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Storie di debiti ristrutturati: Germania e Grecia a ruoli invertiti (nel 1953)

15 luglio 2013

titolistatoitalia

Forse non tutti sanno che la Germania, oggi vista come un modello inarrivabile di virtù e rigore, ha pagato nel 2010 l’ultima rata relativa alla ristrutturazione del suo debito pubblico avvenuta sessanta anni fa.

Ebbene si, molto prima della Grecia, dell’Argentina e di tanti stati africani, quasi tutti gli Stati del mondo hanno ristrutturato il proprio debito, almeno una volta nella loro storia. 

La Repubblica Federale Tedesca all’inizio degli anni Cinquanta era schiacciata dal peso del debito pubblico e minacciava di trascinare nella crisi anche gli altri paesi europei. Preoccupati per un possibile contagio, i suoi creditori (tra cui la Grecia) decisero di rimodulare le proprie pretese: è così che la Germania ha ristrutturato il proprio debito, tramite il trattato firmato a Londra il 27 febbraio del 1953.

L’accordo sul debito estero tedesco fu un vero e proprio trattato di parziale cancellazione del debito, stipulato tra la Germania e i rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. In totale furono 60 i paesi creditori, tra loro anche Grecia e Italia. Il trattato impegnava la Germania ad un rimborso integrale dei debiti esteri contratti tra il 1919 ed il 1945 e ad un rimborso parziale dei debiti di guerra alle tre potenze occupanti. Con l’accordo, alla fine, l’importo da rimborsare fu ridotto di quasi il 50% (dei 13,5 miliardi di marchi di debito ne furono cancellati 6,2) e spalmato in decine di anni.

Molti economisti sostengono che la ristrutturazione del debito fu uno dei cardini della crescita economica tedesca del dopoguerra, poichè le spese per ripagarlo non impattarono più in maniera soffocante sullo sviluppo del paese.

Chiaramente questo non vuol dire che la ristrutturazione del debito sia un toccasana miracoloso, valido in qualsiasi momento storico e per qualsiasi paese, grazie al quale l’Italia riuscirebbe di colpo a risolvere tutti i suoi problemi economici e sociali. Poter spendere di più non significa automaticamente maggiore benessere per i cittadini: i benefici di una maggiore spesa pubblica si realizzano nella misura in cui quella spesa venga destinata ad investimenti in servizi pubblici, in ricerca, in infrastrutture. La sola ristrutturazione del debito non serve assolutamente a niente.

Se prima non si studia attentamente un efficace meccanismo per vincolare una eventuale ristrutturazione del debito pubblico a una seria revisione della spesa (e completamente diversa da quella montiana), così come avvenne nel caso tedesco dello scorso secolo, tanto vale tenerci il debito.
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From → Economia

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