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Referendum sulle trivelle: Sì o No?

18 marzo 2016

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Il prossimo 17 aprile voteremo per il cosiddetto “referendum sulle trivelle”. Il testo stampato sulle schede sarà il seguente:

Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?

Il referendum – sostenuto dalle associazioni ambientaliste guidate da WWF, Greenpeace e Legambiente – vuole dare una scadenza alle concessioni attualmente in essere per le attività estrattive delle piattaforme situate entro le 12 milia marine (22,2 km) dalla costa

Non cambia nulla per le nuove trivellazioni entro le 12 miglia, che sono già oggi vietate dalla legge, e non cambia nulla per le trivellazioni oltre le 12 miglia, vecchie e nuove, che potranno continuare.

I quesiti referendari presentati originariamente (nell’ottobre 2015) erano sei, ma la Cassazione ha ritenuto che cinque fossero superati dalle modifiche apportate dalla Legge di stabilità 2016, che ha accolto le richieste contenute in quei cinque quesiti introducendo, però, le parole che l’ultimo quesito referendario rimasto propone di abrogare.

In sostanza, chi vota Sì al referendum si oppone al fatto che le concessioni entro le 12 miglia siano di durata illimitata.

Chi sostiene il No ritiene che l’Italia ne sarebbe danneggiata dal punto di vista dell’indipendenza energetica. Non sono d’accordo: gli effetti sull’autonomia energetica nazionale sono praticamente nulli.

Secondo i dati forniti da Legambiente, le piattaforme soggette a referendum producono il 27% del totale del gas e il 9% del petrolio estratti in Italia. L’incidenza della produzione di queste piattaforme è ormai pari a meno dell’1% rispetto al fabbisogno nazionale di petrolio e pari al 3% del fabbisogno nazionale di gas, entrambe in forte diminuzione.

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D’altro canto, chi sostiene il Sì ritiene che il referendum serva a ridurre i rischi di danno ambientale ed i pericoli per la salute. Purtroppo non sono pienamente d’accordo: gli effetti sull’ambiente sono praticamente nulli.

Gran parte delle concessioni estrattive marine che ci sono oggi in Italia si trovano oltre le 12 miglia marine, quindi non sono coinvolte dal referendum. Inoltre, le concessioni future non sono interessate dagli esiti referendari. Il rischio di incidenti, attuale e futuro, alto o basso che sia, non sarà azzerato e probabilmente neanche ridotto ma, al massimo, spostato un po’ più in là.

Questo, però, significa che un’altra ragione di chi sostiene il No (la perdita di posti di lavoro) è infondata: gli effetti sull’occupazione sono praticamente nulli.

A differenza di quanto afferma Gianfranco Borghini, fondatore del comitato Ottimisti e razionali,

una vittoria del Sì avrebbe conseguenze pesanti sull’occupazione e la fine delle estrazioni significherebbe la perdita di migliaia di posti di lavoro sulle piattaforme offshore

una vittoria del Sì non avrebbe alcuna conseguenza sull’occupazione perché non significherebbe la fine di nessuna estrazione ma solo il relativo spostamento più al largo.

In definitiva, l’argomentazione più consistente è quella, avanzata da chi sostiene il Sì, secondo cui il referendum è soprattutto un atto politico che serve a dare un segnale contrario all’utilizzo delle fonti di energia fossile.

esso è l’unico strumento di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana

Una seconda argomentazione valida è quella di Rossella Muroni, presidente di Legambiente, la quale sostiene che

mettere una scadenza alle concessioni date a società private, che svolgono la loro attività sfruttando beni appartenenti allo Stato, non è una fissazione delle associazioni ambientaliste o dei comitati, ma è una regola comunitaria. Non si capisce perché in questo caso, le compagnie petrolifere debbano godere di una normativa davvero speciale, che non vale per nessun’altra concessione, togliendo ogni scadenza temporale e lasciando la possibilità di appropriarsi di una risorsa pubblica a tempo indeterminato.

Per questi motivi voterò Sì e spero che lo faccia almeno il 50%+1 degli aventi diritto.

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One Comment
  1. Dario permalink

    come la mafia, la mala politica colpisce sempre d’estate…o in primavera , quando gli italiani approfittano delle prime giornate calde x riversarsi in massa sulle spiagge o x fare gite in campagna. A questo punto dovremmo augurarci un 17 aprile freddo e nuvoloso?.

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