Iniziamo la settimana con una buona notizia: dopo decenni di attesa, il prossimo anno saranno realizzati i lavori di rifacimento della pista di atletica di Caracalla.
Da quasi due anni abbiamo “adottato” questo impianto come simbolo della mala gestione dell’impiantistica sportiva comunale di Roma Capitale e, progressivamente, dopo essere entrati nelle istituzioni, stiamo cambiando le cose.
Dopo aver segnalato che le tariffe di accesso applicate dal gestore erano inique, ne abbiamo ottenuto la riduzione.
“un abbonamento annuale costa 70 euro per un tesserato Fidal e 250 euro per un tesserato EPS”
link: Affittasi stadio di Caracalla a 4 euro al mese (dicembre 2013)“a partire dal 1 febbraio di quest’anno, le tariffe agevolate per l’accesso agli stadi di atletica di Roma Capitale sono applicate non solo ai tesserati Fidal ma anche a tutti i tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva”
link: Accessi agli stadi comunali uguali per tutti (marzo 2014)
Dopo aver segnalato il degrado delle piste di atletica romane, ed aver proposto di ricorrere all’aiuto economico di uno sponsor, abbiamo ottenuto lo sblocco dei fondi presenti in bilancio.
“le corsie sono talmente consumate da assomigliare più a una pista per le biglie che a una pista di atletica”
link: Programmi dimenticati – una politica per lo sport (marzo 2013)“non sarebbe fantastico se uno sponsor investisse nella pista delle Terme di Caracalla, visto che sta cadendo a pezzi, per rimetterla a nuovo?”
link: Ristrutturare gli impianti sportivi comunali con i soldi degli sponsor? Si può fare (ottobre 2014)
Infatti, la scorsa settimana Pancalli ci ha chiamato per confermare di essere riuscito ad individuare i fondi necessari al rifacimento della pista e chiedere quando iniziare i lavori.
In accordo con lui, abbiamo deciso di chiederlo direttamente ai frequentatori dell’impianto: per partecipare al sondaggio, →cliccate qui←.
Davanti al luogo simbolo di Roma nel mondo, ogni giorno venditori abusivi di souvenir “made in Italy” (!!!) vendono illegalmente la propria merce sotto gli occhi “distratti” (!!!) di polizia e carabinieri.
Ma perchè non intervengono? Che ci stanno a fare in strada?
E perchè non intervengono i loro superiori? Che ci stanno a fare in ufficio?
E perchè non intervengono i politici? Che li abbiamo votati a fare?
“Sconosciuto al catasto dei fabbricati”: questo è lo stato dell’impianto di rugby e atletica Antonio Nori, che sembra essere nato spontaneamente sul terreno seminativo all’interno del parco di Tor Tre Teste.
Confrontando la foto satellitare con le carte del catasto, si nota il “buco” evidenziato in azzurro (la linea l’ha tracciata Andrea Tardito, referente del tavolo di lavoro urbanistica e autore della segnalazione).
Anche la visura al catasto dei terreni ce lo conferma: le particelle 162 e 502 del foglio 648 sono “terreni seminativi interessati da immobile urbano non ancora regolarizzato ai sensi del D.L. 78/2010″ (scarica la visura catastale).
Il Dipartimento Sport, al quale ci siamo rivolti per avere chiarimenti, tra il 2007 e il 2008 ha chiesto ripetutamente la documentazione relativa all’accatastamento ma, misteriosamente, non gli è mai stata trasmessa. Ora, grazie alla nostra segnalazione, hanno scoperto il perché: l’accatastamento non c’era.
È così che il Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale gestisce i beni della città: se li dimentica.
Siete contenti così o vi piacerebbe cambiare le cose? Noi, nonostante i pochi mezzi a disposizione, lo stiamo già facendo, tutti i giorni.
Ho appena terminato di leggere la “Guida operativa alle sponsorizzazioni nelle pubbliche amministrazioni”, un manuale pubblicato ormai 10 anni fa dal Dipartimento della Funzione Pubblica, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio.
Cosa dice il manuale?
Il manuale dice, innanzitutto, che le sponsorizzazioni si configurano come il classico strumento che le amministrazioni italiane hanno sempre preferito trascurare, mentre in Europa, e soprattutto nei paesi scandinavi ed anglosassoni, la sponsorizzazione è considerata “una scienza, uno strumento moderno di innovazione per progetti di comunicazione integrata”.
Il punto di partenza nell’utilizzo dei contratti di sponsorizzazione in Italia è l’art. 43 della legge n. 449/97, che ha esteso a tutte le amministrazioni pubbliche la facoltà di stipulare contratti di sponsorizzazione ed individuandone le finalità ed i vincoli.
Per quanto riguarda le finalità, il provvedimento stabilisce che le attività di sponsorizzazione devono perseguire:
- lo sviluppo dell’innovazione nell’organizzazione amministrativa
- la realizzazione di maggiori economie
- il miglioramento della qualità dei servizi prestati all’utenza
Per quanto riguarda i vincoli, la norma stabilisce che le iniziative “devono essere dirette al perseguimento di interessi pubblici, devono escludere forme di conflitto di interesse tra l’attività pubblica e quella privata e devono comportare risparmi di spesa rispetto agli stanziamenti disposti”.
Poiché il contratto di sponsorizzazione non è un contratto passivo, ovvero non comporta l’elargizione di denaro pubblico verso un soggetto privato, i contraenti non devono essere necessariamente scelti con procedure di gara ad evidenza pubblica, ferma restando l’attivazione di adeguate forme di pubblicizzazione dell’iniziativa prevista. I contratti di sponsorizzazione, infatti, sono stati ricondotti alla categoria dei contratti attivi, ovvero di rapporti che non comportano una spesa ma un’entrata aggiuntiva per l’amministrazione che li pone in essere.
E allora, se la legge li consente (anzi, li incentiva), e considerato lo stato decadente del patrimonio impiantistico sportivo di Roma Capitale e la contemporanea mancanza di fondi per ristrutturarlo, citando gli amici di Sport Astrambiente mi domando: non sarebbe fantastico se uno sponsor investisse nella pista delle Terme di Caracalla, visto che sta cadendo a pezzi, per rimetterla a nuovo?
Secondo me si, sarebbe fantastico: questo genere di iniziative andrebbe perseguito con decisione. Secondo chi governa oggi la città, invece, le “rigorose procedure amministrative” sono un ostacolo insormontabile.
La scorsa settimana ho effettuato il mio primo ordine di verdura tramite il gruppo di acquisto solidale Conca d’Oro.
Grazie al portale ReteDES ho a portata di schermo tutte le informazioni per sapere qual’è la zona di produzione e il “ciclo” che porta i vari prodotti dal campo coltivato al frigorifero di casa.
Ad esempio, la frutta e verdura che compro sono prodotte dall’azienda agricola Caramadre e compiono un viaggio di circa 57 chilometri: 56 chilometri per andare dal campo al punto di consegna (la sede del gas) ed uno per arrivare fino a casa (quando mi sono registrato ho indicato il mio indirizzo).
Al supermercato al massimo ci si deve accontentare di un’etichetta con scritto “provenienza Italia”.
In questo modo viene facilitata non solo la gestione degli ordini, che si aggiornano automaticamente, ma anche l’allargamento ad amici esterni al gas. La partecipazione ad ogni singolo ordine, infatti, si può concretizzare comprando i prodotti, oppure gestendo gli acquisti di amici o, infine, offrendo un aiuto alla distribuzione della merce.
Vi siete convinti? Non è meglio passare un po’ del proprio tempo a chiacchierare con gli altri durante lo scarico di un gruppo di acquisto solidale piuttosto che a guardare l’orologio mentre si è in fila alla cassa?
clicca sulla foto per ingrandire
Parco che vai, degrado che trovi. Qualche giorno fa sono andato a correre dietro il Parco delle Valli, all’interno della Riserva Naturale della Valle dell’Aniene, ed ho scattato alcune fotografie.
Sulla sinistra, lungo l’argine dell’Aniene, mi ha accompagnato la vista di un chilometro e mezzo di rifiuti, materassi, calcinacci, divani, bottiglie e vestiti.
Sulla destra, affianco alla ferrovia che ferma alla Stazione Val d’Ala, un chilometro e mezzo di insediamenti abusivi e coltivazioni di vario genere.
Sono nuovo nel quartiere ma queste scene le ho già viste in altre parti, quindi sono consapevole del fatto che sono il risultato di anni di abbandono e di incuria. E che, purtroppo, che non basterà un intervento per risolvere il problema.
Però tentare non nuoce. Quindi ieri sono tornato ed ho scattato alcune foto. Per pubblicarle qui, per segnalarle al gruppo Retake Roma Conca d’Oro – Nuovo Salario, ai Pics (pics.polizialocale@comune.roma.it) e ad Ama.
Questi sono i rifiuti:
E questi gli insediamenti abusivi:
A maggio “ha messo la faccia” su Expo 2015:
Ci metto la faccia, avanti con i lavori
A luglio ce l’ha rimessa, inaugurando “la prima delle grandi opere connesse a Expo” con parole piene di orgoglio:
Dobbiamo smettere di fare di noi un racconto paradossale, per cui siamo solo il Paese del cibo e del buon vino: siamo un Paese di donne e uomini che sanno fare il loro lavoro
(Corriere della Sera del 23 luglio)
A settembre è stato fatto un primo bilancio della prima grande opera (“Brebemi, l’autostrada che nessuno percorre”):
Tre nuovissime corsie per marcia, così poco trafficate che quasi ci si può giocare a palla. La Brebemi, l’autostrada costruita per collegare in direttissima Brescia a Milano, è questo. Una silenziosa pista d’asfalto drenante di 60 chilometri che inizia e finisce in campagna, tagliando in due quel che resta di una Lombardia agricola fatta di mais, di piccoli borghi e di platani tutti in fila regolare lungo il reticolo dei fossi.
E, insieme al primo bilancio, la prima richiesta di altri soldi pubblici:
Non a caso Brebemi ha presentato un piano di riequilibrio economico al governo, che vale 497 milioni, lamentando (anche) la diminuzione delle previsioni di traffico e chiedendo sgravi fiscali oltre a un allungamento della concessione. Anche su questo punto è scoppiata la polemica: ma come, Brebemi non doveva essere un’autostrada senza un euro di contributo pubblico?
Le grandi opere pubbliche vanno fatte, perché sono fondamentali per lo sviluppo del paese, ma vanno fatte bene. Altrimenti vanno a vantaggio solo di chi presenta i progetti (e di chi li approva…).
Per non continuare a farci fregare, ricordiamoci di chi ci ha messo la faccia ed ha clamorosamente fallito.
Ps. A proposito opere pubbliche, lo scorso fine settimana sono stato a Monza: guardate lo svincolo autostradale di Novara Ovest. Per collegare due punti distanti cento metri, hanno costruito 4 chilometri di strada.
Mettiamocelo in testa: gli investimenti pubblici in grandi opere non basta farli, bisogna farli bene.

Il 19 settembre riprendono i giorni del bike to school:
Il Bike to School è un evento periodico che ha lo scopo di far andare i bambini a scuola in bicicletta, in modo autonomo e sicuro. Ideato e organizzato da genitori e volontari che accompagnano i ragazzi nel tragitto.
Lo scorso anno ho partecipato insieme al gruppo di Monte mario (Bike to school: Montemario c’è!) e quest’anno, avendo cambiato quartiere, vorrei provare a creare un nuovo gruppo che parta da Val Melaina.
Ci vediamo venerdì 19 settembre, alle 7:40, in piazzale Jonio. Se volete partecipare come accompagnatori fatemi sapere e, ovviamente, passate parola:
Ci muoviamo sempre in gruppo. In gruppo si è più visibili, protetti ed è molto più divertente andare a scuola!
Chissà se esiste al mondo una persona che pagherebbe un euro per andare al bagno in un luogo dove, a pochi metri di distanza, ci sono decine di locali pubblici.
Stabilire una tariffa simile per l’utilizzo dei bagni pubblici a Piazza di Spagna ha una sola spiegazione: evitare che quei bagni vengano usati. Infatti, basta andare al bar e prendere un caffè per spendere di meno.
E, allora, che senso ha prevedere l’apertura di un bagno, tutti i giorni dalle 10 alle 19:40, sapendo che non lo utilizzerà mai nessuno? E, se non bastasse, sostenendo pure i costi per l’illuminazione, la pulizia, la manutenzione di un ascensore per l’accesso dei disabili (i bagni si trovano sotto terra) e lo stipendio di un dipendente pubblico che passa il giorno a non fare niente?
Per chi non lo sapesse, Roma Capitale paga AMA per gestire quei bagni inutilizzati sulla base di un contratto di servizio sottoscritto da Veltroni e successivamente prorogato da Alemanno e Marino (con i soldi nostri, ovviamente).
Recentemente ho “scoperto” l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale. Essa, in realtà, è stata istituita 12 anni fa, con lo scopo di contribuire a migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi pubblici locali:
L’Agenzia, operando in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e valutazione, espleta la propria attività di istituto su tutti i servizi pubblici locali di Roma Capitale e costituisce un’esperienza innovativa nel controllo dei livelli di qualità e di quantità degli erogatori di servizi.
L’Agenzia svolge una importante funzione di supporto all’attività dei Consiglieri comunali, del Sindaco e del Governo cittadino, presentando, ogni anno, una Relazione sullo stato dei servizi pubblici locali e, periodicamente, indagini e monitoraggi, studi e analisi, pareri.
Solo per fare un esempio, una delle ultime indagini svolte è stata quella sul servizio di illuminazione pubblica nelle grandi città italiane, secondo la quale il servizio offerto a Roma è caratterizzato da una qualità bassa, “livelli medio-bassi di luminosità e di frequenza media dei punti luce sulle strade”, e un costo elevato, “gli indicatori della spesa unitaria vedono Roma fra le città più care, seconda dopo Milano, sia in relazione alla spesa per punto luce, sia per unità di flusso luminoso”. Questo (dis)servizio costa ad ogni famiglia romana, in termini di tasse, circa 50 euro l’anno.
L’Agenzia, però, in questi 12 anni è stata di fatto dimenticata da (quasi) tutti i Consiglieri e dallo stesso Sindaco, poiché tutte le utili indicazioni da essa fornita sono state sostanzialmente ignorate. L’Agenzia, per loro, semplicemente è come se non esistesse.
Insieme a Daniele Frongia, abbiamo deciso di fare rete e valorizzare il patrimonio di conoscenza accumulatosi nell’Agenzia, iniziando a coinvolgerla nelle iniziative della “Commissione Speciale per la Riforma e la Razionalizzazione della Spesa dell’Amministrazione Capitolina”. In tal modo, la Commissione potrà raccogliere informazioni utili all’impostazione delle proprie linee di azione, finalizzate alla eliminazione degli sprechi e, in ultima analisi, alla riduzione delle tasse a carico dei cittadini.
Sembrerà banale, in fondo si tratta semplicemente di mettere in atto un po’ di buon senso. Peccato, però, che oggi non lo faccia nessuno. Evidentemente, in alcuni ambienti il buon senso è rivoluzionario.



























