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La demenza dei nativi digitali

6 novembre 2015

wpid-ob_c817abaa9be7e67ca398e88cd6e8edcc_educazione-moderna-r.jpgA colloquio con la pediatra del nido comunale sono venuto a conoscenza di una bruttissima malattia moderna, una forma di demenza originatasi negli ultimi anni: la demenza digitale.

La demenza, così come è stata intesa fino ad oggi, è una malattia degli adulti caratterizzata da perdita progressiva delle capacità cognitive che riguardano l’orientamento spaziale, temporale e personale. La demenza digitale indica invece le situazioni nelle quali queste capacità cognitive non vengono sviluppate affatto.

Tutti i bambini nati a partire dagli anni Novanta ne sono a rischio: i nativi digitali, che vengono a contatto fin dall’infanzia con le nuove tecnologie, rischiano di non sviluppare tutti i collegamenti delle cellule nervose del cervello, poiché alcune aree dell’apprendimento vengono attivate solo attraverso le esperienze analogiche come toccare gli oggetti, percepire la loro forma e le loro caratteristiche attraverso le reazioni che suscitano nel corpo, costruire e smontare, usare la matita e colorare su carta, etc.

La tecnologia digitale, che viene sviluppata con l’obiettivo di essere sempre più intuitiva, semplifica quanto più possibile ogni operazione. Se, però, una determinata operazione non la fai mai, l’uso della tecnologia te ne impedisce di fatto l’apprendimento. Anche semplicemente copiare scrivendo a mano comporta un impegno cerebrale più efficace rispetto al copia e incolla. Per non parlare della capacità di fare i calcoli a mente: chi non impara le tabelline da piccolo, da grande non saprà fare nemmeno le operazioni piú semplici senza ricorrere alla calcolatrice dello smartphone.

Il ruolo dei genitori e degli educatori è quello di aiutare le nuove generazioni a utilizzare il buono delle tecnologie piu recenti, assumendosi il ruolo di guida e di controllori della qualità, in sostanza insegnando la “saggezza digitale”. (Marc Prensky)

Questo non vuol dire che la tecnologia va bandita completamente ai bambini, anche perché non sarebbe possibile neanche volendo. È importante invece insegnarne l’utilizzo con buon senso e continuando a lasciare uno spazio maggiore alle forme di sperimentazione e apprendimento che il cervello umano ha usato fino ad oggi: manipolare, usare tutto ciò che è a disposizione, sperimentare.

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