Vai al contenuto

Rinegoziazione dei mutui su impianti sportivi e PVQ

ics

Nel corso degli ultimi 30 anni sono stati accesi decine di mutui dai concessionari di impianti sportivi comunali o punti verde qualità.

Alcuni di essi hanno finanziato la realizzazione di strutture moderne che offrono servizi sportivi di qualità, altri sono stati bruciati dal malaffare (fatture gonfiate e speculazione edilizia). Alcuni di essi vengono rimborsati regolarmente, altri purtroppo no.

In questo ultimo caso, i concessionari che hanno approfittato della mancanza di controllo da parte del Comune (o, in alcuni casi, dei politici e dei dirigenti corrotti) hanno indirettamente danneggiato anche coloro che, pur avendo agito correttamente, si sono comunque trovati in difficoltà economiche, ai quali è stato impedito di proporre il riequilibrio della gestione economico finanziaria all’Istituto per il Credito Sportivo o alla Banca per il Credito Cooperativo.

Con la proposta di iniziativa delle Commissioni Sport e Bilancio daremo la possibilità ai concessionari che non sono “scappati col malloppo” di proporre agli istituti di credito un piano di rientro, con tassi d’interesse più bassi e una durata più lunga, il che equivale ad avere dei mutui con delle rate semestrali più basse rispetto a quelle originarie.

Il provvedimento si applica non solo ai concessionari morosi nei pagamenti, alcuni dei quali sono ormai irrecuperabili perchè da quando sono emerse le prime difficoltà finanziarie sono passati molti anni e il debito accumulato è lievitato esponenzialmente, ma a tutti i concessionari con mutui in corso per i quali Roma Capitale è garante.

Testo della proposta: Delibera di indirizzo rinegoziazione mutui impianti sportivi

Annunci

Nuova classificazione degli impianti sportivi comunali

dac11art4

Il nuovo regolamento per gli impianti sportivi comunali, approvato quasi un anno fa, ha previsto i criteri per la loro classificazione.

Da una ricognizione effettuata dalla Commissione sport risultano almeno 65 impianti con concessione scaduta e almeno altri 10 impianti non in esercizio.

Tale situazione non può continuare a protrarsi e, per questo motivo, al fine di sollecitare gli uffici, ho depositato io stesso una proposta di classificazione con l’obiettivo di normalizzare quanto prima il quadro di riferimento ed avere, finalmente, delle concessioni “in corso” per tutti gli impianti.

Queste concessioni saranno il risultato di avvisi pubblici (predisposti dai Municipi oppure dal Dipartimento), oppure di partenariati pubblico privati con i soggetti che abbiano trasmesso dei progetti di finanza giudicati di interesse da parte dell’Amministrazione. A tale riguardo, per tenere conto delle dotazioni organiche degli uffici dipartimentali e municipali, il regolamento ha previsto la possibilità di deroghe: questo significa che impianti tecnicamente “dipartimentali” potrebbero essere attribuiti al Municipi, e viceversa. Da questo punto di vista, saranno determinanti le osservazioni prevenienti dai Municipi stessi.

Allego la classificazione proposta ed il parere della Direzione sport:

Allegato “B – Impianti sportivi cittadini”

Allegato “C – Impianti sportivi di rilevanza municipale”

Parere Cintio

Avviso tipo per l’affidamento dei Centri Sportivi Municipali

regolamentoccssmmm2018

A dicembre ho depositato la proposta di avviso tipo per i bandi di assegnazione delle palestre scolastiche.

Per facilitarne la discussione pubblica, inserisco i link al testo della proposta e al parere del Dipartimento sport di cui si dovrà tenere conto per la sua approvazione in aula.

Testo depositato

Parere Cintio

I tre principali obiettivi della proposta sono:

  • assicurare la continuità del servizio (i bandi devono prevedere affidamenti in continuità da settembre a giugno)
  • premiare l’offerta tecnica e non quella economica (assenza di rialzi sul canone)
  • avere procedure e criteri simili in tutti i Municipi

Anticipo che sarà convocata entro gennaio una riunione alla presenza dei 15 rappresentanti delle asd operanti nei Centri Sportivi Municipali, con l’obiettivo di confrontarci ed eventualmente apportare degli emendamenti, al fine di approvare la delibera entro la prima metà di febbraio.

La sentenza del Tar sul bando per la maratona di Roma

Venerdì scorso il Tribunale Amministrativo Regionale ha pubblicato la propria sentenza al ricorso di Italia Marathon Club contro Roma Capitale, pronunciandosi a favore del Comune.

Per un anno i consiglieri di opposizione hanno dato lezione di buona amministrazione a noi “inesperti”. Vi ricordo le loro principali dichiarazioni:

Palumbo (PD): la maratona è “un evento privato” (sbagliato, la maratona è un evento pubblico)

Pelonzi (PD): l’assegnazione tramite avviso pubblico è un colpo di mano” (sbagliato, è una basilare regola di buona amministrazione)

Palumbo (PD): “siamo di fronte alla follia più totale” (sbagliato, siamo di fronte a una ponderata e corretta valutazione)

Per mesi sono saliti in cattedra, coloro che in realtà sono responsabili di una “situazione di anomalia” durata oltre 20 anni quando, in maniera sostanzialmente immotivata, l’amministrazione comunale ha consentito l’organizzazione diretta dell’evento da parte dello stesso soggetto. Sono esattamente queste le parole usate dai giudici.

La sentenza ricostruisce in sintesi i fatti accaduti.

Nel 1994 il Comune di Roma, con delibera di Giunta Comunale n. 2765, ha ideato l’evento mediante l’assunzione e l’intestazione della manifestazione, d’accordo con la Federazione Italiana di Atletica Leggera. Il primo affidamento della gestione dell’organizzazione della Maratona è stato oggetto di una selezione concorrenziale, aggiudicata in favore di Italia Marathon Club. Le edizioni della maratona dal 1995 al 2004 sono state affidate al medesimo soggetto in via diretta e senza il necessario confronto concorrenziale. Dal 2005 al 2017, inoltre, la maratona è stata direttamente organizzata dallo stesso soggetto, il quale si limitava a richiedere al Comune le relative autorizzazioni strumentali allo svolgimento della gara, con costi a carico dell’amministrazione.

Per tale lungo periodo di tempo l’inerzia dell’amministrazione ha causato un danno erariale, avendo consentito la gestione diretta della manifestazione da parte dello stesso soggetto (che ne ha tratto utili economici, derivanti anche dalla registrazione di marchi legati all’evento), senza incassare il relativo canone di concessione.

L’assegnazione tramite una procedura aperta è frutto di una più ponderata e corretta valutazione dell’originaria assunzione “pubblica” della manifestazione, la quale era stata di fatto lasciata alla gestione diretta dello stesso soggetto, contravvenendo alle basilari regole di buona amministrazione, che avrebbero viceversa imposto quanto meno una selezione comparativa, trattandosi di attribuire a privati chiari vantaggi economici e competitivi (per altro a fronte delle spese che il Comune deve sostenere per approntare i dovuti servizi strumentali allo svolgimento della gara) e di preservare anche utilità pubbliche (sia di natura immateriale che di ritorno economico per l’Ente).

Sentenza TAR bando maratona

Dipartimento Sport: procedure standard e rispetto dei tempi obiettivi prioritari per la dirigenza

Questa che vedete è la lettera che segna la svolta nell’impostazione dei lavori degli uffici dipartimentali. La politica (Presidente della Commissione sport e Assessore allo sport) stabilisce come obiettivo prioritario per l’amministrazione il rispetto delle tempistiche nel portare a conclusione le procedure di cui ha la responsabilità.

Questo non significa che da domani tutto funzionerà alla perfezione, anzi siamo perfettamente consapevoli saranno necessari ancora molti mesi per portare a regime la macchina, selezionare il personale che ha voglia di impegnarsi e formarlo (il Dipartimento sport deve diventare una struttura efficiente, chi non se la sente sarà allontanato).

Le procedure per le quali abbiamo chiesto di procedere a standardizzazione sono le seguenti:

  1. procedure per la rideterminazione della durata della concessione in virtù di lavori autorizzati ed effettuati in passato (art. 22, co. 1, della D.A.C. n. 11/2018);
  2. procedure per la rideterminazione della durata della concessione in virtù di lavori previsti nei bandi e non ancora effettuati (art. 22, co.3, della D.A.C. n. 11/2018);
  3. procedure per l’affidamento degli impianti con concessioni scadute o in scadenza, tramite partenariato pubblico privato (art. 15 della D.A.C. n. 11/2018);
  4. procedure per l’affidamento degli impianti con concessioni scadute o in scadenza, tramite procedure ad evidenza pubblica diverse dal partenariato pubblico privato (D.A.C. n. 11/2018);
  5. procedure per l’autorizzazione di lavori presso gli impianti con concessioni in corso che non comportano modifiche contrattuali (art. 13 della D.A.C. n. 11/2018);
  6. procedure per l’autorizzazione allo svolgimento di eventi presso gli impianti con concessioni in corso (art. 9 della D.A.C. n. 11/2018).

Il nostro obiettivo è che non vi sia incertezza nelle tempistiche delle risposte date dall’Amministrazione alle istanze presentate da concessionari, ex concessionari e nuovi soggetti. Il rispetto dei tempi nella conclusione delle procedure sarà il misuratore della produttività della struttura e, di conseguenza, degli incentivi economici dati a dirigenti, funzionari e tecnici del dipartimento. Per la prima volta, nel Dipartimento sport, gli stipendi del personale saranno proporzionali alla efficienza nel portare a conclusione le pratiche.

Come ho scritto all’inizio, questo non significa che da domani la struttura sarà perfettamente efficiente. Sono ancora presenti enormi criticità negli iter amministrativi sopra individuati. Questo è lo stato dell’arte attuale:

  1. procedure ex art. 22, co. 1, della D.A.C. n. 11/2018: per gli impianti di competenza dipartimentale è stata definita una procedura articolata in diverse fasi, in base alla quale è possibile monitorare lo stato di avanzamento dei lavori e prevederne i tempi di conclusione, pertanto appare avviata la pianificazione sul tema; per gli impianti di competenza municipale è stata inviata una nota al Direttore Generale per segnala re le difficoltà degli uffici municipali e la necessità di intervenire per giungere ad una gestione omogenea delle istanze;
  2. procedure ex art. 22, co.3, della D.A.C. n. 11/2018: occorre definire una procedura standard in base alla quale possano essere previsti i tempi per ciascuna singola fase;
  3. procedure ex art. 15 della D.A.C. n. 11/2018: si stima che per concludere un partenariato pubblico privato siano necessari almeno 18/24 mesi. Occorre però definire una procedura standard in base alla quale possano essere previsti i tempi per ciascuna singola fase (dal momento dell’acquisizione di un progetto presentato da terzi fino all’aggiudicazione definitiva);
  4. procedure ad evidenza pubblica diverse dal PPP: considerando come esempio in tal senso il bando per la Piscina di via Taverna, che è stato elaborato in circa due anni, al fine di ottimizzare i tempi di istruttoria dei procedimenti (costituzione della commissione, pubblicazione di una graduatoria provvisoria, aggiudicazione definitiva) occorre, anche per questa, casistica definire una procedura standard;
  5. procedure ex art.13 della D.A.C. n. 11/2018: attualmente si prevede che le istanze vengano gestite dai tecnici in base al Municipio di competenza dell’impianto, modalità che rischia di comportare disomogeneità di trattamento e di tempi poiché il referente per ogni singolo procedimento è solo uno e, se va in ferie o si ammala per lunghi periodi, le istruttorie si rallentano. Nella seduta di commissione del 4 luglio scorso, ad esempio, un concessionario ha riferito che il proprio referente rientrerà dal congedo ordinario a settembre e la sua pratica è bloccata per due mesi. Si riscontra incertezza da parte dei concessionari sui tempi delle singole fasi: dal momento di presentazione dell’istanza alla conclusione del procedimento passano molti mesi, durante i quali i soggetti richiedenti non vengono aggiornati sullo stato di avanzamento lavori. Va pertanto organizzato l’ufficio al fine di codificare una procedura che dia certezza di tempi e esito del procedimento;
  6. procedure ex art. 9 della D.A.C. n. 11/2018: come per il punto precedente, il metodo di un singolo referente territoriale non appare efficiente. In commissione è stato evidenziato il caso di un concessionario che ha presentato, a inizio maggio, istanza di autorizzazione per svolgere un evento previsto a inizio giugno. La risposta positiva da parte degli uffici preposti è arrivata solo nel mese di luglio, impedendo l’organizzazione dell’evento stesso nonostante fosse una manifestazione che già era stata organizzata senza impedimenti nei precedenti anni.

A queste sei procedure afferenti al nuovo Regolamento si devono aggiungere le procedure per l’erogazione di contributi economici per la promozione sportiva del Comune (D.C.C. n. 264/2003): la criticità evidenziata dai soggetti che hanno partecipato al bando non è tanto la lunghezza dei tempi, comunque segnalata da tutti, quanto piuttosto l’incertezza degli stessi. Purtroppo molti eventi non hanno potuto avere concreta organizzazione perché le informazioni sugli esiti del bando sono state rese disponibili troppo tardi. Sulla base dell’esperienza di quest’anno occorre predisporre uno schema per poter aggiornare i partecipanti al bando sullo stato di avanzamento delle pratiche e una previsione sulla data di erogazione dei contributi.

C’è ancora molto da fare ma una cosa è certa: mai nessuno si era spinto così avanti nell’organizzare il Dipartimento in maniera funzionale al raggiungimento di questi risultati.

Grazie a due anni di lavoro, oggi ci siamo riusciti e d’ora in poi non si tornerà mai più indietro.

Aperte le candidature per un posto da dirigente nel Dipartimento Sport di Roma

Roma Capitale ha avviato la procedura selettiva pubblica finalizzata all’assunzione di un dirigente specializzato nella gestione e nello sviluppo dell’impiantistica sportiva.

Finalmente siamo giunti all’ultimo passo che completerà la riorganizzazione degli uffici, che a sua volta segue l’approvazione del nuovo regolamento per gli impianti sportivi comunali.

Dopo aver riscritto le regole, stiamo attrezzando gli uffici affinché le possano applicare.

Si tratta di un lavoro partito da lontano e che ha avuto bisogno di tempo. Prima di poter pubblicare un bando era necessario accertarsi dell’assenza di una simile figura tra i dirigenti attualmente in servizio. Questa ricognizione si è finalmente conclusa, negativamente: nessun dirigente ha risposto all’appello che abbiamo lanciato e, dunque, è stata avviata una selezione pubblica rivolta all’esterno. Di fatto, ci accingiamo a completare la riforma di un settore e della struttura che lo amministra in poco più di due anni.

Il tassello mancante riguarda infatti un ruolo fondamentale, sul quale l’Amministrazione – e, aggiungerei, tutto il mondo dello sport romano – ripone grandi aspettative.

Ringrazio i cittadini e gli operatori che vorranno diffondere questo annuncio ed invito tutti coloro che sono in possesso dei requisiti richiesti, ma soprattutto che sono animati da una grande motivazione, ad accettare questa sfida e candidarsi. Sarà un compito impegnativo ma che darà grandissime soddisfazioni a chi riuscirà ad assolverlo.

Questo è il testo dell’avviso pubblico: ART. 110_- U.O._IMPIANTI_SPORTIVI.

Le candidature dovranno pervenire entro e non oltre il 23 luglio 2018.

L’aula approva il nuovo regolamento per i Centri Sportivi Municipali

L’Assemblea capitolina ha approvato con 26 voti favorevoli, 5 contrari e 3 astenuti la proposta di delibera n. 5/2018 concernente il nuovo regolamento per i Centri Sportivi Municipali, che va a completare la riforma del quadro normativo degli impianti pubblici sul territorio di Roma Capitale dopo l’approvazione a marzo del regolamento per gli Impianti Sportivi Comunali.

Riconoscere il valore formativo delle attività ludico-motorie-sportive nelle scuole e favorire la concezione di sport come mezzo di promozione sociale e di contrasto all’abbandono scolastico: sono questi gli obiettivi generali del nuovo Regolamento.

Attraverso la normativa approvata, Roma Capitale concepisce i Centri Sportivi Municipali quali luoghi multiculturali privilegiati per le attività motorie di base e sportive, frequentabili da tutte le fasce di età, dai diversamente abili, dalle categorie svantaggiate.

Il nuovo Regolamento istituisce l’Osservatorio Sportivo Scolastico, articolandolo su tre livelli: Capitolino, Municipale, d’Istituto. Il nuovo organismo si pone l’obiettivo di consolidare a livello cittadino, municipale e di singolo istituto scolastico le funzioni del Centro Sportivo Scolastico definito nel Protocollo d’Intesa stipulato con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca -Ufficio scolastico regionale per il Lazio e con il CONI – Comitato Regionale Lazio.

Attraverso l’organizzazione dei Centri Sportivi Municipali, Roma Capitale intende offrire un servizio pubblico sportivo finalizzato a dare una risposta diffusa e capillare alla crescente esigenza di migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Mi fa estremamente piacere rilevare che, a differenza di quanto accaduto per il regolamento sugli impianti sportivi comunali, una parte del Partito Democratico abbia apprezzato la delibera, votandone favorevolmente l’immediata eseguibilità. L’iter del provvedimento è stata anche una sfida contro il tempo, perchè l’obiettivo da raggiungere era applicare da subito, in tutti i Municipi, criteri omogenei per l’assegnazione delle palestre. Lo abbiamo raggiunto anche con il contributo del consigliere Corsetti, che ringrazio pubblicamente: grazie Orlando, hai dimostrato di essere una persona seria, l’unico che ha avuto il coraggio di esprimere il proprio voto sulla base dei contenuti dell’atto e non del colore politico di chi lo ha presentato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: