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I costi del NON-recupero e del NON-indifferenziato

9 luglio 2012

Dopo aver visto che l’abbattimento dello smaltimento in discarica si può e si deve realizzare con tempi tecnici rapidi, vogliamo adesso dimostrare che una politica finalizzata al recupero si può e si deve perseguire anche per motivi economici.

In questa pagina analizziamo i costi per la RACCOLTA DIFFERENZIATA. A breve verranno pubblicate le analisi sui costi degli altri 2 punti chiave che si possono e si devono fare ORA: Centri di Riparazione e Riuso, e Impianti di Riciclo.

Utilizzando i dati pubblicati dal Ministero dell’Ambiente e leggendoli per dargli un senso economico, si ottiene una descrizione della realtà completamente diversa di quella che è sempre stata sostenuta da chi ci ha governato: la raccolta differenziata spinta, ci hanno sempre raccontato, non è sostenibile dal punto di vista economico poiché ha dei costi di gestione troppo elevati che farebbero aumentare le tariffe pagate dai cittadini. I numeri dimostrano che è esattamente il contrario.

A tale scopo, analizziamo i dati sulla produzione di rifiuti solidi urbani e sulla raccolta indifferenziata di rifiuti solidi urbani degli ultimi 10 anni, e confrontiamoli con le tariffe applicate alle utenze per il servizio di igiene urbana in oltre 100 comuni italiani.

Elaborando i dati disponibili su base regionale e calcolando la densità di “produzione indifferenziata” di rifiuti, ovvero la somma dei rifiuti raccolti in forma indifferenziata negli ultimi 10 anni divisa per la superficie di ciascuna regione italiana, si osserva che le bollette per il servizio rifiuti sono più basse nelle regioni dove la raccolta differenziata è maggiore. Ciò significa che il costo di gestione del ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani in una determinata superficie territoriale aumenta all’aumentare delle quantità di rifiuti prodotte e raccolte in modalità indifferenziata.

Figura 1 – Correlazione tra produzione di rifiuti indifferenziati e bolletta domestica per Regione [Fonte: MoVimento 5 Stelle Roma, elaborazioni su dati ISPRA]

L’interpretazione di questo fenomeno è quasi banale talmente è evidente: viviamo in un mondo spazialmente limitato e, quindi, quanti più rifiuti produciamo (e non recuperiamo), tanto più non sappiamo dove metterli e, conseguentemente, la loro gestione diventa costosa. In altri termini, il territorio a nostra disposizione ha dei rendimenti decrescenti: per ogni chilo di rifiuto che produciamo e non riusciamo a recuperare, paghiamo un prezzo sempre più alto, soffrendo un problema di congestione che si fa più evidente all’aumentare dello sfruttamento delle risorse (territoriali e ambientali) a disposizione.

Le indicazioni che ci vengono fornite dalle risultanze empiriche confermano le tesi che sono alla base delle politiche, sostenute a livello comunitario, in favore della prevenzione dei rifiuti, ovvero la disincentivazione attraverso provvedimenti volti a penalizzare economicamente o vietare la produzione di materiali e manufatti a ciclo di vita molto breve e destinati a diventare rifiuti senza possibilità di riuso. In particolare, la conferma empirica dell’importanza della possibilità di riuso e della promozione della raccolta differenziata è data dalla lettura combinata del risultato qui illustrato e dell’analisi dei flussi dei rifiuti per ogni singola fase della filiera, che mostra che in Italia viene riciclato il 63,7% dei rifiuti raccolti in forma differenziata mentre con la raccolta indifferenziata si ricicla solo lo 0,9%.

In sostanza, quello che ci hanno sempre raccontato è solo una parte del tutto: se ci fermiamo ad analizzare solo la fase a monte della filiera del ciclo dei rifiuti, ovvero la raccolta, è vero che la differenziata richiede maggiori costi dell’indifferenziata. La filiera, però, ha anche una fase a valle, ovvero il riciclo e lo smaltimento, nella quale la raccolta differenziata (=riciclo) beneficia di costi enormemente minori rispetto alla raccolta indifferenziata (=discarica), la cui economicità più che compensa i maggiori costi iniziali. Se si considerano, quindi, i costi di gestione dell’intero ciclo di vita dei rifiuti, essa si rivela economicamente più vantaggiosa. Come, per l’appunto, dimostrano le tariffe meno elevate che vengono applicate alle utenze residenti nelle regioni che differenziano di più.

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From → Ambiente, Economia

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