quartiere che aveva semplicemente l’intenzione di chiedere ed informarsi.

Perchè sono nati questi movimenti? Ce lo dice il Coordinamento cittadino per la lotta per la casa:

con le azioni di riappropriazione vogliamo sia soddisfare un bisogno primario che proporre alla città un altro modello di sviluppo, basato sul riuso, l’autorecupero e la gestione collettiva.

All’ingresso del cortile ho incontrato il “responsabile” di turno, un ragazzo italiano disabile, con cui mi sono fermato a parlare. Mi ha spiegato che lo stabile in questione, sede di uffici del Ministero della Difesa, costa allo Stato oltre centomila euro al mese, per le rate dell’affitto che sono state regolarmente pagate a partire dal secolo scorso. Gli uffici ministeriali, però, erano inutilizzati.

La comunità, di cui fanno parte molti cittadini stranieri, non ha al proprio interno delle gerarchie: tutti fanno tutto, a turno. C’è chi segna il registro degli ingressi, chi pulisce l’area esterna, chi cucina, chi si occupa degli interni. L’igene è fondamentale, poichè ci sono dei bambini, e rispetto a quando sono entrati la situazione è notevolmente migliorata. Dall’inizio dell’occupazione, sono state potate le piante e raccolto tutto lo sporco che si era accumulato nel corso del periodo di abbandono da parte delle istituzioni e sono stati effettuati i lavori di manutenzione sul palazzo, che il Ministero non faceva effettuare da tempo.

Queste iniziative, sempre più frequenti negli ultimi tempi, hanno la finalità di favorire un totale cambio di rotta rispetto alle politiche attuate negli ultimi 20/30 anni, perchè:

il libero mercato degli affitti, la vendita del patrimonio pubblico e di quello degli enti previdenziali, le truffe dell’edilizia convenzionata e dell’housing sociale, la cancellazione dell’edilizia residenziale pubblica rappresentano chiaramente le cause più dirette di una situazione di emergenza che ormai coinvolge settori sociali ampi e diversificati.

Nonostante l’ottimismo e la voglia di cogliere tutti gli aspetti positivi di una vita in comunità, infatti, questa situazione non è quella che si auguravano (e si augurano) di vivere. D’altronde, con una pensione di invalidità di 700 euro al mese, senza una casa di proprietà e senza la possibilità di pagare un affitto (che, ai prezzi di mercato, è di almeno 600 euro) voi che fareste?

Per ridurre lo spread tra il prezzo richiesto da chi ha case in più e quello offerto da chi non ne ha, basterebbe rendere più oneroso essere proprietari di una casa non abitata, ovvero aumentare l’IMU in carico ai possessori di seconde (e terze e quarte…) case sfitte. In un solo colpo si disincentiverebbe sia il fenomeno delle case vuote, sia quello degli affitti in nero. Paradossalmente, infatti, sarebbe conveniente affittare una casa a titolo gratuito piuttosto che tenerla sfitta, poichè si otterrebbe un “guadagno” risparmiando sull’IMU da versare.

E per aumentare la disponibilità di volumi abitativi disponibili, basterebbe disincentivare i dirigenti statali a sprecare denaro pubblico per affittare degli uffici inutilizzati.

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10 commenti
  1. Arianna permalink

    Hai chiesto cosa ne pensa dell’occupazione dell’immobile a chi abita nel quartiere?

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  2. Ciao Arianna, chi abita nel quartiere ne pensa male. Sai qual’è la cosa che più mi colpisce? Che quelle stesse persone che giudicano negativamente, non sanno spiegarti il perchè del loro giudizio.
    Io penso che il motivo sia una paura irrazionale nei confronti di persone che non si conoscono. Come ho scritto nell’articolo, basterebbe fermarsi e parlare con loro 5 minuti per sentirli più “vicini” ma non lo fa nessuno.

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    • Ragazzo semplice permalink

      Hai pensato che semplicemente se si vuole rispetto per la propria razza e diritti bisogna anche darlo? Per esempio il chiacchierare fino al’una di notte sotto le finestre di chi abita credi sia rispetto? Però questo non viene visto. Uno si alza alle sei di mattina per studiare, correre a lavoro e pagare le tasse e deve essere forzato a rimanere sveglio fino all’una a sentire chiacchiere, fischi e strilli sotto la finestra. Compra i tappi? L’ho già fatto ed è inutile perchè si sente e uno vuole dormire tranquillo. Non solo: a pranzo e la mattina è lo stesso e uno deve studiare nel caos. Infine e non ultimo se uno in casa propria ha un’attività dov’è importante il relax va a farsi benedire. Serve parlare 5 minuti con gli altri perchè capiscano che oltre una certa ora devono starsi zitti? O è un diritto universale poter beneficiare di silenzio in casa propria? Sempre a difendere a spada tratta chi palesa debolezza e richiesta d’aiuto: lodevole, concordo. Ma Rispettare chi combatte e lavora tutti i giorni dovrebbe venirgli naturale e invece no. Sempre il dialogo per ogni cosa: che c’è da dialogare nel capire che oltre una certa ora la gente ha bisogno di dormire? C’è bisogno di dialogo e proteste? C’è un parcheggio immenso, piani su piani per poter parlare e guarda caso ogni notte c’è un gruppetto ora di neri, ora di bianchi, ora di un’altra etnia, colore o religione che si mette proprio sotto le finestre sulle scale a parlare per ore. Tenetevi i vostri diritti, il vostro Dio e la vostra cultura: l’apprezzo, mi fa piacere la diversità! Ma statevi zitti o parlate dove non disturbate!! E’ difficile? Molti degli occupanti lodevolmente lavorano e dovrebbero capire che significa tornare stanchi. Ma non sembra che lo capiscano tutti.

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      • Ciao Ragazzo Semplice,
        quello che scrivi è sacrosanto ma è indipendente dall’occupazione. Il silenzio a certe ore della notte non dovrebbe romperlo nessuno: nè io a casa mia, nè chi vive in edifici occupati. Non ho mai scritto nè pensato il contrario. Nell’articolo si prova a fare un ragionamento diverso, non si vuole giustificare tutto.

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      • Ragazzo semplice permalink

        Nell’articolo si ragiona a delle soluzioni costruttive per far venire incontro domanda e offerta in modo più sostenibile, intelligente e dialogando. Ma io rispondevo al commento più che all’articolo e la risposta la sintetizzo: chissenefrega delle soluzioni economiche per individui irrispettosi! si arrangiassero! Prima il rispetto di base e poi su questa base costruisci il “sociale” lo stare insieme e il cooperare. Non viceversa.

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  3. Io abolirei tutti questi enti pubblici di case e passerei la proprieta al comune che gestirebbe in funzione delle note esigenze locali. Oppure un solo ente case popolari per la gestione degli immobili in simbiosi con i comuni

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  4. Arianna permalink

    Vista dall’altra parte è un abuso…anche accantonando il rispetto della legalità che è un principio prioritario per il movimento…chi abita li intorno si domanda chi paga acqua e luce e in base a quale diritto di assegnazione queste persone occupano mentre altri, in condizioni simili, cacciano soldi per mantenere una stanza dove vivere…c’è bisogno di regole, l’occupazione non è mai una regola, anzi è una ingiustizia a danno di altri proprio perchè vale per alcuni ma non per tutti.

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  5. Vista in termini quantitativi, la bolletta di luce e acqua vale un millesimo rispetto allo spreco di denaro pubblico per pagare l’affitto di un palazzo vuoto. Forse dovrebbe dare più fastidio la seconda cosa che non la prima a chi abita li intorno… senza considerare che i lavori di ristrutturazione fatti gratuitamente hanno un valore che potrebbe persino controbilanciare la bolletta di luce e acqua.
    L’occupazione non deve essere la regola e nemmeno le ingiustizie. Una politica per l’abitare più equa è ciò che vogliamo tutti: io, te, chi abita li intorno e chi occupa… siamo quì apposta per discutere e provare a trovare soluzioni. Io ne ho proposta una che mi pare semplice, efficace e sostenibile (è a costo zero per lo Stato), se hai altri suggerimenti puoi integrarli… l’intelligenza collettiva è proprio questo! 🙂

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  6. Arianna permalink

    No scusa angelo…concordo con te sulla riduzione degli sprechi di denaro pubblico ma la casa è un’affare serio…si pagano fior di tasse sulla casa, si fanno sacrifici per comprarne una e avere un mutuo..ergo non posso condividere l’idea che avvalliamo un’occupazione abusiva perchè è meno peggio dello spreco di denaro per l’affitto di un palazzo in disuso…non può passare un messaggio del genere e non c’entrano le persone che sono dentro l’immobile…è un concetto che vale per chiunque si appropri di una cosa che non è sua e che lo fa contro la legge…se ammettiamo un’idea del genere è anarchia o peggio ingiustizia sociale nei confronti di chi, pur nelle stesse condizioni sociali, non occupa per convinzioni morali e onestà…

    . …Pensare poi di trovare una soluzione equa tassando le seconde case sfitte, non è equa manco per niente…tassare le quarte e quinte case si…li c’è la ricchezza…ma la seconda casa mi sembra davvero assurdo….molte famiglie hanno la seconda casa che è frutto del sacrificio lavorativo o magari di un lascito dei genitori…ci dovremmo forse augurare di non ricevere mai nulla…

    …Angelo, perdona queste intromissioni nel tuo blog…spero di vederti presto per proseguire questa ed altre conversazioni su argomenti che interessano i nostri municipi. Un abbraccio. A.

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  7. Ragazzo semplice permalink

    Inoltre tu dici: D’altronde, con una pensione di invalidità di 700 euro al mese, senza una casa di proprietà e senza la possibilità di pagare un affitto (che, ai prezzi di mercato, è di almeno 600 euro) voi che fareste?
    Bisogna ridimensionare le sparate.
    un posto letto se si cerca bene lo si può pagare anche 275 euro. Se poi non ci sta bene il posto letto è un altro conto. Ma anche una singola stanza a 400 euro la trovi. Ne rimangono 300 di euro: con 50 al mese ci paghi le bollette e con altre 80 al mese fai la spesa da pascià. Su portaportese regali trovi una bicicletta in regalo e hai il mezzo per spostarti senza assicurazioni e spese di benzina e fai un favore alla natura. Rimangono ancora 170 euro: con 50 al mese ti puoi iscrivere alla Sapienza per studiare e accedere alla mensa universitaria (2,03 € per il pranzo e altri 2,03 per la cena e mangi 10 volte da pascià senza nemmeno cucinare, pagare la bolletta del gas, buttare la spazzatura e caricarti le buste! ) senza contare le infinite agevolazioni per chi è studente. Rimangono ancora 120 euro. con 11 euro al mese hai l’abbonamento annuale dei mezzi pubblici. rimangono ancora 100 euro e spicci e ancora non abbiamo parlato dei B&B che offrono il baratto, lo swapping internazionale, di gente che gira il mondo gratuitamente o che vive scambiando servizi, delle banche del tempo e delle risorse gratuite come la biblioteca nazionale gratis, la piu’ grande d’italia. Quei 100 euro e spicci che rimangono sono per gli imprevisti o per qualche divertimento e svago. E’ poco? finiamola di sparare cifre che non si conoscono e svegliamoci per favore. Questo è un discorso per singoli sono d’accordo. Ma nessuno ha prescritto di costruire una famiglia e fare 15 figli, quindi poi perchè lamentarsi? Ma non è questo il problema perchè è giusto fare figli e cercare di farsi una famiglia ma se padre e madre si rimboccano le mani di cose gratis, a poco prezzo e vantaggi ce ne sono infiniti basta saper usare internet e leggere riviste e libri. Invece di imparare a leggere e usare internet si perde tanto tempo a lamentarsi. Il problema è la lingua? Internet traduce. Sveglia. Non si sa usare internet? ci sono posti gratis e corsi gratis che lo insegnano anche a gente di 70 anni per far comunicare le generazioni. Ripeto gratis.

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