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Impianti sportivi comunali, inizia l’era degli affidamenti in base al miglior rapporto qualità/prezzo

30 settembre 2019

Oggi desidero sfatare un falso mito, quello secondo cui il bando per l’affidamento della piscina di viale Giustiniano Imperatore ha tenuto conto solo dell’offerta economica.

La prima immagine mostra i punteggi che sono stati attribuiti ai progetti tecnici e alle offerte economiche. Come potete vedere, sia dai numeri sia dai grafici, gli aspetti tecnici hanno contato molto di più di quelli economici. Quasi il triplo, per la precisione: il totale dei punteggi delle offerte tecniche è stato 174,6 mentre il totale dei punteggi dati alle offerte economiche è stato 66,1.

La seconda immagine mostra la graduatoria finale. Le colonne blu indicano il peso dell’offerta economica mentre quelle verdi misurano il peso dato all’offerta tecnica. Anche in questo caso i pesi degli aspetti tecnici ed economici sono evidenti: le colonne verdi sono sensibilmente più alte rispetto a quelle blu.

Un altro aspetto interessante è il seguente. Applicando le formule utilizzate per l’attribuzione dei punteggi è possibile verificare che la Lazio Nuoto avrebbe vinto il bando se avesse offerto 127 mila euro in meno rispetto alla Maximo.

Il bando, infatti, è stato pensato per premiare il miglior rapporto qualità/prezzo.

Questo dimostra, dunque, che è falso dire che il bando non tiene conto degli aspetti tecnici.

La Lazio Nuoto ha criticato il bando predisposto dal Comune perché, a loro avviso, non premia le attività agonistiche. La differenza tra loro e il Maximo, affermano, non è data da una migliore capacità gestionale di chi ha vinto il bando ma esclusivamente dal fatto che la Lazio Nuoto deve sostenere i costi di una attività agonistica di altissimo livello.

La tesi, che non voglio contestare, è che la differenza tra quanto offerto da Maximo e Lazio Nuoto (208 mila euro) è data dall’attività agonistica.

A differenza della critica sull’offerta economica, che si è dimostrata essere infondata, questa è invece corretta. Il Comune ha valutato anche altri aspetti, oltre all’agonismo, nell’ambito del progetto tecnico presentato. Ad esempio le attività per gli atleti paralimpici, oppure per i bambini, o per gli over 65. Riteniamo, infatti, che l’obiettivo di produrre campioni sia delle Federazioni e del Coni, mentre gli Enti Locali devono pensare fondamentalmente allo sport di base, allo sport per tutti e, in particolare, allo sport per i più svantaggiati. Anche a quello per i campionissimi, ovviamente, ma non in maniera esclusiva.

Siamo disponibili ad aprire un tavolo ed affrontare politicamente questo tema, non solo a livello cittadino ma a livello nazionale: la “critica” in questo caso è corretta.

Il bando ha portato alla luce un altro aspetto interessante. Prima di questa gara, la piscina è stata affidata alla Lazio Nuoto – senza gara pubblica – ad un canone ridotto di 900 euro al mese.

La Lazio Nuoto, partecipando alla gara, è stata “costretta” a rendere pubblico il suo piano economico finanziario, corrispondente al modello gestionale da loro adottato. Ebbene, il canone di equilibrio che loro stessi hanno indicato è di 3.100 euro al mese.

Questo significa che, se avessero vinto la gara, non sarebbe cambiato niente per l’utenza (la Lazio Nuoto avrebbe continuato ad offrire gli stessi servizi, alle stesse tariffe) ma il Comune avrebbe incassato 2.200 euro al mese in più.

Questo ci permette di valutare la differenza tra la procedura aperta e l’affidamento diretto. E ci consente di dire che l’era degli affidamenti diretti e delle proroghe infinite si è chiusa per sempre.

A Roma non si tornerà mai più indietro.

Oltre ad estrarre dai concessionari uscenti le informazioni relative alle rendite monopolistiche che gli sono state concesse tramite gli affidamenti diretti, il bando di gara consente di aprire il mercato a nuovi potenziali gestori. Una procedura aperta e trasparente, infatti, consente di affidare gli impianti ai migliori gestori di oggi, che potrebbero non essere quelli selezionati tramite una procedura chiusa e non trasparente 20, 30 o persino 50 anni fa.

Se si estendono i numeri risultanti da questo primo, storico, bando all’intero patrimonio impiantistico sportivo di Roma Capitale, è possibile stimare quanto vale la procedura. Se tutte le concessioni in corso oggi fossero il risultato di gare aperte, Roma Capitale potrebbe permettersi di costruire un nuovo palazzetto dello sport ogni anno, oppure una nuova cittadella dello sport paralimpico ogni anno, oppure ristrutturare 250 palestre scolastiche ogni anno.

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2 commenti
  1. aurelio permalink

    ritengo che l’attività agonistica è altra cosa rispetto al produrre campioni. L’attvità agonistica vuol dire partecipare ai campionati a squadre, ai tornei individuali ed a squadre nel caso del tennis, vuol dire sostenere i costi per le trasferte, i costi per lo staff tecnico, ecc. ecc.. Lo sport di base da sempre è trainato dall’attività agonistica. E’ un concetto da cui non si puo’ prescindere.
    I campioni o potenziali tali sono un’altra cosa. Costituiscono la forma più elevata dell’agonismo sono pochi e sicuramente sono attenzionati dalle varie Federazioni anche con sostegni di tipo economico.
    Aurelio Ambrosi

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    • É vero. É per questo che l’attuale amministrazione ha introdotto il riconoscimento del valore sociale dell’attività agonistica nei due regolamenti comunali per impianti e centri sportivi. Prima del 2018 non era riconosciuto alcun valore all’agonismo. Ritengo però che non debba essere l’unico metro di giudizio: un conto é riconoscere 5 punti su 100 invece di zero, un conto é riconoscere 100 punti solo all’agonismo senza considerare niente altro.

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