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Considerazioni sulla riforma dello sport in Italia

17 agosto 2019


L’improvvisa interruzione dei lavori del Governo consente di prendersi una pausa di riflessione prima della scrittura dei decreti attuativi della Legge Delega sullo sport, approvata in Senato a inizio agosto.

Questa può essere l’occasione per migliorare un provvedimento che, per come è stato impostato, rischia di causare più danni che benefici.

La Legge Delega prevede, infatti, da una parte una pericolosa apertura agli affidamenti diretti e, dall’altra, non affronta i problemi che derivano da una applicazione troppo rigida del Codice dei Contratti.

Tali considerazioni sono il frutto dell’esperienza maturata sul campo, tutti i giorni, negli ultimi tre anni a Roma.

Roma Capitale è proprietaria di 170 impianti sportivi comunali e di 470 palestre scolastiche, un patrimonio pubblico che offre servizi sportivi a circa 700 mila cittadini. I primi sono affidati a terzi tramite concessioni pluriennali, di durata variabile generalmente tra i 6 ed i 30 anni; le seconde sono affidate a terzi tramite concessioni generalmente quadriennali.

Il nuovo Regolamento comunale prevede che tutti gli impianti vengano affidati tramite procedure ad evidenza pubblica (bando per concessione di servizi o partenariato pubblico privato), ad eccezione di pochi – attualmente uno – che possono essere oggetto di convenzioni frutto di accordi tra pubbliche amministrazioni.

L’esperienza degli ultimi anni, non solo a Roma, dimostra che i tempi necessari per l’espletamento delle procedure finalizzate alla selezione dei soggetti concessionari sono incerti ed imprevedibili, dipendendo dall’articolazione dei punteggi previsti nei disciplinari tecnici, dal numero di offerte pervenute, dagli eventuali ricorsi, dai tempi necessari alla costituzione delle commissioni aggiudicatrici.

L’art. 7 della Legge Delega stabilisce, al punto f) del comma 2, che il Governo individui un sistema che preveda la possibilità di affidamento diretto degli impianti sportivi già esistenti.

Alla luce della recente esperienza vissuta a Roma (due procedure pubbliche, su due distinti impianti dalla limitata rilevanza economica), che ha visto partecipare ai bandi numerose asd, con la presentazione di offerte economiche equivalenti a rialzi del 100%, del 200%, del 300%, fino a punte del 500% rispetto al precedente canone di concessione, ritengo estremamente pericoloso un ritorno all’antico di tal genere.

Il sistema degli affidamenti diretti e delle proroghe infinite, che ha caratterizzato per decenni la storia dell’impiantistica sportiva capitolina, ha prodotto scarsa manutenzione degli impianti, assenza di stimolo competitivo e dei conseguenti incentivi a migliorare il servizio, canoni di concessione bassissimi. Un sistema chiuso, ingessato nel proprio status quo, di cui hanno beneficiato i soggetti che ne hanno fatto parte (senza uscirne mai, prolungamento dopo prolungamento, indipendentemente dai meriti che, non lo nego, molti concessionari hanno dimostrato di avere) a discapito di tutti gli altri potenziali gestori, degli utenti e della stessa Amministrazione Comunale.

É necessario, invece, che l’obiettivo del prossimo Governo tramite i decreti decreti attuativi sia superare i problemi (oggettivi e innegabili) che scaturiscono dall’attuale applicazione del Codice dei Contratti, senza rinunciare ai benefici delle procedure pubbliche (altrettanto oggettivi e innegabili). In particolare, occorre ridurre le lungaggini burocratiche, ad esempio definendo un sistema che incentivi la partecipazione ai lavori delle commissioni da parte dei dirigenti e dei funzionari pubblici, così come la loro conclusione nel minor tempo possibile.

D’altro canto, occorre prevedere dei “piani b” qualora tali procedure si allunghino nel tempo.

A tale proposito, l’attuale normativa nazionale sullo sport è caratterizzata da una grave mancanza: non prende in considerazione la stagionalità delle attività sportive e non fornisce adeguata tutela alla continuità del servizio. Faccio preciso ed esplicito riferimento alla mancanza di strumenti a disposizione degli Enti Locali che consentano agli utenti di un impianto sportivo, nel caso in cui una concessione sia scaduta e nelle more dell’espletamento delle procedure previste dai bandi, di iscriversi ad un determinato corso all’inizio dell’anno sportivo (cioè nel mese di settembre, non gennaio) e poter poi frequentarlo fino alla fine dell’anno (cioè fino al giugno dell’anno solare successivo).

Tale problematica è ancora più accentuata nel caso degli affidamenti del Centri Sportivi Municipali, che costituiscono il complemento ai Centri Sportivi Scolastici previsti all’art. 2 della Legge Delega. Come dimostrano le statistiche in serie storica del numero di iscritti ai Centri Sportivi Municipali, tutti gli anni in cui i corsi sono stati attivati con ritardo, si è registrata una riduzione del numero di frequentanti. Gli alunni delle scuole nelle quali si trovano le palestre scolastiche, che rappresentano la maggioranza degli utenti dei Centri Sportivi, tendono infatti a scegliere le attività pomeridiane da svolgere durante l’anno nei primi giorni di scuola. Se non hanno la possibilità di scegliere attività all’interno della scuola, vanno in cerca di altre attività simili in diverse strutture e, di conseguenza, sarà più difficile riuscire a raggiungere il numero minimo di iscritti che consenta di coprire i costi necessari a tenere in vita un corso di gruppo, col rischio di lasciare la palestra inutilizzata o sottoutilizzata per tutto l’anno.

Le dirette conseguenze dei ritardi nelle assegnazioni degli impianti sportivi e delle palestre scolastiche rispetto ai tempi richiesti per far partire le attività a pieno regime fin dall’inizio dell’anno sportivo sono due:

  • la mancata erogazione del servizio alla cittadinanza;
  • la mancata riscossione dei relativi canoni di concessione,

In particolare esprimo al futuro Governo la mia preoccupazione per quanto riguarda questo secondo punto, che potrebbe profilare un danno erariale nei confronti degli Enti Locali.

È dunque fondamentale che le commissioni aggiudicatrici portino a termine il proprio lavoro entro dei termini utili ad attivare i corsi presso gli impianti ed i centri sportivi municipali fin dal primo giorno di scuola.

Superati tali termini utili, qualora i tempi per l’assegnazione definitiva dovessero rivelarsi troppo lunghi, lo strumento attraverso il quale potrebbe essere possibile assicurare l’inizio delle attività è la proroga tecnica, che dovrebbe garantire la partenza delle attività fin dal primo giorno dell’anno sportivo.

L’appello al futuro governo è che si colga l’occasione offerta dalla Legge Delega appena approvata per introdurre una specifica norma a livello nazionale.

Ps. Grazie a chi ha commentato il mio post su Facebok, vi ho letto tutti.

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