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Se una regola è insensata, un buon regolatore la cancella

21 ottobre 2013

nofiscalcompact

La scorsa settimana tutti i giornali hanno parlato del rischio fallimento per gli Stati Uniti. Questo rischio deriva, in pratica, dal fatto che la soglia massima del debito pubblico americano è fissata per legge e non può essere superata.

La regola americana vuole che, una volta arrivati al tetto prestabilito per l’ammontare complessivo di debito pubblico “autorizzato”, le spese devono bloccarsi: ad esempio, i dipendenti pubblici si fermano, tranne quelli che hanno compiti fondamentali (come la pubblica sicurezza), perchè lo Stato non può far fuoriscure dal proprio bilancio neanche un centesimo in più dello stretto indispensabile.

Questa storia si ripete regolarmente. Solo pochi mesi fa, ad agosto del 2011, sempre Obama dovette trovare all’ultimo momento un accordo per innalzare il precedente tetto del debito pubblico statunitense fino a 16.690 miliardi, con la promessa di attuare forti tagli a partire da gennaio 2013 (che poi, altrettanto regolarmente, è stata disattesa).

Anche stavolta si è arrivati a dover cambiare la regola all’ultimo momento, con altre promesse di altri tagli. E così accadrà la prossima volta, all’infinito, fino a che qualcuno non farà notare che questa regola senza senso deve semplicemente essere cancellata, decisione certamente più seria rispetto a quella che è stata presa attualmente, vale a dire disattenderla e modificarla all’ultimo minuto.

Abbiamo parlato di America ma in Europa non stiamo messi meglio: il Governo Monti, con l’appogio ed i voti di PD e PDL, una regola altrettanto insensata l’ha ratificata. Si chiama Fiscal Compact e, in sostanza, vorrebbe che il pareggio di bilancio fosse previsto dalla Costituzione. Se questo accadrà, potremmo essere presto in una situazione per certi versi analoga a quela degli Stati Uniti, con il rischio di dover periodicamente trovare un accordo per evitare il fallimento tecnico.

Un Governo bipartisan che sostiene regole insensate non è un mistero: si può facilmente spiegare ipotizzando, per esempio, che chi lo compone persegue i propri interessi privati invece di quelli dei cittadini; una base di simpatizzanti/attivisti che lo difende è invece più difficile da spiegare. I primi hanno dimostrato, nei fatti degli ultimi anni, di essere tutti uguali; i secondi non lo sono (e, dato che li offende, non userò più il termine piddìmenoellino con i simpatizzanti di sinistra) ma la loro rassegnata accettazione di troppe malefatte, a destra come a sinistra, è un mistero della fede (politica). Secondo me siete del MoVimento ma… ancora non lo sapete. 🙂

A scanso di equivoci, preciso che l’articolo non vuole sminuire il problema della sostenibilità del debito pubblico. E’ vero il contrario: il problema del debito pubblico esiste e va affrontato seriamente. Questo significa, però, che esso richiede una gestione oculata, gli economisti dicono “del buon padre di famiglia”, e non una regola insensata.

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From → Economia, Parlamento

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