Chi sostiene l’abolizione dell’euro parla solitamente di ritorno alla lira. Mi sono accorto che, così facendo, si induce molti in errore.
La moneta nazionale dopo l’euro non avrà niente a che fare con la “vecchia lira”. Paradossalmente (ma neanche troppo) per non creare confusione sarebbe più corretto chiamarla pippo piuttosto che lira.
Il passaggio sarà, infatti, un progresso verso uno strumento nuovo e non un regresso verso uno strumento vecchio.
Chi teme il ritorno alla lira ha paura di un nuovo innalzamento incontrollato dei prezzi. In realtà, a differenza del passaggio dalla lira all’euro, il cui tasso di cambio è stato imposto dal mercato comune (1 euro = 1.936,27 lire), nel nuovo passaggio il tasso di cambio potremo stabilirlo unilateralmente.
La distorsione dell’effetto cambio, quindi, si potrà evitare semplicemente, ad esempio stabilendo la parità di cambio tra il “vecchio euro” e il “nuovo pippo” (1 pippo = 1 euro). Se con il vecchio euro, una pizza che costava 5 mila lire è passata erroneamente a costare 5 euro, equivalenti a circa 10 mila lire, con il nuovo pippo una pizza che costa 5 euro passerà giustamente a costare 5 pippo, equivalenti a 5 euro.
Chi teme il ritorno alla lira è tormentato dall’ansia di una svalutazione e un conseguente impoverimento generale. È fantastico, al riguardo, l’articolo uscito sull’Espresso che ipotizza gli scenari futuri dopo l’euro, leggetelo: Prezzi alle stelle. Mutui triplicati. Inflazione senza freni. Dazi e meno soldi in tasca. Se l’Italia dovesse davvero uscire dalla moneta unica gli esperti prevedono uno scenario da incubo! In realtà, l’impossibilità di svalutare è proprio uno dei principali condizioni che rende l’euro uno svantaggio per i paesi che, come l’Italia, hanno tassi di inflazione più alti degli altri (la Germania).
Non è neanche vero il rischio di un impoverimento rispetto all’estero. La ricchezza di una nazione dipende da tante cose ma non certo dall’indipendenza monetaria. In pratica, chi si può permettere le vacanze all’estero con l’euro, se le continuerà a poter permettere anche con il nuovo pippo, così come se le è continuate a permettere chi, con la vecchia lira, ha vissuto la svalutazione del 1992.
Attenzione: così come sbaglia (e, in alcuni casi, mente consapevolmente) chi profetizza la nostra rovina con l’uscita dall’euro, sbaglia chi preannuncia la risoluzione di tutti i mali economici del paese chi sostiene il progresso verso una nuova moneta.
È vero che una moneta unica, di fatto, introduce un vincolo fra i paesi che la adottano. Ed è vero che vincolarsi con altri paesi è una “comodità” che si può permettere solo chi rispetta determinate condizioni, senza le quali il vincolo tende a produrre, nel corso del tempo, degli squilibri a danno di alcuni paesi e a vantaggio di altri.
Le principali condizioni che devono essere rispettate da un’area valutaria ottimale sono: convergenza dei tassi di inflazione, integrazione commerciale, integrazione fiscale, flessibilità di salari e prezzi, mobilità del lavoro e dei capitali.
La maggior parte di queste condizioni non sussistono all’interno dell’eurozona (L’insostenibile peso di un’unione monetaria impossibile): i tassi di inflazione sono molto differenti (più basso in Germania, più alto in Italia), non esiste alcun coordinamento delle politiche fiscali (anzi, al contrario, ci si fa “concorrenza”), la mobilità del lavoro è ridotta a causa di differenze linguistiche e culturali, prezzi e salari sono rigidi verso il basso (in periodi di crisi diminuisce l’occupazione e non il livello salariale medio).
Non è vero, però, che la nuova moneta porterà la piena occupazione, né la possibilità di spendere illimitatamente soldi pubblici, né il pagamento di zero interessi sul debito pubblico. Uno Stato con una propria moneta ma senza un governo politico capace ed onesto resta uno Stato con gli stessi identici problemi.
Come un qualsiasi turista che scelga di passare una settimana di vacanze in Salento, avendo saputo dell’esistenza di un’oasi naturale del WWF, sono andato a visitarla.
Mi sono ritrovato in una spiaggia deserta, di sabbia bianca di fronte a un mare cristallino. Un paesaggio potenzialmente stupendo. Ma pieno di rifiuti. Ho fotografato televisori, frigoriferi, pneumatici, bottiglie di detersivo e centinaia di altri oggetti di plastica e metallo.
Ho postato le foto su facebook e la rete le ha mostrate a migliaia di persone:
Ci credereste se vi dicessi che queste foto sono state scattate in una spiaggia che da 35 anni è riserva naturale (oasi WWF), in una regione che per 10 anni è stata governata da un Presidente di Sinistra Ecologia e Libertà?
Beh anche se non ci credereste… credeteci
La notizia è arrivata anche su Leccecronaca.it (Le foto della vergogna: ecco come si presenta agli occhi dei turisti il nostro Salento, per giunta in uno dei suoi punti “protetti”, l’Oasi Naturale delle Cesine vicino San Cataldo di Lecce) e su Leccesette.it (Discarica nell’oasi “Le Cesine”: le foto dello scempio).
Dopo poco più di un mese leggo con soddisfazione la notizia dell’interessamento all’oasi da parte di un consigliere regionale appena eletto, Cristian Casili:
Non c’è bisogno di grandi finanziamenti che molto spesso aggiungono altri problemi, qui occorre semplicemente togliere rifiuti con una spesa i cui costi e benefici miglioreranno le condizioni di vita degli ecosistemi, degli abitanti e dei turisti
Fonte: Cesine, rifiuti sulla costa. L’indignazione di Casili: “Urgente una bonifica”
Ci voleva tanto per arrivarci? In effetti no, basta così poco per affrontare il problema che non varrebbe neanche la pena di sottolinearlo. Eppure, senza il Movimento 5 Stelle, questo intervento tanto semplice non sarebbe mai stato proposto.
Cambiamo tutto a partire da:
Assessorato alla qualità della vita e al benessere delle persone. Con un dipartimento a esso dedicato che abbia a disposizione risorse umane e finanziarie.
È incredibile ma è scritto proprio così nel Capitolo 8 del programma elettorale di Marino. Ebbene, oggi il comune si ritrova senza assessorato e senza dipartimento allo sport perché il primo è finito sotto la cultura e il secondo sotto la scuola.
Che diavolo c’entra con lo sport una laureata in Lettere Moderne con specializzazione in Storia del Teatro e dello Spettacolo, funzionario dell’Ente Teatrale Italiano per 5 anni, poi direttore del Dipartimento Cultura per 7 anni, poi direttore del Teatro di Roma per altri 3? Da ieri è questo il curriculum della figura delegata ad occuparsi dello sport nella capitale.
Lo sport non è più “qualità della vita”? Allora lo dica, signor Sindaco. E dica, già che c’è, come si concilia questo totale disinteresse verso lo sport con l’irrefrenabile voglia di Olimpiadi. Perché viene il dubbio che la candidatura olimpica piaccia solo per gli appalti milionari che ne deriverebbero.
Marino Sindaco, che a pagina 61 del suo programma elettorale criticava Alemanno Sindaco perché “tutta l’attenzione è stata riservata ai grandi eventi”, ha finito per fare la stessa cosa.
Mentre lui è volato a Losanna per sostenere la Roma olimpica (Olimpiadi 2024, Marino a Losanna per lanciare la corsa di Roma), il sindaco di Boston, Martin Walsh, ha ritirato la sua città:
Non firmerò un accordo per ospitare i Giochi se non avrò garanzie che i miei cittadini non dovranno firmare il conto finale, mi rifiuto di ipotecare il futuro della città
Link: Boston ritira la candidatura per le Olimpiadi 2024
Se n’è andato anche Masini. Dopo Pancalli, dimissionatosi alla vigilia della gara per l’affidamento dell’appalto per la nuova pista di atletica, il suo successore ha abbandonato la nave romana mentre sono in corso i lavori.
Della prima Giunta Marino se ne sono andati 8 assessori su 12, d’altronde la foto di squadra se la sono scattata sotto la statua di uno che ha scritto i colloqui con sé stesso…
Il comune di Roma non ha più Masini assessore allo sport e non ne avrà neanche un altro, dato che l’assessorato allo “Sport e qualità della vita” è stato cancellato ed oggi lo sport trova un misero posticino nel grande calderone dell’assessorato alla “Scuola, Università, politiche della memoria, sport, politiche della qualità della vita e partecipazione attiva dei cittadini”.
Sarà anche per questo che, ogni volta che passo davanti allo stadio, tendo spontaneamente a buttare un occhio sull’avanzamento dei lavori. Nonostante tutto, comunque, siamo riusciti a mantenere la parola sulla realizzazione dell’opera (Nuova pista di atletica a Caracalla, ce l’abbiamo fatta!) e sull’inizio dei lavori (voluto a giugno da chi ha partecipato al nostro sondaggio): ora la commissione vuole mantenere anche quella sulla fine dei lavori (entro tre mesi, ovvero settembre). Oggi, rispetto all’ultima volta, ho trovato scaricato il materiale per la costruzione della pista.
![IMG_20150728_114139[1]](https://angelodiario.com/wp-content/uploads/2015/07/img_20150728_1141391.jpg?w=497&h=277)
Stiamo facendo pressione anche per l’affidamento dell’impianto. Da oltre un anno chiediamo di pubblicare un bando pubblico ma da oltre un anno ci dicono di aspettare il nuovo regolamento (scarica il testo della bozza approvata in Giunta): è stato presentato da Masini, con grande puntualità, giusto pochi giorni prima di andarsene! In pratica, dopo due anni (e due assessori), l’unico risultato concreto raggiunto da Marino in quanto a sport è stata la soppressione del relativo Dipartimento.
Per questo motivo il comune è “in emergenza” e dovrà ricorrere ad un affidamento diretto: a tal proposito, abbiamo presentato un’interrogazione al sindaco per sapere chi sarà il prossimo gestore, anche perché siamo preoccupati nell’apprendere che il calendario dello stadio sia già stato deciso e che preveda l’utilizzo della nuova pista di atletica per sport diversa dall’atletica. Ad ottobre, infatti, la pista nuova di zecca sarà calcata non già da scarpe da corsa bensì da ruote di bicicletta.
Aspettiamo la risposta, nel frattempo continuiamo a vigilare (e invitiamo tutti a fare lo stesso).
La scorsa settimana abbiamo ribadito all’Assessore alla legalità, Alfonso Sabella, la disponibilità ad incontrarci per risolvere l’annoso problema dei punti verde qualità. Ha risposto positivamente, a parole, dicendo che questo problema “non lo fa dormire la notte”. Speriamo che alle parole seguano i fatti.
Il metodo che abbiamo proposto è semplice: distinguere i progetti di interesse pubblico, ovvero i progetti che prevedono la realizzazione e manutenzione di un’area verde pubblicamente fruibile dai cittadini, da quelli di interesse speculativo, ovvero quelli dove al posto del verde pubblico c’è cemento privato, fruibile dai cittadini soltanto a pagamento (ad esempio, sale slot, oppure ristoranti McDonald, oppure palestre Virgin).
Come? Attraverso il confronto tra la superficie verde (che per il concessionario è un costo),le cubature costruite (che per il concessionario sono fonte di ricavi) e i costi sostenuti per costruire (che spesso sono stati gonfiati). Sulla base di queste variabili è possibile costruire un indicatore sintetico che indichi il contributo al benessere sociale di ciascun punto verde, che a sua volta ne misura il relativo interesse pubblico.
Questo metodo eviterebbe i paradossi come quello che vi mostro: il PVQ Parco della Madonnetta è dichiarato irregolare (il concessionario ha ricevuto una lettera di revoca della concessione) mentre il PVQ Prati della Colombo è considerato un modello ideale (il PD lo ha addirittura scelto come sede per una sua festa di partito).
Questo è paradossale perché i numeri dimostrano il contrario: il parco della Madonnetta ha una superficie verde tripla rispetto ai prati della Colombo – ovvero tripli costi di manutenzione a carico del gestore – in cambio di una struttura privata – ovvero ricavi provenienti dai campi sportivi e un ristorante – quasi equivalente (9,9 e 9,0 milioni di euro).
Inoltre, anche la situazione debitoria è equivalente: il debito residuo di entrambi è di poco superiore agli 8 milioni di euro.
Sulla base dei dati attualmente disponibili, possiamo presentare due graduatorie. La prima è il rapporto tra superficie verde pubblica prevista nel progetto e importo di mutuo richiesto: l’interesse pubblico è maggiore nelle aree con indicatore più grande.
| Denominazione | Indicatore 1: verde/mutuo (mq/Mil€) |
| MADONNETTA | 21.580 |
| ACQUA TRAVERSA | 11.282 |
| PARCO SPINACETO | 10.349 |
| PRATI VERDI BUFALOTTA | 9.390 |
| TORRACCIA | 9.149 |
| NOMENTANO NORD – SAN BASILIO | 8.752 |
| PRATI DELLA COLOMBO | 7.075 |
| PONTE DI NONA | 6.273 |
| GROTTA PERFETTA | 6.009 |
| TIBURTINO SUD | 5.119 |
| DRAGONA ACILIA NORD | 4.981 |
| TOR SAPIENZA | 3.988 |
| OLGIATA | 3.942 |
| PARCO FERONIA | 2.514 |
| PARCO KOLBE | 2.483 |
| ARCO DI TRAVERTINO | 2.183 |
| TORRINO NORD | 2.128 |
| CASAL MORENA | 2.085 |
| LA RUSTICA | 1.902 |
| VIA MADONNA DI CAMPIGLIO | 1.468 |
| VIA COCCO ORTU | 1.249 |
La seconda graduatoria è tra la superficie verde pubblica e la superficie privata previste nel progetto: anche in questo caso, l’interesse pubblico è maggiore laddove l’indicatore è più elevato.
| Denominazione | Indicatore 2: verde/coperto |
| OLGIATA | 55,6 |
| TORRACCIA | 53,7 |
| MADONNETTA | 53,4 |
| TIBURTINO SUD | 52,5 |
| PARCO SPINACETO | 43,5 |
| PONTE DI NONA | 42,3 |
| GROTTA PERFETTA | 40,1 |
| PRATI VERDI BUFALOTTA | 39,5 |
| VILLA VESCHI | 36,5 |
| TOR SAPIENZA | 32,5 |
| PRATI DELLA COLOMBO | 32,0 |
| NOMENTANO NORD – SAN BASILIO | 30,2 |
| PESCATORI | 24,7 |
| PINETA VIA OLETTA | 17,2 |
| TORRINO NORD | 15,7 |
| CASAL MORENA | 14,5 |
| DRAGONA ACILIA NORD | 13,5 |
Il confronto andrebbe approfondito con i dati relativi alle superfici realizzate perché in alcuni casi sono significativamente diverse da quelle previste nel progetto: ci sono punti verdi dove è stata realizzata solo la superficie coperta e manca del tutto quella verde, ovvero il parco pubblico.
Immaginiamo che queste informazioni siano disponibili all’Assessore: mettendo insieme le sue informazioni e il nostro metodo, possiamo quindi individuare i punti verdi “buoni” con mezza giornata di lavoro su un foglio di calcolo. Attendiamo la sua chiamata.
Solo così potremo impostare il lavoro necessario ad affrontare la questione nel suo complesso, tutelando i gestori che hanno realizzato progetti socialmente validi, che sono in difficoltà anche per colpa del comune, e perseguendo quelli che invece hanno causato al comune un danno erariale.
Questa settimana ho compiuto un anno di lavoro presso la Commissione per la Razionalizzazione della spesa dell’amministrazione capitolina.
È l’unica commissione presieduta dal Movimento 5 Stelle di questa consiliatura (su un totale di 23 commissioni), composta da uno staff di tre persone (su un totale di 24 mila dipendenti comunali).
Nonostante i mezzi oggettivamente limitati, e nonostante l’assoluta mancanza di collaborazione da parte degli altri commissari, abbiamo ottenuto risultati importanti: abbiamo individuato oltre 1 miliardo di euro l’anno di possibili risparmi, equamente divisi tra mancate entrate e sprechi. Per avere un ordine di grandezza della cifra di cui stiamo parlando, considerate che il bilancio previsionale di Roma Capitale è di circa 6 miliardi di euro l’anno (di entrate e di spese).
Questo significa non solo che i soldi per stare meglio ci sono ma anche che sappiamo dove sono. Si potrebbero asfaltare le strade ed acquistare mezzi pubblici, costruire nuovi asili e nuovi impianti sportivi, raccogliere i rifiuti e pulire i tombini, spegnere i roghi tossici e proteggere il territorio dagli insediamenti abusivi.
Abbiamo riassunto tutte le voci di risparmio in una tabella dettagliata per singolo intervento e relativa quantificazione economica, sulla base della documentazione raccolta attraverso richieste di accesso agli atti, interrogazioni e sedute di commissione: grandi opportunità di risparmio.
Non tutta l’attività svolta dalla commissione è però quantificabile monetariamente, come – ad esempio – le proposte in termini di sicurezza pubblica o di qualità della vita. Vista l’impossibilità di utilizzare il portale del comune per rendere conto dell’operato della commissione, abbiamo creato una pagina pubblica dove ogni cittadino possa informarsi rapidamente su quello che abbiamo fatto: gli Open Data della Commissione Razionalizzazione Spesa. Non esiste niente di simile per nessuna altra commissione capitolina, nessuno ha interesse a rendicontare la propria attività. E non è un caso, visto che non li rivoterebbe nessuno se tutti potessero informarsi facilmente sulle attività che (non) hanno svolto. Sfido chiunque a farsi un’idea di almeno 10 argomenti trattati da ciascuna commissione facendo riferimento a pagine come questa (Commissione Bilancio, ultimo verbale del 15 gennaio!) o questa (Commissione Mobilità, ultimo verbale del 26 gennaio!).
Nella prima pagina sono indicati gli argomenti trattati e vengono riportati i link ai verbali ed ai comunicati stampa, nella seconda pagina sono riportate le presenze dei consiglieri. Quello delle presenze è un dato è importante perché, come potrete vedere aprendo il file, spesso le nostre commissioni sono state disertate dai consiglieri degli altri schieramenti politici il che ci ha impedito di raggiungere il numero legale per la validità.
Spesso, l’opera di analisi e successiva denuncia che viene svolta dal sottoscritto è osteggiata dagli stessi consiglieri membri che purtroppo, con le dovute eccezioni, disertano le sedute.
Un’attività di denuncia scomoda per molti, ma che con tenacia e coraggio porto avanti, affinché ne sia data l’opportuna evidenza ai cittadini (le sedute sono pubbliche) e ai competenti organi di stampa.
Daniele Frongia, Presidente della Commissione
È emblematico il caso di Franco Marino, vice Presidente della commissione, mai presente in quasi cento convocazioni. A parte il caso estremo, in media i commissari hanno il 10% di presenza: sono stati eletti per andare a lavoro una volta si e nove no.
Venerdì scorso abbiamo reso pubbliche le informazioni relative agli immobili di proprietà del comune presenti nelle aree verdi gestite dalla Sovrintendenza Capitolina.
Abbiamo infatti scoperto che il 20% di essi è in condizioni pessime e il 24% in condizioni mediocri, però soltanto 2 risultano essere attualmente in fase di restauro.
Abbiamo inoltre scoperto che quelli restaurati spesso vengono dimenticati ed abbandonati a loro stessi, come ad esempio le serre monumentali ottocentesche di Villa Pamphili, che dopo essere costate al comune 400 milioni di euro (leggi “Il giro delle sei ruberie di Villa Pamphili“), vengono oggi lasciate marcire inutilizzate e, infatti, sono oggetto di continue occupazioni abusive. Per la precisione, sui 195 edifici censiti, 48 edifici sono inutilizzati e 6 sono occupati abusivamente, ai quali si affiancano altri casi incredibili.
Ad esempio, che una dependance all’interno di Villa Ada è ufficialmente utilizzata come “sede della colonia felina della signora Daniela”, oppure che il casino Giustiniani di Villa Borghese è inutilizzato in seguito alla caduta di un albero (non si sa da quanti mesi, anni o secoli), che un edificio di servizio di Villa Sciarra è utilizzato come abitazione privata, che un padiglione nel parco di San Gregorio al Celio è la sede di un asilo privato.
Oltre al danno economico, penso al pericolo per la sicurezza pubblica. Questa malagestione, infatti, comporta che gli edifici di servizio dei custodi dei parchi non siano disponibili ed i parchi senza custodi restano aperti di giorno e di notte (Nessuno chiude più le ville storiche).
Quello che però mi ha sconvolto è stata la reazione della dirigente della sovrintendenza presente in commissione. Il suo primo intervento è stato una domanda: ci ha chiesto come abbiamo fatto ad avere quei dati, come se si trattasse di informazioni private da mantenere nel riserbo assoluto. Il suo secondo intervento è stato una precisazione: lei è perfettamente a conoscenza di queste situazioni, poiché da oltre 15 anni all’aggiornamento di quel prospetto.
Se fossi un collaboratore del dirigente dell’unità organizzativa “Ville e Parchi storici” probabilmente mi vergognerei e di certo non direi con tanta fierezza di conoscere tale situazione da 15 anni e non essere riuscito a fare niente per migliorarla.
Se fossi un collaboratore dell’Assessorato al personale, lavorerei per dare ad ogni dirigente un obiettivo verificabile oggettivamente e sanzionare chi non lo raggiunge.
E invece mi accontento di raccontare e denunciare, sperando che faccia comprendere a chi non lo sa quanto basterebbe poco per gestire meglio la nostra città e, quindi, stare tutti un po’ meglio.
Per chi voglia saperne di più, questi dati oggi sono pubblici (grazie a noi): li trovate al seguente link: Ricognizione sugli edifici nelle ville e giardini storici.
Il progetto dei Punti Verde Qualità è geniale. Questo progetto ‘regala’ alla città dei parchi pubblici ben serviti e curati senza che il comune spenda un euro, grazie alla loro concessione a soggetti provati che, in cambio, possono gestire (e, quindi, coprire le spese per la manutenzione del verde), impianti sportivi e strutture per la ristorazione.
La vicenda parte da lontano, nel 1995 quando l’allora amministrazione Rutelli mise a bando la realizzazione di impianti aperti alla cittadinanza e la gestione di aree verdi in stato di abbandono e degrado.
Sono state messe a bando 75 aree verdi e ne sono state assegnate 61. Dopo 20 anni, però, ne sono stati realizzati solo 18 ed in condizioni molto diverse da quelle previste in origine.
Queste strutture, che nei progetti iniziali avrebbero dovuto avere fini sociali ed ambientali, sono state invece realizzate “come pure e semplici speculazioni edilizie spesso ai limiti della truffa, per le fatture false ed i costi gonfiati” (Cinquequotidiano.it, “Punti Verde, il Comune di Roma paga per i concessionari morosi”).
Tranne rarissime eccezioni, il Verde è sparito e sono state realizzate solo le costruzioni. Un esempio? Guardate la foto in alto: alla “città del rugby” si è costruito così tanto che non è rimasto spazio per il campo da rugby!
E l’operazione si è rivelata tutt’altro che a “costo zero”: al comune questa operazione rischia di costare 587 milioni di euro. Questo perché il comune ha dato la propria garanzia sui mutui milionari che sono stati accesi dai concessionari: il nodo del progetto consiste nell’aver approvato l’opportunità per i vincitori del bando di contrarre mutui a copertura dei finanziamenti necessari alla realizzazione della struttura e, contestualmente, la garanzia del 95% dell’importo finanziato a carico del Comune di Roma. In altre parole, si vinceva il bando e si chiedeva un mutuo che il Campidoglio garantiva addirittura fino al 95%.
Ciò che è incredibile è che già nel 2005 il consiglio comunale, con Veltroni sindaco, si rese conto di rischiare il tracollo finanziario con i Punti Verde Qualità e così venne approvata all’unanimità una mozione nella quale è scritto che alcuni concessionari “si sono trovati nell’impossibilità di far fronte agli impegni assunti per problemi legati alla liquidità finanziaria e alle garanzie per le anticipazioni finanziarie”. A quel tempo la garanzia fideiussoria del Comune di Roma per l’accesso al credito delle imprese concessionarie dei PVQ ammontava a 207 milioni di euro.
Un anno e mezzo dopo, però, la stessa amministrazione capitolina deliberò, all’unanimità, il rilascio di ulteriori fideiussioni alle imprese concessionarie per un ammontare complessivo di ulteriori 180 milioni di euro. E ancora, nel 2009, il consiglio comunale, stavolta a maggioranza centrodestra e con Alemanno sindaco, ha deliberato di incrementare di altri 200 milioni il valore complessivo del plafond dei finanziamenti assistibili da garanzia fideiussoria comunale.
Il consiglio comunale nel 2005 aveva visto lungo ma, invece di risolvere la situazione, l’ha peggiorata ulteriormente, triplicando il rischio finanziario, grazie ai voti unanimi di destra e sinistra.
Con Marino la situazione è cambiata? La relazione dell’Ufficio “Indirizzo e coordinamento del programma Punti Verde di Roma Capitale” pubblicata il 4 giugno 2014, ha certificato, mettendo nero su bianco, tutte le irregolarità che vi ho descritto. Il testo integrale è >>questo<<, vi riporto alcuni passaggi.
I costi dei progetti sono stati gonfiati
Disattendendo alle modalità previste dall’Amministrazione per il rilascio delle garanzie dei mutui finalizzati alla realizzazione delle opere e, sovente, in difformità dal progetto definitivo approvato con Deliberazione di Giunta Capitolina, i Direttori dell’ufficio hanno approvato molteplici perizie di variante facendo così lievitare i costi iniziali fino a tre o quattro volte, impegnando contestualmente l’Amministrazione Capitolina nell’estensione delle garanzie previste nelle convenzioni in essere con gli istituti di credito
(pag. 4)
Le garanzie offerte dal comune sono lievitate senza controllo
La concessione di più finanziamenti per concessionario, decise unilateralmente dai dirigenti che hanno sottoscritto le convenzioni, ha determinato il mancato rispetto del limite massimo dell’importo pro concessionario finanziabile di 15 milioni di euro.
(pag. 6)
Delle due l’una: c’è stata ignoranza, oppure malafede
Non si riesce a comprendere se le attività poste in essere siano state determinate da ignoranza della normativa tecnica ed amministrativa oppure tutta l’attività sia riconducibile ad una unica regia finalizzata a trasferire in capo all’Amministrazione i sicuri oneri finanziari derivanti dalla realizzazione i opere pubbliche prive di reale sostenibilità economica.
(pagg. 6-7)
Per portarsi a casa i finanziamenti garantiti dal comune hanno costruito in fretta e furia
Dall’esame degli atti tecnico-amministrativi posti in essere dagli uffici emerge da un lato una spasmodica volontà di portare a compimenti l’esecuzione di opere anche in assenza delle condizioni previste dalla legislazione e, dall’altro, una metodica disapplicazione della normativa posta a tutela dell’Amministrazione Capitolina.
(pag. 7)
Quattro mesi prima, il 17 febbraio 2014, anche l’assessore all’ambiente Estella Marino aveva inviato al Sindaco Marino la sua Relazione-quadro sulle criticità dei “Punti Verde” e ipotesi e/o proposte di intervento. Nelle conclusioni l’Assessore informa il Sindaco che, “nella non auspicata, e men che mai auspicabile, ipotesi della mancata attivazione di adeguate forme di intervento”:
A questo assessorato ed al correlato Dipartimento non potranno ascriversi responsabilità politiche, amministrative e gestionali per i danni che deriveranno a carico di Roma Capitale, anche a seguito delle numerose situazioni di contenzioso, e per le tensioni politico-sociale ed occupazionali nonché di altra natura che verosimilmente potranno associarsi alla degenerazione del progetto “Punti Verde”.
(pag. 8)
È passato più di anno da queste denunce gravissime contenute nella relazione “urgentissima” dell’assessore all’ambiente ma da chi governa la città non è stata avanzata alcuna proposta per risolvere il problema.
Per questo motivo abbiamo deciso di occuparcene con la Commissione Razionalizzazione della spesa. Nei prossimi giorni presenteremo i risultati del nostro lavoro.
L’8 aprile ho partecipato al sopralluogo presso la pista ciclabile di Monte Mario, verificando personalmente la fondatezza delle denunce ricevute dai cittadini sul degrado dell’opera. Erano convocati anche il Presidente del Municipio e l’assessore ai lavori pubblici ma nessuno dei due si è presentato.
Il Presidente era invece presente il giorno dell’inaugurazione, insieme al Sindaco, il 14 giugno 2014 (a inaugurare l’opera il sindaco di Roma Ignazio Marino, a bordo della sua bicicletta, accompagnato dal presidente del Municipio Valerio Barletta e da numerosi cicloamatori). Era presente per potersene attribuire i meriti:
Il Parco Lineare è uno dei progetti in cui abbiamo creduto di più, tanto che siamo riusciti a realizzarlo a un anno dall’insediamento dell’attuale legislatura
Fonte: montemario.romatoday.it
Alla stampa, un anno fa, parlando del progetto, diceva di “essere riuscito a realizzarlo”, mentre alla commissione per la quale lavoro, meno di un mese fa, rispondendo alla richiesta di accesso agli atti relativa al progetto esecutivo e al disciplinare tecnico contenente il capitolato dei lavori, scriveva che “la documentazione richiesta non è disponibile agli atti dello scrivente”.
In pratica, è riuscito a realizzare un’opera senza mai vederne il progetto.
Tra l’altro, ha inaugurato l’opera senza dire che non era ancora stata collaudata: nessuno lo sa ma quell’opera è stata consegnata solo anticipatamente e provvisoriamente da RFI al Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale. La pista a tutt’oggi non è ancora stata collaudata.
Il comune nel 2007 ha affidato i lavori a RFI – Rete Ferrovia Italia, che li ha eseguiti talmente male da far giungere le stesse persone che nel giugno 2014 si erano prese i meriti della sua realizzazione ad ammettere, nel febbraio 2015, che quest’opera è una tragedia (si parla di “manti sgretolati” e di “esecuzione superficiale ed approssimativa”):
Ho potuto constatare la necessità immediata di ripristino dei manti sgretolati. Mi sono subito rivolto ad Rfi, denunciando un’esecuzione dei lavori evidentemente superficiale e approssimativa. Ho ricevuto rassicurazioni in tal senso che, non avendo potuto eseguire gli interventi fino ad oggi a causa delle abbondanti piogge e gelate, i lavori inizieranno la prossima primavera (che nel frattempo è arrivata, ndr) con un clima più mite e più adatto agli interventi e che proseguirà, sempre a carico di Rfi, la manutenzione ordinaria e il servizio di apertura e chiusura fino all’approvazione del Bilancio Comunale ed alla successiva uscita di un Bando pubblico per la gestione dei medesimi servizi
Fonte: newsgo.it
Il Presidente dice di essere stato rassicurato e promette alla stampa che la pista sarà aggiustata. La commissione dell’8 aprile ha invece evidenziato il fatto che RFI è già stata pagata. Il municipio non è neanche in grado di convocarli per un incontro (infatti al sopralluogo non c’erano), figuriamoci se possa obbligarli a fare i lavori.
In poche parole, il comune s’è fatto fregare da RFI. Il peggio però deve ancora venire perché, non contenti, i nostri amministratori, invece di mettere in lista nera una ditta non affidabile, ieri hanno annunciato che “la pista ciclabile si allunga e arriva fino a San Pietro”, e ci hanno fatto sapere che affideranno i lavori alla stessa ditta.
Mi aspetto che il Sindaco e il Presidente, prima di affidare (e pagare) per dei nuovi lavori, pretendano il completamento definitivo e qualitativamente perfetto di quelli vecchi (già pagati). Questa è l’occasione da cogliere per il Parco Lineare.
Ieri ho seguito un corso di disostruzione pediatrica. Ho saputo che ogni anno in Italia circa 50 bambini muoiono per soffocamento da cibo. Nella fascia di età tra 0 e 4 anni, l’inalazione di corpi estranei è la seconda causa di morte accidentale dopo gli incidenti stradali.
Ho scoperto che istintivamente si tende fare l’esatto opposto di quello che è giusto. O non si interviene, per paura, oppure si interviene in maniera sbagliata, peggiorando la situazione. In pratica anche in questo caso le morti non avvengono per una fatale tragedia ma per colpa dell’uomo (come i disastri ambientali), a causa dell’ignoranza di chi è vicino alla vittima in quel momento.
Tra i paesi più avanzati, solo in Italia non esiste una legge che imponga l’obbligo di aver frequentato questo tipo di corsi alle maestre della scuola o a chi lavora in un ristorante.
Bisogna sapere che si può prevenire, ad esempio evitando i cibi più pericolosi, come i wurstel tagliati a rondelle, i chicchi d’uva, la mozzarella, le ciliegie, il prosciutto crudo. Tutti questi cibi vanno tagliati a pezzetti e/o disossati, per prevenire l’eventualità di fungere da tappo. Negli USA, dove si mangiano più wurstel e patatine, muoiono 13 bambini al giorno per soffocamento (al riguardo, ricordo il post sugli osceni “menù europei” nelle mense scolastiche).
Bisogna sapere che si può prevenire, ad esempio evitando gli oggetti più pericolosi come le pile, le palline di piccole dimensioni, i giocattoli smontabili, i tappi delle penne, i palloncini sgonfi.
Bisogna sapere che un bambino, nel momento in cui qualche alimento o oggetto gli occlude le vie aeree fa SEMPRE ed OVUNQUE lo stesso gesto: mette subito le mani intorno al collo.
Bisogna sapere che si devono chiamare subito i soccorsi, telefonando al 118.
Ma bisogna anche sapere che intervenire subito è fondamentale, perché dopo due minuti si perdono i sensi e dopo quattro minuti si rischiano i primi danni cerebrali. E un’ambulanza a Roma impiega mediamente 15 minuti per arrivare.
Bisogna sapere che si può intervenire in prima persona. Se il bambino è piccolo, si deve appoggiare a faccia in giù su una gamba, dando colpi sulla schiena dal centro verso l’esterno. Se il bambino ha più di tre anni, lo si deve sistemare leggermente prono in avanti, con la testa verso il basso, quindi si danno 5 colpi decisi con il palmo della mano sulla schiena, in zona centro-laterale. Se così non espelle il corpo estraneo, si deve praticare la cosiddetta manovra di Heimlich, che vale anche per gli adulti: sistemare un pugno sopra l’ombelico, circondarlo con l’altra mano e spingere verso l’interno e in alto contemporaneamente per aumentare la pressione interna al torace e facilitare l’espulsione. La sequenza di colpi alla schiena e manovre va ripetuta fino all’arrivo dei soccorsi.
Il prossimo appuntamento per imparare come intervenire è il 23 aprile all’Auditorium Parco della Musica, in occasione della prima Giornata Nazionale sulle Manovre di Disostruzione Pediatriche. L’evento è gratuito, vi invito a partecipare.





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