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Considerazioni sulla riforma dello sport in Italia


L’improvvisa interruzione dei lavori del Governo consente di prendersi una pausa di riflessione prima della scrittura dei decreti attuativi della Legge Delega sullo sport, approvata in Senato a inizio agosto.

Questa può essere l’occasione per migliorare un provvedimento che, per come è stato impostato, rischia di causare più danni che benefici.

La Legge Delega prevede, infatti, da una parte una pericolosa apertura agli affidamenti diretti e, dall’altra, non affronta i problemi che derivano da una applicazione troppo rigida del Codice dei Contratti.

Tali considerazioni sono il frutto dell’esperienza maturata sul campo, tutti i giorni, negli ultimi tre anni a Roma.

Roma Capitale è proprietaria di 170 impianti sportivi comunali e di 470 palestre scolastiche, un patrimonio pubblico che offre servizi sportivi a circa 700 mila cittadini. I primi sono affidati a terzi tramite concessioni pluriennali, di durata variabile generalmente tra i 6 ed i 30 anni; le seconde sono affidate a terzi tramite concessioni generalmente quadriennali.

Il nuovo Regolamento comunale prevede che tutti gli impianti vengano affidati tramite procedure ad evidenza pubblica (bando per concessione di servizi o partenariato pubblico privato), ad eccezione di pochi – attualmente uno – che possono essere oggetto di convenzioni frutto di accordi tra pubbliche amministrazioni.

L’esperienza degli ultimi anni, non solo a Roma, dimostra che i tempi necessari per l’espletamento delle procedure finalizzate alla selezione dei soggetti concessionari sono incerti ed imprevedibili, dipendendo dall’articolazione dei punteggi previsti nei disciplinari tecnici, dal numero di offerte pervenute, dagli eventuali ricorsi, dai tempi necessari alla costituzione delle commissioni aggiudicatrici.

L’art. 7 della Legge Delega stabilisce, al punto f) del comma 2, che il Governo individui un sistema che preveda la possibilità di affidamento diretto degli impianti sportivi già esistenti.

Alla luce della recente esperienza vissuta a Roma (due procedure pubbliche, su due distinti impianti dalla limitata rilevanza economica), che ha visto partecipare ai bandi numerose asd, con la presentazione di offerte economiche equivalenti a rialzi del 100%, del 200%, del 300%, fino a punte del 500% rispetto al precedente canone di concessione, ritengo estremamente pericoloso un ritorno all’antico di tal genere.

Il sistema degli affidamenti diretti e delle proroghe infinite, che ha caratterizzato per decenni la storia dell’impiantistica sportiva capitolina, ha prodotto scarsa manutenzione degli impianti, assenza di stimolo competitivo e dei conseguenti incentivi a migliorare il servizio, canoni di concessione bassissimi. Un sistema chiuso, ingessato nel proprio status quo, di cui hanno beneficiato i soggetti che ne hanno fatto parte (senza uscirne mai, prolungamento dopo prolungamento, indipendentemente dai meriti che, non lo nego, molti concessionari hanno dimostrato di avere) a discapito di tutti gli altri potenziali gestori, degli utenti e della stessa Amministrazione Comunale.

É necessario, invece, che l’obiettivo del prossimo Governo tramite i decreti decreti attuativi sia superare i problemi (oggettivi e innegabili) che scaturiscono dall’attuale applicazione del Codice dei Contratti, senza rinunciare ai benefici delle procedure pubbliche (altrettanto oggettivi e innegabili). In particolare, occorre ridurre le lungaggini burocratiche, ad esempio definendo un sistema che incentivi la partecipazione ai lavori delle commissioni da parte dei dirigenti e dei funzionari pubblici, così come la loro conclusione nel minor tempo possibile.

D’altro canto, occorre prevedere dei “piani b” qualora tali procedure si allunghino nel tempo.

A tale proposito, l’attuale normativa nazionale sullo sport è caratterizzata da una grave mancanza: non prende in considerazione la stagionalità delle attività sportive e non fornisce adeguata tutela alla continuità del servizio. Faccio preciso ed esplicito riferimento alla mancanza di strumenti a disposizione degli Enti Locali che consentano agli utenti di un impianto sportivo, nel caso in cui una concessione sia scaduta e nelle more dell’espletamento delle procedure previste dai bandi, di iscriversi ad un determinato corso all’inizio dell’anno sportivo (cioè nel mese di settembre, non gennaio) e poter poi frequentarlo fino alla fine dell’anno (cioè fino al giugno dell’anno solare successivo).

Tale problematica è ancora più accentuata nel caso degli affidamenti del Centri Sportivi Municipali, che costituiscono il complemento ai Centri Sportivi Scolastici previsti all’art. 2 della Legge Delega. Come dimostrano le statistiche in serie storica del numero di iscritti ai Centri Sportivi Municipali, tutti gli anni in cui i corsi sono stati attivati con ritardo, si è registrata una riduzione del numero di frequentanti. Gli alunni delle scuole nelle quali si trovano le palestre scolastiche, che rappresentano la maggioranza degli utenti dei Centri Sportivi, tendono infatti a scegliere le attività pomeridiane da svolgere durante l’anno nei primi giorni di scuola. Se non hanno la possibilità di scegliere attività all’interno della scuola, vanno in cerca di altre attività simili in diverse strutture e, di conseguenza, sarà più difficile riuscire a raggiungere il numero minimo di iscritti che consenta di coprire i costi necessari a tenere in vita un corso di gruppo, col rischio di lasciare la palestra inutilizzata o sottoutilizzata per tutto l’anno.

Le dirette conseguenze dei ritardi nelle assegnazioni degli impianti sportivi e delle palestre scolastiche rispetto ai tempi richiesti per far partire le attività a pieno regime fin dall’inizio dell’anno sportivo sono due:

  • la mancata erogazione del servizio alla cittadinanza;
  • la mancata riscossione dei relativi canoni di concessione,

In particolare esprimo al futuro Governo la mia preoccupazione per quanto riguarda questo secondo punto, che potrebbe profilare un danno erariale nei confronti degli Enti Locali.

È dunque fondamentale che le commissioni aggiudicatrici portino a termine il proprio lavoro entro dei termini utili ad attivare i corsi presso gli impianti ed i centri sportivi municipali fin dal primo giorno di scuola.

Superati tali termini utili, qualora i tempi per l’assegnazione definitiva dovessero rivelarsi troppo lunghi, lo strumento attraverso il quale potrebbe essere possibile assicurare l’inizio delle attività è la proroga tecnica, che dovrebbe garantire la partenza delle attività fin dal primo giorno dell’anno sportivo.

L’appello al futuro governo è che si colga l’occasione offerta dalla Legge Delega appena approvata per introdurre una specifica norma a livello nazionale.

Ps. Grazie a chi ha commentato il mio post su Facebok, vi ho letto tutti.

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A Roma mai più affidamenti diretti e proroghe infinite, nessuna moratoria sui procedimenti in corso

Avevo chiesto il ritiro di questa mozione ma siamo stati costretti a votarla. E allora parliamone.

Siamo contrari alla proposta di moratoria di tutte le procedure pubbliche avviate a Roma per l’affidamento in concessione degli impianti sportivi comunali e siamo contrari agli affidamenti diretti, a Roma non si tornerà mai più indietro lo diciamo chiaramente.

Tutte le forze politiche presenti in Campidoglio hanno votato a favore, dagli amici Fratelli (d’Italia) agli amici di Giorgia (Meloni), dal Partito Democratico alla Lega, da Forza Italia alla sinistra “estrema” di Fassina. Tutti a favore degli affidamenti diretti e delle proroghe infinite.

Tutti tranne il Movimento 5 Stelle.

Evidentemente questo è un tratto distintivo, caratteristico, che differenzia il Movimento da tutti gli altri. Mi dispiace constatare che sia ancora così, mi ero illuso – lo devo confessare – che la trasparenza e la meritocrazia fossero finalmente diventati principi condivisi da tutti. Invece siamo ancora soli da questo punto di vista. Peccato, ne siamo comunque orgogliosi e lo ribadiamo a testa alta.

Chi afferma che c’è un “disallineamento” tra la legge nazionale e l’attuale Regolamento per gli impianti sportivi comunali dice il falso: i bandi pubblici non potranno mai essere un elemento di contrasto con le leggi italiane e quelle europee (vi prego, colleghi consiglieri, siamo seri!).

Viceversa sono le proroghe infinite ad essere in contrasto con le Direttive europee e con le leggi nazionali. Proprio quello che chiedeva la mozione: affidamento diretto degli impianti esistenti ai concessionari con la concessione scaduta.

I bandi pubblicati da Roma Capitale sono troppo pochi, e non troppi. Devono aumentare e velocizzarsi, non essere bloccati.

Non si torna indietro, né oggi né dopo il 2021: qualsiasi Governo ci sarà a Roma nel futuro, gli affidamenti diretti nel mondo sportivo sono finiti per sempre. E se la politica cadrà nuovamente in errore, sarà la Corte dei Conti a rimediare. Le procedure pubbliche, infatti, porteranno anche benefici economici al Comune, oltre ad un migliore servizio agli utenti.

Questa è una promessa che mi sento di fare a livello personale. Abbiamo liberato Roma da un sistema che non tornerà mai più.

Avanti con fiducia verso la prossima variazione di bilancio

In occasione delle ultime tre delibere sul bilancio (dicembre 2018 – bilancio di previsione 2019/2021, giugno 2019 – variazione al bilancio, luglio 2019 – assestamento) ho proposto di iniziare ad utilizzare degli indicatori per giungere ad una distribuzione territoriale delle risorse economiche più efficiente ed efficace rispetto a quella utilizzata fino ad oggi, che in pratica consiste nel dividere le risorse disponibili in parti uguali, dando quindi un quindicesimo del totale ad ogni Municipio.

Neanche stavolta il metodo che ho proposto è stato seguito, ma le parole di ieri dell’Assessore Lemmetti mi danno fiducia (da settembre si cambia musica, le risorse saranno attribuite alle strutture che dimostreranno di riuscire a utilizzarle). Ci riproverò quindi con la prossima variazione.

Nel frattempo mi fa piacere pubblicare le lettere che ho inviato alla Sindaca, agli Assessori e ai 27 consiglieri di maggioranza che hanno votato l’assestamento di bilancio (la consigliera Montella é, nei fatti, passata da tempo all’opposizione) condivise con gli Assessori sport municipali, sperando che possano risultare utili ed essere applicate anche dagli Assessori municipali che hanno competenze diverse rispetto al tema che seguo direttamente, cioè i lavori per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle palestre scolastiche.

Lettera del 25 luglio 2019

Egregi,

l’attuale programmazione prevede per il triennio 2019/2021 investimenti per oltre un miliardo, una parte dei quali sarà quindi realizzata oltre la primavera del 2021.

La precedente programmazione ha prodotto nel 2018 un mancato impiego di oltre 300 milioni.

La programmazione futura avrà dei tempi di realizzazione che, in gran parte dei casi, vanno oltre l’orizzonte temporale dell’attuale governo.

Con riferimento ai fondi stanziati al Titolo II nel bilancio di previsione 2019/2021, dopo 7 mesi ne risultano impegnati meno della metà.

Con riferimento ai fondi stanziati al Titolo II nella variazione di giugno, dopo 1 mese non risulta impegnato quasi niente.

Segnalo, però, che vi è una tipologia di interventi che ha ricevuto 1 milione di euro nella variazione di giugno per i quali è già stato pubblicato il bando che ne assegnerà i relativi lavori: mi riferisco alle gare per l’assegnazione dei lavori di manutenzione straordinaria delle palestre scolastiche nel Municipio VII.

Colgo l’occasione per evidenziare che questa tipologia di investimenti ha delle caratteristiche che la rendono particolarmente interessante per chi è al governo ed ha bisogno di mostrare ai cittadini risultati concreti. Infatti questa tipologia di investimenti:

  1. richiede delle somme relativamente ridotte (su un miliardo e 200 milioni di investimenti programmati, la richiesta è inferiore ai 10 milioni);
  2. richiede tempi molto brevi per la loro realizzazione, poiché è stata oggetto di una attenta programmazione (come dimostrano i lavori finanziati nella variazione di giugno);
  3. ha le caratteristiche per essere oggetto di una comunicazione efficace (le palestre scolastiche sono i luoghi privilegiati per le attività ludico motorie e sportive dei bambini);
  4. ha effetti diretti e concreti su un gran numero di persone, che le hanno di fronte agli occhi quotidianamente (vanno considerati i bambini che frequentano le scuole, quindi i loro genitori, e i cittadini che frequentano le palestre scolastiche nel pomeriggio).

Prima di concludere desidero tornare a evidenziare il metodo di lavoro utilizzato, oggettivo ed equo per tutti i Municipi: vi sono infatti alla base delle richieste relative alle palestre scolastiche atti votati in aula, lavori di commissione e lettere registrate al protocollo (con le relative risposte) indirizzate a tutti i Presidenti, a tutti i Direttori ed a tutti gli Assessori Sport dei 15 Municipi.

A tal proposito vi anticipo che sarà mia cura comunicare entro lunedì alle ore 10 l’elenco di tutte le palestre scolastiche che hanno progetti pronti e bandi pubblicabili nel giro di poche settimane, con i relativi costi (vedi nota RQ/13746 del 25/07/2019).

Concludo aggiungendo che, oltre agli interventi previsti nel bilancio del Dipartimento Ambiente (la cui verifica ha portato ieri a individuare, se non erro, circa 9 milioni di investimenti stanziati in bilancio che non saranno impegnati entro la fine del 2019), è necessaria una ulteriore verifica sui tempi necessari ad impegnare i fondi richiesti dai Municipi che passeranno da una fonte di finanziamento incerta (ad es. affrancazioni) ad una fonte certa (ad es. mutui) poiché non è scontato che un progetto il cui finanziamento è stato richiesto a inizio anno, confidando quindi su 12 mesi di tempo per poter impiegare le risorse messe a disposizione, possa essere bandito nei 5 mesi che restano, di cui il primo è il mese di agosto. Vi comunico, ad esempio, che i fondi richiesti dal Municipio VI per la manutenzione straordinaria delle palestre scolastiche non potranno essere utilizzati perché il Municipio deve mettere a bando la progettazione e successivamente la realizzazione dei progetti: sarebbe stato possibile fare entrambe le cose in 12 mesi, mentre in 5 mesi è impossibile.

Lettera del 29/07/2019

Egregi,

vi comunico che, in aggiunta alle precedenti richieste non soddisfatte del Municipio VII, hanno segnalato la disponibilità di ulteriori progetti pronti ad essere messi a bando i Municipi I, III, V e XI.

Ve li trasmetto, ribadendo che la distribuzione delle risorse finanziarie in uguale proporzione tra tutti i Municipi è un metodo iniquo, oltre che inefficace, poiché le informazioni sulle palestre scolastiche raccolte negli ultimi due anni ci consentirebbero di utilizzare degli indicatori utili a raggiungere un risultato migliore. A titolo di esempio:

  1. ci sono Municipi che hanno meno di 20 palestre scolastiche ed altri che ne hanno 60;
  2. ci sono Municipi che hanno presentato 9 progetti per la ristrutturazione delle loro palestre scolastiche ai bandi “pronti, sport…via” e “sport e periferie” ed altri che non hanno nemmeno partecipato;
  3. ci sono Municipi che registrano 150 mila euro l’anno di entrate derivanti dai canoni per la concessione delle loro palestre scolastiche ed altri che hanno entrate pari a zero euro;
  4. ci sono Municipi con 10 palestre scolastiche inagibili che a settembre rischiano di rimanere chiuse ed altri con palestre scolastiche in perfetto stato manutentivo.

Segnalo, infine, che il Municipio VI ha chiesto di rinviare al 2020 i 918 mila euro di finanziamenti originariamente richiesti per la manutenzione straordinaria di palestre scolastiche il 2019, mantenendo per l’anno in corso 90 mila euro (finanziati con fonti certe, avanzo o mutuo) per la relativa progettazione.

Stato di avanzamento delle istanze art. 22 c. 1

Agli esiti della Commissione del 24 luglio scorso, pubblico il prospetto riassuntivo dello stato di avanzamento delle istanze pervenute, trasmesso da parte del Dipartimento Sport.

Su 33 domande presentate nel 2018:

  • 2 sono giunte al penultimo passaggio (verifica da parte della Ragioneria e successiva approvazione in Giunta);
  • 9 sono state inserite nel Piano degli investimenti e si potrebbero avviare a conclusione positiva in tempi brevi;
  • 5 necessitano di integrazioni da parte dei proponenti;
  • 10 hanno ricevuto un preavviso di diniego, che si concluderanno negativamente se i proponenti non supereranno le osservazioni degli uffici;
  • 7 si sono concluse con esito negativo.

Nel 2019, in occasione della riapertura dei termini, sono state presentate altre 14 domande.

L’avanzamento delle pratiche è stato rallentato principalmente dai seguenti elementi: la presenza di problemi di natura patrimoniale relativamente al terreno o alle opere realizzare (che in alcuni casi ha comportato la sospensione dell’iter), il disallineamento tra l’ammontare degli investimenti autorizzati e investimenti alla base dei P.E.F. (che ha richiesto delle integrazioni), tempi necessari per l’inserimento delle opere nella programmazione triennale di Roma Capitale (ogni singolo inserimento equivale a una variazione al bilancio).

Report stato avanzamento istanze Art. 22 c. 1

Legenda Fasi

Consiglio Straordinario sugli impianti sportivi realizzati con mutui garantiti da Roma Capitale


A settembre sarà convocato un consiglio straordinario su un tema che nell’attuale bilancio di Roma Capitale pesa più di 20 milioni di euro . A tanto ammonta il debito potenziale causato dal mancato pagamento delle rate dei mutui erogati per la realizzazione di alcuni impianti sportivi comunali.

I motivi che hanno portato alla situazione attuale e i soggetti che ne hanno la responsabilità sono ancora da accertare, infatti sono numerosi i contenziosi in corso, i cui esiti provvisori non sono sempre favorevoli all’Amministrazione.

Gli indirizzi politici sono chiari ed hanno l’intento di porre fine all’inerzia dell’azione amministrativa sul tema. L’obiettivo è quello di non attendere i tempi necessari a giungere alle sentenze definitive sui citati contenziosi e di procedere quanto prima a nuove concessioni, tramite la rinegoziazione dei mutui da parte degli attuali gestori oppure tramite la selezione pubblica di altri soggetti gestori.

Tali indirizzi sono stati finora disattesi. Infatti, mentre le azioni legali che coinvolgono il Comune e i Concessionari proseguono i loro iter pluriennali tra TAR e Consiglio di Stato, mancano gli atti dirigenziali che dovrebbero tutelare la salvaguardia del valore patrimoniale degli impianti: in seguito alle revoche dei concessionari non è stato predisposto da parte dei Dipartimenti competenti nessun atto amministrativo volto a garantire la custodita, la gestione e la manutenzione delle strutture, che di conseguenza rischiano un grave depauperamento perchè – di fatto – sono state lasciate in mano a soggetti formalmente senza titolo che, evidentemente, non hanno più l’obbligo (e neanche l’interesse economico) di curarne la manutenzione.

D’altro canto, anche la proposta di delibera di indirizzo per la rinegoziazione dei mutui, che era stata sottoscritta dalle Commissioni capitoline Sport e Bilancio (quindi condivisa tra tutte le forze politiche presenti in Campidoglio), nata originariamente per gli impianti sportivi comunali e poi allargata anche ai pvq, è stata fermata dai pareri negativi di tutti i Dipartimenti.

A tal proposito segnalo: testo della proposta – parere Dipartimento Patrimonio – parere Dipartimento Sport – Parere RagioneriaPres. Comm. bilancio propone ritiro – Pres. Comm. sport preannuncia ritiro e sollecita gli uffici – ritiro_della proposta.

L’applicazione del Codice dei contratti è sbilanciata verso i lavori, a discapito dei servizi

Il Prof. Arch. Francesco Karrer, già professore ordinario di urbanistica presso l’università La Sapienza, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e Commissario Straordinario al Porto di Napoli, autore di numerose pubblicazioni scientifiche in Italia e all’estero, ha affrontato il tema delle concessioni ponendo alla platea alcuni spunti di riflessione su quella che è stata un’invenzione amministrativa italiana già a partire dagli anni 20 del secolo scorso.

L’intervento è stato incentrato sul tema della complessità di un progetto che abbia allo stesso tempo un ritorno economico ma che sia anche socialmente accettabile, sul ruolo e la strategicità degli spazi sportivi quale gamma articolata di risorse che andrebbe riconosciuta soprattutto in termini di “prestazioni” e ponendo il servizio al centro del processo.

Karrer pone l’accento su come il codice degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, nel recepire le direttive comunitarie, elenchi ma non favorisca forme alternative di gestione dei servizi. Esistono altri strumenti, previsti dal codice (contratti di innovazione, dialogo competitivo, contratti di partenariato) ma che per pigrizia non vengono utilizzati.

Il processo dovrebbe incentrarsi, invece, sulla gestione, e tutta la progettazione andrebbe affrontata dal lato della gestione e non dal lato esclusivamente del progetto edilizio.

Propone di passare dalle categorie astratte ad una misurazione della performance della struttura che viene progettata e quindi data in concessione. Solo differenziando si riesce a declinare la tipologia amministrativa migliore.


Gli altri interventi sono disponibili al seguente link:

Impianti Sportivi Comunali e Partenariato Pubblico Privato, tavola rotonda del 1 luglio.

Il Partenariato Pubblico Privato è un volano per ottenere impianti sportivi qualificati

Il Dott. Silvano Morandi, esperto in campo manageriale soprattutto in materia di servizi pubblici locali e di gestione di infrastrutture e partenariato pubblico privato (PPP), si è soffermato sull’aspetto economico, sottolineando che esso rappresenta una discriminante fondamentale per effettuare qualsiasi tipo di operazione gestionale.

Il piano economico finanziario (PEF) è l’elemento centrale del partenariato, quindi il primo imprescindibile passo consiste nel capire se un determinato impianto abbia una rilevanza economica tale da poter essere gestito tramite PPP; il PEF a sua volta deve basarsi su un’analisi sportiva.

La Società Sportiva che intende proporre un progetto per un determinato impianto deve innanzitutto essere sicura di poter compiere un certo investimento, consapevole che sarà ripagato nel corso degli anni, nonché di poter pagare un canone all’Amministrazione.

Il PPP rappresenta il volano per ottenere impianti sportivi qualificati, premiando chi investe non solo sui lavori ma anche sulla parte propedeutica progettuale.


Gli altri interventi sono disponibili al seguente link:

Impianti Sportivi Comunali e Partenariato Pubblico Privato, tavola rotonda del 1 luglio.

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