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Impianti sportivi, come passare da rifiuto a risorsa

26 giugno 2014

Campo_Testaccio_scavo

Questa settimana la Commissione Sport si è riunita per parlare di “situazione impianti sportivi scaduti, in scadenza e atti preposti”. Roma Capitale, dei suoi 160 impianti sportivi:

  1. non riesce a programmarne in anticipo le concessioni
  2. non sa quanto valgono


1. Mancata programmazione

Ad oggi ci sono almeno 20 impianti comunali su 160 con concessioni scadute, alcune delle quali da oltre due anni. Invece di pensare alla programmazione, ci si ricorda dell’esistenza degli impianti quando la concessione è già scaduta, per poi dimenticarsene nuovamente fino alla successiva scadenza.

Emblematico è il caso di Caracalla: nel giugno dello scorso anno è stato oggetto di un affidamento temporaneo per un anno, poi è stato dimenticato, e adesso sarà nuovamente affidato in via temporanea per un altro anno!

2. Ignoranza sul valore degli impianti

Poiché il comune non sa quanto valgono i propri impianti, essi vengono concessi praticamente gratis. Infatti, l’unica fonte informativa che ha a disposizione il comune consiste in una serie di report secondo cui quasi tutte le strutture di proprietà del comune hanno una redditività negativa: secondo questi studi, i costi di gestione delle strutture sono maggiori dei possibili ricavi. Per questo motivo, ad esempio, a Roma affittare un locale per una rosticceria costa 5 mila euro al mese, mentre affittare lo stadio di Caracalla costa 50 euro all’anno.

Le conseguenze di questa mala gestione sono due:

  1. mancata qualità (gli impianti cadono a pezzi)
  2. creazione di debito


Gli impianti cadono a pezzi

Poiché Roma Capitale non ha i soldi per realizzare gli investimenti, l’unica possibilità per sistemare le strutture comunali che cadono a pezzi è quella di farli fare alle società che le gestiscono in cambio del prolungamento del periodo concessorio. Ad esempio, se la concessione di una piscina vale 20 mila euro l’anno, un investimento di 100 mila euro per rifarne le docce e gli spogliatoi può essere realizzato in cambio del prolungamento della concessione di 5 anni.

Ma se, come abbiamo visto, la concessione è a reddito negativo (un anno di concessione ha un valore negativo), questa via non è praticabile. E, quindi, gli impianti continuano a cadere a pezzi. Ad esempio, lo stadio Flaminio.

Gli impianti creano debito

La mancanza di controllo e di programmazione crea un secondo problema: durante il periodo della concessione, molte società hanno effettuato investimenti ricorrendo a finanziamenti bancari (mutui) garantiti dal comune di Roma. Alcuni di questi mutui non sono stati pagati, quindi ora che le concessioni sono scadute, il comune si ritrova a dover mettere a gara delle concessioni di impianti sui quali grava un forte debito, con la certezza che nessuna società parteciperà alla gara di affidamento degli stessi, oppure doversi prendere carico dei mutui e, quindi, aumentare il proprio debito.


 

ps. La bozza di bando tipo per l’affidamento degli impianti sportivi elaborata dal tavolo Sport è quasi pronta, chi vuole partecipare può scrivere a sport@roma5stelle.org.

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