La seduta della Commissione Sport del 28 settembre ha portato alla luce i problemi incontrati nel percorso di autorizzazione e realizzazione degli interventi di manutenzione straordinaria degli impianti sportivi capitolini proposti (e finanziati) dai concessionari degli impianti stessi.
Perché gli interventi autorizzati dall’amministrazione sono fermi e perché, invece, altri non sono stati autorizzati?
Ad oggi, gli interventi descritti in 17 schede Merloni (autorizzate dalla Delibera n. 44 del 2015), su un totale di 45 schede presentate, sono bloccate senza spiegazione.
Nel verbale della riunione del 7 luglio 2015 tra l’allora Assessore allo Sport Paolo Masini, il Vice Ragioniere Generale Marcello Corselli, il Capo dell’Avvocatura Capitolina Rodolfo Murra e gli uffici della Direzione Sport, acquisito agli atti della commissione, si legge che le deliberazioni di prolungamento della concessione conseguente i lavori autorizzati dall’amministrazione ed eseguiti dai concessionari erano pronte per essere firmate dall’assessore.
I lavori legittimati da bando pubblico avrebbero dovuto essere inseriti nelle schede Merloni del successivo assestamento di bilancio, con conseguente definizione del prolungamento della concessione.
I lavori proposti dal concessionario prima dell’approvazione del nuovo regolamento avrebbero dovuto essere autorizzati, nel caso in cui un loro rigetto avesse interrotto la continuità del servizio pubblico offerto alla cittadinanza.
Nel caso della ASD Nuoto MA.A.SA., concessionaria della piscina comunale “Azzurra 7”, non è andata così: la piscina è attualmente chiusa proprio perchè i lavori per la messa in sicurezza dell’impianto non sono stati autorizzati.
Nella lettera del 10 giugno 2016 il Direttore Sport Francesco Febbraro scrive al Segretariato Generale Antonella Petrocelli, al Capo dell’Avvocatura Rodolfo Murra e al Ragioniere Generale Stefano Fermante per evidenziare che il prolungamento delle concessioni per gli interventi autorizzati ed eseguiti necessita ancora dell’approvazione della Giunta Capitolina.
Nella stessa lettera si sottolinea il mancato inserimento nel piano degli investimenti 2016/2018 di molteplici opere.
Preso atto delle difficoltà incontrate dagli uffici, ho offerto piena disponibilità – a nome della Commissione che presiedo e dell’Assessorato allo sport – nel fornire tutto il supporto necessario al riconoscimento del giusto prolungamento delle concessioni a coloro che hanno finanziato la realizzazione dei lavori di manutenzione straordinaria degli impianti sportivi comunali.
Prolungamento che, è opportuno precisare, non si configura come una mera “proroga” della concessione – peraltro vietata dalla normativa vigente – ma come una rideterminazione della durata della concessione quale “controprestazione” dell’esecuzione dei lavori a cura e spese degli investitori privati.
La commissione sport ha inaugurato un nuovo filone di attività, quello della promozione di eventi sportivi sostenibili, dopo aver impostato quelli che riguardano la nuova regolamentazione, l’impiantistica, le concessioni scadute e, non secondario, dopo aver affrontato le prime grandi emergenze.
La seduta di venerdì scordo ha visto la partecipazione dei referenti del dipartimento comunicazione di Roma Capitale (che gestiscono, tra l’altro, tutti i canali social) ed alcuni importanti organizzatori e/o coordinatori di gare podistiche su strada (maratona di Roma, Roma – Ostia, il miglio di Roma, Fidal).
L’obiettivo dell’amministrazione è duplice: da un lato fornire uno strumento a costo zero che possa contribuire alla promozione degli eventi sportivi (a parte i grandi eventi che tutti conoscono, a Roma ogni settimana si svolgono competizioni competitive e non per le quali si registrano, mediamente, oltre tremila iscritti), dall’altro predisporre degli standard al fine di giungere ad un programma di razionalizzazione e gestione sostenibile degli eventi sportivi cittadini.
La commissione lavorerà affinché le manifestazioni sportive siano il più possibile compatibili con le esigenze della città. Ad esempio, promuovendo quelle che si svolgono senza impattare sulla circolazione stradale (utilizzando gli spazi disponibili nei parchi o in periferia), oppure quelle che si svolgono in strutture comunali senza comportare un aggravio di costi per l’amministrazione.
Un buon punto di riferimento potrebbe essere il manuale degli eventi sportivi sostenibili elaborato dalla UISP Emilia Romagna.
Come è noto, il giorno precedente la conferenza stampa con la quale la Sindaca ha comunicato al decisione di ritirare la candidatura di Roma ad ospitare i Giochi Olimpici e Paralimpici del 2024 si è tenuto un incontro in Campidoglio con il Comitato promotore di Roma 2024.
L’incontro è durato tre ore ed è stata una utile occasione per approfondire alcuni aspetti importanti e rispondere alle domande più ricorrenti, che vado sinteticamente ad esporre.
Questi sono, a mio avviso, gli elementi di cui deve necessariamente tenere conto chi ha il compito di valutare l’interesse pubblico di un evento, in un contesto storico caratterizzato da risorse economiche scarse e servizi pubblici inefficienti.
Le Olimpiadi sarebbero state un evento a costo zero per l’amministrazione? Non è dimostrabile.
Quello che possiamo dire è che tutti i numeri presentati nel dossier olimpico si basano sullo sviluppo di un modello econometrico teorico, che fa affidamento su ipotesi e parametri moltiplicativi frutto di assunzioni e previsioni sul futuro, il cui risultato sono degli scenari probabilistici. Queste simulazioni sono estremamente variabili, a prescindere dalla bontà del modello: basta modificare uno solo dei tanti parametri teorici adottati per ottenere risultati sensibilmente diversi. In altre parole, basta niente per passare da uno scenario a “costo zero” ad uno scenario a costo elevato.
Non esiste, invece, un dettaglio delle voci di spesa previste per ciascun singolo intervento (ad esempio per ciascun singolo impianto da realizzare o da ristrutturare).
Le Olimpiadi sono una occasione unica di sviluppo per la città, senza la quale non ci saranno i soldi per effettuare gli investimenti? No.
È il Comitato promotore che lo afferma, a pagina 6 della “Valutazione economica dei Giochi Olimpici e Paralimpici“: lo scenario “con Olimpiadi” prevede investimenti per 5,5 miliardi di euro, lo scenario “senza Olimpiadi” prevede investimenti per 4 miliardi di euro. Inoltre, parte di questi investimenti aggiuntivi derivanti dallo scenario “con Olimpiadi” sarebbero state destinate a strutture temporanee, che dopo lo svolgimento dei giochi sarebbero state smontate (ad esempio gli spalti per il pubblico dentro villa Ada).
L’impatto economico dell’investimento per le Olimpiadi consiste nell’attivazione di risorse aggiuntive che non sarebbero utilizzate nello scenario alternativo più probabile. In termini monetari, abbiamo stimato tali risorse come la differenza tra 5,58 miliardi di euro previsti per l’investimento e la spesa programmata per la parte delle stesse infrastrutture già incluse nei programmi pubblici per gli stessi anni (2017-2023) per Roma e il Lazio, pari a 4,03 miliardi di euro.
Delle due l’una: 1) o si pensa che questa affermazione sia vera, e allora è illogico intitolare pagine di giornale annunciando che con il ritiro della candidatura “non avremo più i soldi per ristrutturare gli impianti”; 2) o si pensa che questa affermazione sia falsa, e allora ci si dovrebbe sentire rasserenati pensando di aver evitato il rischio di dover coprire, nei prossimi sei anni, un buco da (almeno) 4 miliardi di euro.
Le Olimpiadi sono una occasione unica di rilancio dell’occupazione? No.
È il Comitato promotore che lo afferma, nella Tabella 3 a pagina 7 della “Valutazione economica dei Giochi Olimpici e Paralimpici”, dove si legge che i nuovi posti di lavoro nello scenario “con Olimpiadi” sarebbero stati 8 mila l’anno, per sei anni. Chi parla di 177 mila nuovi posti di lavoro non ha letto bene la tabella, confondendo la colonna che somma i posti di lavoro dello scenario “con Olimpiadi” e “senza Olimpiadi” (29.568 unità di lavoro l’anno moltiplicate per i sei anni di cantiere = 177.408) con quella che calcola l’impatto netto dello scenario “con Olimpiadi” (8.000 unità di lavoro l’anno moltiplicate per sei anni = 48.000).
In conseguenza anche di queste considerazioni, la conclusione di Virginia Raggi è stata “è da irresponsabili candidare Roma alle Olimpiadi 2024”. Ognuno ha la sua opinione e, sulla base di questi elementi, si può continuare ad essere favorevoli o contrari. Però è bene essere informati con esattezza e spero che, da adesso, possano iniziare a circolare numeri e notizie corretti.
Oggi la Commissione Sport ha iniziato ad analizzare la classificazione degli impianti sportivi di proprietà di Roma Capitale, che sarà alla base del nuovo Regolamento per l’affidamento degli stessi.
Il regolamento attuale considera lo stadio Flaminio uguale a un qualsiasi altro campo da calcio, il Palazzetto dello sport uguale a un qualsiasi altro campo da basket, l’ippodromo delle Capannelle uguale a un qualsiasi altro centro ippico.
I criteri di classificazione sono un elemento di base fondamentale, poiché da essi si deriveranno le linee guida per gestire correttamente sia le gare per l’affidamento delle concessioni, sia i successivi rapporti con i concessionari, i quali saranno monitorati secondo precisi criteri.
Ho portato all’attenzione della Commissione una prima ipotesi di classificazione, redatta da un esperto del settore (Andrea Novelli, COGISCO), con la quale si concretizzano oltre due anni di riunioni tematiche svolte all’interno del tavolo di lavoro Sport. Questa è la bozza del testo presentato in Commissione: ipotesi di classificazione degli impianti sportivi comunali.
La distinzione tra “grandi impianti per l’intrattenimento sportivo” ed “impianti per la pratica sportiva”, classificati a loro volta in ulteriori classi a seconda dei servizi erogati, sono i primi elementi trattati, che verranno integrati nelle prossime settimane con un ulteriore dettaglio. Dovremo considerare, ad esempio, la presenza di servizi di ristoro o commerciali aperti anche al pubblico, servizi che evidentemente costituiscono una importante fonte di sostegno economico alla gestione degli impianti. Ne parleremo alla prossima seduta dedicata al nuovo regolamento, che sarà dedicata ai criteri di valutazione delle offerte.
La messa in regola degli impianti sportivi comunali, la loro corretta gestione e la loro accessibilità secondo quanto stabilito della legge comunitaria e nazionale sono un diritto di tutti i cittadini romani.
La Commissione Sport si è riunita il 14 settembre presso la sede della Direzione Sport e Qualità della Vita con all’ordine del giorno la definizione dell’iter per la messa a norma degli impianti sportivi comunali. Sono stati invitati gli uffici competenti dell’Amministrazione ed i concessionari degli impianti sportivi, con l’obiettivo di sfruttare appieno l’esperienza di entrambi.
Il primo obiettivo da raggiungere consiste nel predisporre una check list della documentazione necessaria alla messa in regola degli impianti (accatastamento, collaudi, agibilità, certificazioni), il secondo è quello di andare a raccogliere ciò che di questa documentazione manca tramite una veloce evasione delle pratiche da parte degli uffici. Oppure, nei casi peggiori, tramite la programmazione di investimenti in manutenzione straordinaria.
Oggi, sui 160 impianti di proprietà di Roma Capitale, nove su dieci risultano non essere in regola.
Il percorso per sensibilizzare ed allineare gli uffici dell’Amministrazione ad una collaborazione con i concessionari, e più in generale con i fruitori dei servizi sportivi, ovvero i cittadini romani, è ancora lungo. Purtroppo, durante la stessa seduta della Commissione se ne ha avuto la prova: soltanto il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica ha partecipato all’incontro, il che lo ha di fatto reso inconcludente.
Non tutti i mali, però, vengono per nuocere. Le cattive abitudini, che si sono radicate in decenni di non curanza da parte della politica, si possono cambiare dimostrando che l’attenzione dei nuovi amministratori è ben più alta di quelli che ci sono stati in passato. In seguito all’incontro ho scritto una lettera agli assenti ingiustificati (il Dipartimento Patrimonio ed il Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana), mettendo in copia conoscenza il capo Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane, la Sindaca ed il Vicesindaco. Sono certo che la prossima volta non mancheranno. Quello che segue è il testo.
Egregi,
in relazione al mancato intervento degli Uffici da voi diretti, convocati per la seduta di Commissione del 14 settembre 2016, si ribadisce la necessità e l’importanza della presenza dei dirigenti quando sono invitati a partecipare alle sedute di commissione, pertanto si chiede alle SS.LL. di dare disposizione affinché quanto sopra venga rispettato.
L’assenza dei dipartimenti, non essendo stata comunicata, ha di fatto impedito alla commissione di lavorare su quanto era previsto all’ordine del giorno, “implementazione della messa in regola degli impianti sportivi comunali”.
A tal proposito, al fine di recuperare le informazioni che non è stato possibile chiedere in occasione della seduta di commissione, si richiede la Vostra disponibilità per una riunione che vedrà coinvolti i Dipartimenti SIMU, Patrimonio, PAU e la Direzione Sport (questi ultimi due erano presenti in commissione). Vista l’urgenza, si rappresenta la necessità di effettuare l’incontro entro fine della settimana prossima. Restiamo in attesa da parte vostra di una data, per quanto riguarda la Commissione Sport assicuriamo fin da ora la presenza di almeno uno di noi in qualsiasi giorno, luogo e ora.
Cordiali Saluti
Angelo Diario – Presidente X Commissione Capitolina Permanente “Personale, Statuto e Sport”
Stamattina la commissione sport ha convocato in audizione il dipartimento ambiente, il dipartimento patrimonio e la sovrintendenza ai beni culturali per avviare l’iter verso la realizzazione di nuovi “punti jogging” nei parchi cittadini. Spogliatoi, armadietti e docce da usare nei parchi e nelle ville storiche romane dopo una corsa o qualsiasi altra attività sportiva all’aria aperta. Il modello di riferimento è il punto docce di Villa Pamphili, in funzione ormai da una decina di anni.
Grazie agli uffici dell’Amministrazione ed al Sovrintendente Claudio Parisi Presicce, abbiamo iniziato a toccare con mano la situazione, basandoci sui dati certi forniti dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
Puntiamo sul recupero del patrimonio inutilizzato e partiamo riprendendo il lavoro effettuato durante la scorsa consiliatura con la commissione per la Razionalizzazione della spesa: la ricognizione sugli edifici nei parchi e nelle ville storiche di Roma, grazie alla quale sappiamo che più di un quarto di essi è inutilizzato o occupato abusivamente.
Abbiamo chiesto ai Dipartimenti di valutare la possibilità di replicare l’esperienza di Villa Pamphili. Una volta individuati gli immobili idonei e stimati i costi necessari al loro recupero, occorrerà pubblicare i bandi per la loro gestione. Si tratta di un percorso lungo, prevediamo che sarà necessario almeno un anno di tempo, ma questa mattina abbiamo compiuto il primo passo significativo.
Il primo obiettivo consiste nella selezione degli immobili per cui non è necessario alcun cambio di destinazione d’uso. Come, ad esempio, i bagni pubblici ormai in disuso presenti all’interno di Villa Ada, oppure i bagni pubblici inutilizzati presenti all’interno del Parco di San Sebastiano, oppure ancora mentre gli ex spogliatoi a Villa Flora, anche questi non utilizzati.
Il prossimo appuntamento è previsto per metà ottobre, quando gli uffici presenteranno alla commissione un elenco aggiornato degli edifici disponibili ad ospitare i nuovi “punti jogging”.
Premesso che gli annunci li fa la Sindaca, mentre i consiglieri esprimono pareri tecnici, raccolgo alcuni stralci delle note scritte a giugno su un progetto tecnico che, a scanso di equivoci lo ribadisco ulteriormente, può essere modificato. Io ho espresso un parere su questo progetto, sarà la Sindaca ad annunciare se il tempo per presentarne uno migliore è scaduto.
Ricordo anche quanto da lei dichiarato in campagna elettorale: “le Olimpiadi non sono una priorità per la città”. Queste parole stavano a significare che, poiché eravamo consapevoli dei tanti problemi che ci saremmo trovati affrontare, non avremmo potuto lavorare anche per migliorare il progetto elaborato dal comitato per la candidatura olimpica.
Questo è quanto sta accadendo. Se arriverà un altro altro progetto non lo sappiamo, sarà in ogni caso la Sindaca a decidere quanto restare in attesa e quando fare l’annuncio.
9 GIUGNO – ROMA 2024, ALCUNI DUBBI SUL PROGETTO
Previsioni sui costi
A pagina 6 dell’executive summary si legge che gli investimenti previsti per la realizzazione delle Olimpiadi ammontano a 5,58 miliardi di euro, ai quali vengono sottratti gli investimenti pubblici già programmati per il periodo 2017-2023 per Roma e il Lazio (pari a 4,03 miliardi). A questi si aggiunge un 35% per possibili “imprevisti” ed altre voci che fanno arrivare la stima dei costi totali (presentata in Tabella 2) a 4,2 miliardi.
Secondo noi queste previsioni sono troppo ottimistiche. Anche tralasciando i casi più disastrosi come Atene 2004, per cui si era prevista una spesa di 1,6 miliardi e se ne sono spesi 16, tutti i giochi hanno riportato dei costi finali pari ad almeno il triplo di quelli stimati inizialmente. Volendo essere quindi ottimisti e ipotizzando che i nostri standard saranno pari a quelli dei migliori organizzatori, i costi finali saranno pari a circa 16 miliardi. Togliendo i 4 miliardi già programmati, si arriva a un costo di circa 12 miliardi di euro.
Previsioni sui benefici
Sempre a pagina 6 si possono analizzare le previsioni sulle entrate. Il documento stima che i benefici economici derivanti dall’organizzazione dei giochi saranno pari a 7,1 miliardi di euro, mentre a pagina 7 si legge che l’effetto sull’occupazione consisterà nella creazione di 8 mila nuovi posti di lavoro per 6 anni.
Anche in questo caso i dubbi riguardano l’eccessivo ottimismo. Lo stesso tipo di stime effettuate dal MEF, ad esempio, fa ricorso a parametri molto inferiori, producendo di conseguenza risultati di un ordine di grandezza significativamente ridotto. Il ricalcolo di tali valori ci porta a stimare benefici pari a circa 6 miliardi di euro.
Scenari di riferimento
Il progetto presenta tre diversi scenari (Tabella 2 a pagina 6): quello considerato più probabile, uno ottimistico ed uno pessimistico. Inspiegabilmente, tutti e tre gli scenari non presentano differenze dal punto di vista dei costi.
Qui non si tratta di dubbi ma di certezze: evidentemente il modello è costruito in maniera sbagliata, non si può avere una identica previsione per tre scenari diversi.
1o GIUGNO – IMPATTO OCCUPAZIONALE

Le Olimpiadi porteranno davvero 170 mila nuovi posti di lavoro? La valutazione economica presentata dal Comitato Roma 2024 parla in realtà di 8 mila nuovi posti di lavoro, che tra l’altro saranno solo temporanei e non permanenti.
Per la precisione, durante il periodo di cantiere (6 anni) con le Olimpiadi si stimano 29.500 nuovi posti di lavoro ogni anno, senza le Olimpiadi se ne stimano 21.500: la differenza netta è, appunto, 8 mila.
Forse, aggiungo, con tutti quei miliardi si può ottenere un risultato un tantino migliore…
14 GIUGNO – IMPIANTI ESISTENTI

Nel dossier si prevede, erroneamente, che i costi da sostenere saranno bassi perché il 70% degli impianti sono già stati realizzati.
Ad esempio, tra gli impianti esistenti viene citato quello di “Villa Ada”: una pista per mountain bike con 25 mila posti in piedi e 2 mila posti seduti. Chi conosce Villa Ada sa perfettamente che non esistono spalti da 2 mila persone, né piste da mountain bike: bisogna costruirli, ovvero spendere soldi non previsti. Ancora, tra gli impianti esistenti viene citato lo stadio delle “Terme di Caracalla”, con 3 mila posti a sedere. Chi conosce l’impianto sa che l’unica tribuna esistente è inagibile, secondo il progetto è “existing”.
Oggi, presso la Sala Piccola della Protomoteca, si è svolta una seduta della Commissione Sport sul tema dell’affidamento in gestione delle palestre scolastiche per l’attività dei Centri Sportivi del Municipio.
Non credo sia mai accaduto prima di oggi che una seduta di commissione avesse luogo nel Palazzo Senatorio del Campidoglio. Nella mia breve esperienza passata, ho sempre assistito a commissioni svolte in stanzette di pochi metri quadri, spesso alla presenza dei solo commissari. Oggi sono stati invitati ed ascoltati i rappresentanti di tutti i Municipi e delle Associazioni Sportive: parliamo infatti di un argomento che interessa oltre 400 strutture e migliaia di famiglie.
Entro il 31 marzo 2016 i Municipi avrebbero dovuto bandire le gare per l’affidamento degli spazi sportivi nelle scuole ma tali bandi sono stati emessi con ritardo, tra i mesi di luglio e agosto 2016, utilizzando ciascuno criteri differenti e spesso non previsti dalla legge. Che sia chiaro: le responsabilità di questo clamoroso ritardo sono esclusivamente dell’amministrazione passata. Noi nuovi arrivati, come è noto, siamo entrati nelle istituzioni nel mese di luglio.
Questa situazione ha portato notevoli disagi e complicazioni, dovute soprattutto ad una non univoca interpretazione del Regolamento vigente.
Io e l’Assessore allo sport, Daniele Frongia, abbiamo rilevato da tempo il problema, sollecitando già ad inizio agosto i Municipi, tramite una comunicazione formale inviata dalla Direzione Sport e Qualità della Vita, a trovare una soluzione efficace.
Lo stesso indirizzo è emerso nella seduta odierna della Commissione, che ha concluso i suoi lavori con l’obiettivo di sensibilizzare la convocazione di un ulteriore incontro tra i Municipi, Direzione Sport e Qualità della Vita e Avvocatura, al fine valutare un’operatività in proroga alle assegnazioni dello scorso anno, con l’obiettivo di rendere disponibili le strutture per l’inizio dell’anno scolastico ormai imminente.
Il compito della politica è guidare la macchina amministrativa a lavorare al meglio, non sostituirsi ad essa. Oggi stesso ho inviato alla Direzione Sport una lettera con la quale chiedo di convocare tutti i Direttori di Municipio, gli Assessori municipali e l’avvocatura capitolina per procedere nel minor tempo possibile all’affidamento delle strutture, nel rispetto delle procedure consentite dalle attuali normative.
Gli impianti sportivi comunali dovrebbero, di norma, essere sempre aperti al pubblico. In casi eccezionali potrebbero essere chiusi per determinati eventi, oppure riservati a determinate attività e/o categorie di atleti. Molti utenti lamentano la mancanza di informazioni su questi due tipi di restrizioni, motivo per cui a fine mese saranno convocati in commissione sport i gestori degli impianti per cui risultano delle criticità.
In particolare, le criticità sono di due tipi. La prima riguarda la comunicazione dei giorni e degli orari di apertura. Ad esempio, molti utenti dello stadio delle Terme di Caracalla lamentano da anni il fatto che la comunicazione dei giorni di chiusura avvenga esclusivamente tramite l’affissione di un foglio nella bacheca dello stadio e chiedono che tale comunicazione sia fatta online.
La seconda riguarda i limiti all’ingresso. Ad esempio, per lo stadio Alfredo Berra (ex Eucalipti) molti cittadini lamentano il divieto di accesso. Dal disciplinare di concessione non emerge alcun elemento che possa far pensare a un accordo tra Roma Tre e il Comune relativamente ad un uso esclusivo per gli studenti (anzi, essendo dato in concessione a canone ridotto direi che è esattamente il contrario), e anche in questo caso ritengo che si possa superare il problema tramite la pubblicizzazione sul portale di Roma capitale degli orari di apertura agli utenti, precisando se esistano eventuali limitazioni per tipologia di utenza.
Più in generale, ritengo che una novità da introdurre sul portale di Roma Capitale debba essere l’apertura di una pagina dedicata alla pubblicizzazione di questo tipo di informazioni, per tutti gli impianti sportivi di proprietà comunale (punto 3 del nostro programma), anche in considerazione del fatto che il Dipartimento Comunicazione “persegue le finalità della comunicazione istituzionale di Roma Capitale utilizzando gli strumenti più idonei in base agli obiettivi che si intendono raggiungere: illustrazione delle attività istituzionali, facilitazione dell’accesso ai servizi pubblici promuovendone la conoscenza, promozione e conoscenza di temi di interessi pubblici, promozione dell’immagine dell’amministrazione”.
Potete segnalare se ci sono altri impianti con problemi analoghi, in modo da convocare in commissione i rispettivi gestori.
ore 8:00 appuntamento al MEF, per sistemare la mia situazione relativa ai permessi orari per attività istituzionale;
ore 8:30 appuntamento nella sede della Commissione Sport a via del Tritone, per introdurre al nuovo lavoro il primo collaboratore arrivato in ufficio;
ore 9:30 appuntamento a via Capitan Bavastro con il capo direzione sport, per affrontare le situazioni più critiche riguardanti gli impianti sportivi comunali aventi concessioni scadute o “abbandonate”;
ore 11:00 riunione informale a via del Tritone con Svetlana Celli e Orlando Corsetti, consiglieri di lista civica Giachetti e Partito Democratico, per individuare eventuali punti in comune dei rispettivi programmi;
ore 13:00 commissione Bilancio in Campidoglio, per discutere ed esprimere parere su quanto esposto ieri pomeriggio dall’assessore;
ore 14:30 partecipazione alla Giunta estesa, per definire le linee programmatiche di governo della città;
a seguire incontro con Giovanni Serra per affrontare l’annoso problema dei Punti Verdi Qualità;
ore 18:30, riunione con gli attivisti del tavolo di lavoro sport, insieme all’assessore/vicesindaco.
Se non riusciamo a dedicare tempo ai social e al blog per la comunicazione delle nostre attività, questo é il perché… sappiate, però, che ci stiamo facendo il mazzo. Ed é un piacere.









