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Dal degrado al decoro: lavavetri, parcheggiatori abusivi ed autopromozioni

Abusuvi ai semafori

Questa è la quarta tappa del viaggio dall’economia del degrado all’economia del decoro. Partendo dall’analisi delle principali cause del degrado urbano che caratterizza Roma, arriveremo a concludere l’analisi con la descrizione dei benefici che apporterà la lotta al degrado, spiegando che essa comporterà, oltre agli evidenti benefici ambientali, la meno evidente (ma non meno importante) creazione di nuovi servizi ai cittadini e, soprattutto, nuovi posti di lavoro.

Le autopromozioni abusive sono uno dei fenomeni che trovo più fastidiosi in assoluto. Le serrande dei negozi, i pali dei segnali stradali o i cassonetti della spazzatura ne sono tappezzati (se non ve ne siete mai accorti, vi invito a farci caso non appena uscite in strada).

I pali, le pareti, le pensiline, i cassonetti, i cestini, i cancelli, i portoni, le cabine e gli armadietti dei servizi (Acea, Enel, Italgas, Telecom, etc.). Praticamente ogni superficie cittadina è divenuta spazio disponibile per qualunque forma di autopromozione. Dagli agenti immobiliari, ai traslocatori e serrandisti, agli organizzatori di feste e concerti, tutti si sentono in diritto di usare un bene pubblico come spazio espositivo con adesivi, locandine, cartelli e volantini.

Le iniziative contenute della proposta di programma di Bastacartelloni prevedono, oltre alle azioni di contrasto agli adesivi selvaggi, la descrizione dei modi corretti per affiggere le autopromozioni.

Regolamentazione delle affissioni di comunità (comitati di residenti, sezioni di partito, annunci di lavoro e immobiliari etc.) attraverso l’installazione di totem o bacheche di quartiere, dall’aspetto uniforme in ogni municipio, installati in pochi esemplari in punti che non creino problemi di circolazione sui marciapiedi e le strade, in cui poter affiggere liberamente i propri avvisi non imbrattando muri e arredo urbano. Le affissioni saranno visibili per una settimana, dopodiché saranno rimosse dai responsabili al decoro di municipio per far posto ad altre comunicazioni.

Un altro fenomeno particolarmente sgradito ai romani è il dilagare di parcheggiatori abusivi, che potremmo definire come i più odiati dai cittadini (probabilmente a pari merito con i lavavetri…).

Come per i venditori abusivi, questi “mestieri” sono controllati da bande criminali straniere o italiane che sfruttano le condizioni di estrema povertà o disagio sociale di chi li svolge, per guadagnare migliaia di euro esentasse ogni giorno, fornendo a chi lavora sulla strada il minimo indispensabile per sopravvivere. I cittadini romani che si trovano a dover dare l’elemosina o pagare sotto minaccia per non vedere danneggiata la propria automobile, vivono con sempre maggiore insofferenza questa invasione di parcheggiatori abusivi, questuanti di ogni età (tra cui bambini) e lavavetri, reagendo con paura o violenza alle loro richieste o suppliche, maturando sentimenti razzisti e rancore verso le Istituzioni e le Forze dell’Ordine che non sanno combattere questi racket insopportabili.

Cosa fare per contrastare queste insopportabili attività?

  • presidio del territorio, allontanamento dei lavoratori abusivi e soprattutto lavoro d’intelligence per individuare i coordinatori e i responsabili dell’economia del degrado: “caporali”, sfruttatori e fornitori della merce abusiva da vendere;
  • rafforzamento dei poteri della Polizia Locale, anche mediante l’approvazione di nuovi provvedimenti legislativi atti a contrastare efficacemente i fenomeni descritti.

Per oggi ci fermiamo qui ma il viaggio, come promesso in apertura, continua…

Il video delle sei ruberie di Villa Pamphili

Ieri siamo tornati a Villa Pamphili, insieme al cittadino a 5 stelle Bruno Sordini, ed abbiamo girato questo video.

Perchè le abbiamo chiamate le sei “ruberie”?

Perchè ci sono sei lavori che sono stati eseguiti, nessuno di questi è entrato mai in funzione. Gli unici entrati in funzione sono i famosi gabinetti, che dopo 5 giorni sono stati richiusi perchè c’era un rubinetto rotto.

Chi sono i responsabili di questi lavori? Chi li ha voluti?

Quando mi sono interessato per sapere da chi dipendesse la sorveglianza, il municipio ha detto che non c’entra niente, che dipende tutto dai beni culturali.

Le due serre si presentano in pessime condizioni: la sporcizia dilaga, i vetri sono rotti, la vegetazione è incolta. Dopo averle costruite, circa 10 anni fa, le hanno mai fatte entrare in funzione?

Mai, non sono mai entrate in funzione. Neanche un giorno.

A differenza delle serre, il giardino che si trova vicino l’ingresso di via Aurelia Antica è in perfette condizioni. Però è chiuso…

Bisogna capire se lo apriranno, prima o poi, per metterlo a disposizione dei cittadini. Qui è tutto in ordine perchè i lavori sono finiti da poco tempo ma se lo lasciano abbandonato ancora per anni e anni, come hanno fatto per tutti gli altri lavori, verrà distrutto perchè poi c’è sempre chi entra e la struttura si deteriora.

Che messaggio possiamo lanciare al termine del giro?

Non stiamo tanto a soffermarci su quelli che sono gli sprechi. Cerchiamo di vedere il lato positivo: dei lavori sono stati fatti, forse sono stati pagati un po’ troppo ma le strutture sono state recuperate. Ora vogliamo capire cosa vuole farne il comune, l’amministrazione, ma soprattutto diciamo chiaramente che noi vogliamo che i cittadini se ne riapproprino e, quindi, cercheremo di capire come e quando.

Politiche per lo sport: le palestre all’aperto

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Ieri durante la serata “Futuro a 5 Stelle – La nuova generazione di Roma” ho parlato delle palestre all’aperto. Poichè l’argomento ha destato interesse, lo ripropongo nel post di oggi.

La prima palestra all’aperto di Roma è stata inaugurata nel marzo del 2010 nel parco del Pineto. La struttura, sita vicino all’area giochi per bambini, affianco al Casale Giannotti, è a disposizioni di tutti i cittadini, 24 ore al giorno e senza spendere un euro. Tre mesi dopo, a La Storta è stata inaugurata la seconda palestra open, ed alla fine del 2012 la terza al parco Tor Tre Teste.

Come ha riconosciuto persino l’assessore all’ambiente, Visconti, queste strutture andrebbero incentivate perchè hanno una molteplice valenza: ci sono benefici per chi le utilizza, sia dal punto di vista salutare che sociale, e ci sono benefici per le zone dove sorgono, dal punto di vista del decoro (perchè i cittadini si riapproprioano di aree spesso non frequentate).

Incentivare la fruizione dei parchi come luoghi dove svolgere attività salutari e divertenti significa iniziare un percorso di sviluppo sostenibile e di salvaguardia dell’ambiente. Contiamo sul supporto dei cittadini affinché gli attrezzi non subiscano atti vandalici.

Purtroppo sembra che nessuno abbia detto a Visconti che “piantare” gli attrezzi non basta e, infatti, queste palestre vengono spesso danneggiate quasi subito.  Come in quasi tutte le opere pubbliche del comune (ad esempio le strade), viene tralasciata la fase successiva alla costruzione. In sostanza, resta irrisolto il problema della manutenzione.  Inoltre, queste palestre non sono frequentate tanto quanto ci si aspetterebbe: perchè tutte le palestre private (a pagamento) sono sempre piene, mentre quelle pubbliche (gratuite) sono quasi sempre deserte? Come per le strade, anche per le palestre a cielo aperto esiste una soluzione semplicissima: basta copiare gli altri!

In Inghilterra le palestre all’aperto sono centinaia e il bello è che, oltre ad essere gratis per i cittadini, lo sono anche per i comuni. Le strutture sono montate da un’azienda privata, la Great Outdoor Gym Company, che ne cura anche la manutenzione. Inoltre, l’azienda ha tutto l’interesse affinchè le palestre siano frequentate. Gli attrezzi, infatti, sono collegati a dei generatori elettrici: più gli sportivi di zona si allenano, più energia elettrica viene prodotta, più l’azienda guadagna!

Se ci riescono in Gran Bretagna, dove piove e fa freddo, perchè non ci riusciamo a Roma, dove c’è il sole e fa caldo? Perchè nessuno dei politici di questi anni ha mai pensato alla politica delle piccole opere utili e, invece, hanno parlato sempre e solo di grandi opere inutili (vedi la città del nuoto) o di grandi eventi (vedi le Olimpiadi o il Gran Premio di Formula uno)? A pensar male si direbbe che con i grandi eventi si possono assegnare grandi appalti milionari, a beneficio dei politici e non dei cittadini, mentre con le piccole opere si possono produrre tante piccole strutture gratuite, a beneficio dei cittadini e non dei politici.

Soluzioni semplici per migliorare la vita dei cittadini e l’ambiente. Questa è una delle tante e, tra meno di un mese, la porteremo nelle Istituzioni.

Il giro delle sei ruberie a Villa Pamphili

Planimetria

Domenica ho conosciuto Bruno, che è un attento frequentatore di Villa Pamphili e grazie al quale possiamo testimoniare l’ennesimo esempio di spreco di denaro pubblico realizzato coloro che abbiamo eletto per rappresentarci al comune (forse abbiamo sbagliato?).

Abbiamo effettuato insieme uno speciale giro turistico nella villa, per andare ad osservare di persona le opere di pubblica inutilità che hanno arricchito i soliti furbetti del quartierino, ovviamente pagate con i soldi nostri.

Si tratta di lavori che sono costati, in termini monetari, milioni di euro.

Si tratta di lavori che sono costati, in termini di servizi ai cittadini, meno posti disponibili negli asili nido, meno corse degli autobus, meno vigili in strada. In altre parole, una vita più costosa, più stressata dal traffico, più insicura.

Domenica 5 maggio andremo a girare un video, siete tutti invitati a partecipare. Ci vediamo alle 18 di fronte al punto jogging, che si trova vicino al ponte pedonale che collega le due parti della villa (è indicato nella mappa, in basso a sinistra, con la lettera A).

Queste sono le tappe che caratterizzeranno il “giro delle sei ruberie”. Non mancate!

La prima serra, che dovrebbe essere costata almeno 400 mila euro
(scriviamo “dovrebbe” perchè non c’è trasparenza, potrebbe anche essere costata 10 volte di più)

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Il tabellone dei lavori del giardinetto vicino l’ingresso di via Aurelia antica
(dovrebbero essere costati altri 363 mila euro)

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La seconda serra, mai utilizzata e aperta al pubblico
(almeno altri 400 mila euro, probabilmente molti di più)

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I gabinetti, che sono restati in funzione solo per pochi giorni
(120 mila euro)

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Il pannello relativo al villino, restaurato (per i topi…) per oltre 470 mila euro 
“denaro dei cittadini, cosa ne facciamo?”

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Il deposito delle attrezzature, che ovviamente non sono mai state usate
(una costruzione inutile costata 300 mila euro)

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Dal degrado al decoro: bancarelle e venditori abusivi

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Proseguiamo l’esposizione del programma per il decoro di Basta Cartelloni, leggendo i capitoli che riguardano l’invasione di bancarelle ed i venditori abusivi.

Nella stragrande maggioranza dei casi, dietro le bancarelle vi è un vero e proprio racket che vede pochissime famiglie detenere le licenze da ambulante (posteggio in mercato, fuori mercato, a rotazione, nelle fiere), venditore di caldarroste, camion-bar.

Il fenomeno delle bancarelle è ormai talmente diffuso da apparire ingestibile. Le conseguenze più immediatamente percepibili di questa presenza incontrollata di banchi, dove si trova ogni genere di cianfrusaglia, sono il fastidio causato dall’intralcio fisico ed il pericolo derivante dalla ridotta sicurezza stradale. Tra le principali proposte di contromisure da adottare segnaliamo:

– portare a scadenza le licenze attualmente in vigore, abrogandone il rinnovo automatico previsto nel vigente Regolamento Comunale in materia (delibera C.C. 35/2006), permettendo il commercio su strada solo a coloro che abbiano partecipato al bando pubblico;
– stabilire che ogni soggetto non possa essere intestatario di un numero di licenze superiore al 10% di quelle totali autorizzate ad operare;
– richiedere alla Regione Lazio la modifica dell’art. 44 comma 3-bis della Legge regionale sul commercio n. 33/1999, eliminando l’obbligo di ricollocare l’ambulante in una posizione di equivalente valenza economica.

Similmente, a Roma si registra la presenza di migliaia di venditori abusivi, che offrono qualsiasi prodotto in base al momento della giornata e alle necessità: alcolici, borse contraffatte, ombrelli, souvenir. Per coprendere come si debba affrontare la problematica, bisogna innanzitutto chiarire che i venditori sono l’ultimo anello di una lunga catena. Non bisogna gurdare al fenomeno come il tentativo disperato di persone che non hanno altro modo per sbarcare il lunario:

Dietro questo mercato si celano, invece, enormi interessi e gli immigrati sono usati quotidianamente come pedine della criminalità che ha trasformato la Capitale in un luogo tipico del ‘caporalato’. I venditori, infatti, sono gestiti da organizzazioni criminali, delle vere cupole mafiose, che – oltre a sfruttare la manodopera e incentivare l’immigrazione illegale – evadono totalmente il fisco, operando una concorrenza sleale nei confronti dei commercianti onesti.

Purtroppo essere consapevoli di cosa si cela realmente dietro dei semplici vu cumprà, ci fa capire che risolvere questo problema sarà molto difficile e richiederà una grande determinazione. Noi, comunque, siamo pronti e soprattutto, come ormai avete capito, siamo gli unici ad esserlo.

L’unica soluzione – oltre il controllo del territorio – è colpire chi approvvigiona questa filiera , che ha un’organizzazione industriale, tramite l’individuazione delle figure che coordinano questa struttura e dei magazzini che forniscono tutto il materiale agli ambulanti. Questo necessita però di un vero e proprio lavoro di intelligence , non diversamente dalle attività criminogene più “strutturate” che colpiscono la città. Pertanto suggeriamo un coordinamento interforze (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Vigili Urbani) per la prevenzione e repressione di un fenomeno che dovrebbe interessare anche gli organi politici e amministrativi nazionali (Governo, Ministero dell’Interno, Prefettura).

Dal degrado al decoro: cartelloni pubblicitari e affissioni abusive

Il dilagare di manifesti abusivi, quasi sempre commissionati proprio da coloro che dovrebbero avere cura del decoro della città, è uno dei fenomeni più umilianti che ha colpito la città di Roma negli ultimi anni. Purtroppo anche le premesse della imminente campagna elettorale comunale non fanno ben sperare.

Il programma per il decoro urbano proposto dell’Associazione Bastacartelloni parte dalla semplice osservazione della realtà dei fatti:

Roma è vittima di un fenomeno unico tra le città europee e non solo. Tutti i muri, le recinzioni dei cantieri e i contenitori per la raccolta dei rifiuti e dei vestiti usati, dal centro alla periferia, sono costantemente ricoperti di affissioni illegali ad opera dei partiti, dei sindacati, dei movimenti e di altri enti che imbrattano ogni spazio pubblico. Un sistema violento che alimenta il racket degli attacchini, rende la città profondamente degradata e impedisce una comunicazione sana da parte di coloro che rispettano le regole.

Per contrastare questo fenomeno, ormai fuori controllo da decenni, è necessario adottare contromisure adeguate, come ad esempio:

1. rispetto severo della normativa comunale, che preveda tempi certi di esposizione, e pagamento del diritto di affissione così come stabilito nel Regolamento Affissioni ma non adempiuto nella stragrande maggioranza dei casi;
2. oscuramento immediato del manifesto abusivo, attraverso un messaggio adesivo che indichi chiaramente la natura illecita della comunicazione;
3. sanzioni severe da comminare in solido alla ditta di attacchinaggio e al committente.

Quello che potrebbe apparire come un problema che riguarda “solo” ad ambiente ed estetica, si riflette in realtà su altri servizi ai cittadini, come ad esempio il bike sharing. In tutte le principali città europee, infatti, le compagnie pubblicitarie forniscono al comune migliaia di biciclette, a titolo gratuito, in cambio del permesso di apporre della pubblicità sia sulle biciclette che in altri punti della città. A causa della mancata lotta alle affissioni abusive, invece, il comune di Roma non ha questa possibilità: se è possibile attaccare della pubblicità senza pagare niente, infatti, il diritto ad apporre pubblicità sulle biciclette non ha alcun valore economico.

Un problema simile ma è quello della proliferazione incontrollata degli impianti pubblicitari, che mette a rischio la sicurezza stradale ed è divenuta sempre più frequentemente causa di numerosi incidenti, alcuni dei quali mortali. I rimedi proposti fanno leva sulle seguenti azioni:

1. adottare in tempi brevi il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari così come emendato dalle associazioni cittadine, che porti ad una immediata riduzione della superficie pubblicitaria, elimini le deroghe al Codice della Strada, stabilisca formati e aspetto estetico di una impiantistica di qualità e di pregio;
2. promuovere un sistema di controllo a distanza dei cartelloni pubblicitari con moderne tecnologie Gps che permettano con facilità di registrare ogni spostamento. Il sistema sarà installato a spese delle ditte pubblicitarie vincitrici del bando;
3. nel frattempo, bloccare ogni altra installazione; combattere l’abusivismo attraverso oscuramenti degli  impianti e rimozioni degli stessi. I costi di tali operazioni devono essere a carico del trasgressore, in solido con l’inserzionista.

Il Sindaco uscente Alemanno dichiara, nel libretto propagandistico “4 anni per Roma”, di aver affrontato il problema grazie al censimento in banca dati di 220 mila mq di impianti pubblicitari. In verità, le associazioni ed i comitati sostengono il contrario. La deliberazione n. 37 del 2009, che ha previsto il meccanismo dell’autodenuncia e delle deroghe, ha infatti favorito il fenomeno dell’abusivismo.

Nonostante la pesante eredità che viene ci lasciata le amministrazioni precedenti, siamo consapevoli che la sfida ai cartelloni selvaggi ed ai manifesti abusivi è ampiamente alla nostra portata perchè non dovremo inventare niente di rivoluzionario. Il programma per passare dal degrado al decoro è già stato preparato, dobbiamo soltanto approvarlo e poi applicarlo alla lettera.

Programmi dimenticati – un piano strategico per la mobilità

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Alla vigilia di ogni tornata elettorale i partiti politici presentano i propri programmi facendo finta che il passato non esista. In realtà, il presente è il risultato diretto delle azioni passate. Poichè anche in passato gli stessi partiti avevano presentato dei programmi elettorali per risolvere i problemi della città, bisogna andare a rileggerli, per capire quanto siano non credibili le loro proposte di oggi.

Oggi pubblichiamo la quinta puntata dei programmi dimenticati, che è dedicata alla mobilità. Alemanno nel 2008 ne parlava in questi termini:

La mobilità è vissuta dai cittadini come la vera emergenza di una città perennemente strangolata dal traffico. Quello che viene presentato come un problema irrisolvibile è in realtà frutto di errate scelte politiche.

Poichè la mobilità era già nel 2008 una “vera emergenza”, andiamo a leggere le soluzioni proposte da colui che è stato Sindaco di Roma negli ultimi cinque anni. Nel programma dimenticato del PDL si inteneva lanciare un “Piano strategico per la mobilità”, prevedendo importanti investimenti in frastrutturali come:

L’avvio dei lavori della Nuova Infrastruttura Anulare (N.I.A.) per decongestionare il Grande Raccordo Anulare (G.R.A). La N.I.A. sarà a servizio della domanda interurbana, mentre il G.R.A. diventerà un’autostrada al servizio della mobilità urbana.

Oltre ad aggiungere il piccolo dettaglio non detto, e cioè che si tratta di un’autostrada a pedaggio (infatti verrebbe finanziata con soldi privati), notiamo che nessuno si stia chiedendo che fine abbia fatto la NIA perchè, nel frattempo, non se ne è mai più parlato e, quindi, tutti se ne sono dimenticati! La rete, però, non dimentica.

Una seconda promessa elettorale riguardava:

Il completamento dell’anello ferroviario.

Abbiamo trattato di questo argomento in un articolo della scorsa settimana, quindi ci limitiamo semplicemente a ribadire che la realtà è ben lontana da quanto è stato promesso. Le rotaie che erano state posate sono sparite, le barriere di protezione sono diventate una tavolozza per i graffiti,  i tunnel sono divenuti il riparo dove alloggiare per decine di senzatetto e le stazioni sono state occupate.

Una terza proposta individuava interventi e obiettivi precisi per le metropolitane:

La messa in efficienza (nuovi treni e adeguamento delle linee) delle linee metropolitane esistenti, per triplicare la frequenza dei treni e dunque anche per incrementare la loro portata potenziale, ad oggi largamente sottoutilizzata. Attualmente i passaggi della Metro A nelle ore di punta sono di 2,30 minuti senza rispettare i criteri di sicurezza. La messa in efficienza e un sistema wire-less di segnalamento può portare a passaggi ogni 1,30 minuti, in assoluta sicurezza.

Qualsiasi cittadino che abbia fatto almeno un viaggio in metro negli ultimi anni sa che un’attesa di 2 minuti e mezzo è un sogno quasi irrealizzabile, così come è un lontano miraggio la sicurezza dei vagoni nelle ore di punta (quando sono sistematicamente sovraffollati).

Per finire, ricordiamo le proposte relative alla mobilità privata:

1. introduzione del Car pooling (un sistema programmato di utilizzo collettivo delle auto) per abbattere le spese per i viaggi sistematici, moltiplicare le possibilità di parcheggio e ridurre la congestione del traffico e l’inquinamento atmosferico;
2. adeguata manutenzione del fondo stradale per cancellare la vergogna delle “buche” che devastano le strade romane. Il fondo deve avere, inoltre, caratteristiche drenanti di elevata qualità, considerato anche l’alto numero di mezzi a due ruote in circolazione;
3. istallazione dei cosiddetti “semafori intelligenti” per smaltire il traffico della rete viaria;
4. implementazione dell’infomobilità per avvisare tempestivamente gli automobilisti relativamente alla situazione del traffico.

Per verificare il grado di soddisfazione dei romani su questi quattro obiettivi abbiamo predisposto un sondaggio. Invieremo i risultati direttamente all’ufficio del Sindaco, insieme alla lettera di sfratto per i suoi attuali occupanti.

Stiamo arrivando, ci vediamo in Campidoglio!

RISULTATI (26 aprile)

Introduzione del Car pooling

Soddisfatti: 2%

Non soddisfatti: 98%

Manutenzione stradale

Soddisfatti: 1%

Non soddisfatti: 99%

Istallazione dei “semafori intelligenti”

Soddisfatti: 2%

Non soddisfatti: 98%

Implementazione dell’infomobilità

Soddisfatti: 5%

Non soddisfatti: 95%

Dall’economia del degrado all’economia del decoro

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Ho studiato la proposta di programma per la legalità e il decoro elaborata dall’Associazione Basta Cartelloni. Ne condivido ogni singolo punto e lo considero la manifestazione concreta del concetto di intelligenza collettiva: un particolare modo di funzionamento dell’intelligenza che supera tanto il pensiero di gruppo (e le relative tendenze al conformismo) quanto la cognizione individuale, permettendo a una comunità di cooperare mantenendo prestazioni intellettuali affidabili.

Rendere i cittadini consapevoli è il titolo dell’ultimo paragrafo del documento ed il primo passo verso l’economia del decoro. Condivido pienamente (è quello che si intende con l’espressione fare rete) e per questo motivo dedicherò una serie di articoli alla divulgazione delle proposte avanzate dall’Associazione, che sono il frutto di anni di esperienza sul campo e di continua informazione.

Solo quando i romani comprenderanno quanto il degrado ambientale sia direttamente collegato al degrado umano e al disagio sociale, potranno cominciare a vedersi i primi cambiamenti nella città.

Lo stretto legame tra degrado ambientale ed umano è stato mostrato da numerosi studi internazionali e viene descritto dalla “teoria delle finestre rotte“: se le piccole trasgressioni vengono trascurate, esse possono generare fenomeni di emulazione. La teoria è stata confermata da una serie di esperimenti controllati che hanno portato gli studiosi a conclidere che «Un esempio di disordine, quale i graffiti o i rifiuti, può indubbiamente incoraggiarne altri, come ad esempio il furto».

La violenza germoglia dall’anarchia, dal degrado, dal lassismo e dalla connivenza. Il ritorno al rispetto delle regole deve partire dal controllo delle infrazioni stradali, colpendo la sosta selvaggia, non solo per rendere più fluido il traffico, ma anche a tutela dei più deboli: dei disabili che devono attraversare sulle strisce pedonali, dei portatori di handicap che devono destreggiarsi con la carrozzina, dei non vedenti che non devono essere costretti a fare lo slalom tra le lamiere.

Il programma illustra le principali cause del degrado urbano e cosa fare per combatterlo. Negli articoli che seguiranno vedremo come, partendo dal ripristino delle regole per la cartellonistica e le affissioni abusive, le bancarelle ed i venditori abusivi, l’occupazione di suolo pubblico e le aree vedi pubbliche, si può arrivare a rilanciare il sistema economico del comune, l’occupazione e lo sviluppo dei servizi ai cittadini.

Sul Movimento 5 stelle

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Fare rete è il nostro mantra. Oggi ripropongo un articolo pubblicato quasi un anno fa sul blog di Luca Fiordelmondo. L’informazione libera ed indipendente siamo noi: grazie a Luca e a tutto il popolo del web che la alimenta.

Il Movimento 5 stelle viene da molti erroneamente considerato il partito di Grillo. Ciò, evidentemente, è dovuto al fatto che è sotto questa veste che i media tradizionali lo presentano.

Soprattutto in televisione, infatti, non si vede altro che spezzoni di comizi, nei quali Grillo, da comico quale è, deride e insulta i politici italiani, alle volte anche in maniera pesante e discutibile. Ma si tratta, per l’appunto, di un’abile strategia mediatica volta ad oscurare il reale contenuto politico sottostante il Movimento 5 stelle.

Non lasciatevi ingannare! Non è importante che vi piaccia la figura di Grillo, non è il prossimo candidato alla Presidenza del Consiglio; è solo un soggetto che ha messo a disposizione il proprio tempo e la propria notorietà per diffondere un’idea.

Ma attenzione anche qui: l’idea non si riferisce esclusivamente al programma del Movimento. Ciò che va notato è il “mezzo” attraverso il quale adempiere al programma, ovvero la democrazia partecipativa. Viene prospettata, infatti, una forma di democrazia grazie alla quale i cittadini potranno essere finalmente gli autori delle scelte che li riguardano.

Non sarà più necessario rilasciare deleghe in bianco al leader carismatico di turno. E’ ora possibile, soprattutto grazie alla rete, eleggere un portavoce all’interno delle istituzioni e fare in modo che prenda decisioni nell’interesse di tutti coloro che gli daranno istruzioni, cioè, potenzialmente, tutti i cittadini maggiorenni. Attraverso la rete sarà, quindi, possibile votare quotidianamente le proprie preferenze, non più intermediate dagli interessi dei partiti.

Per quanto riguarda il programma del Movimento, magari non pienamente condivisibile, sono dell’idea che si tratti soltanto di una linea guida, sicuramente suscettibile di essere modificato laddove i cittadini vorranno.

Grandi opere inutili: la Cintura Nord è il TAV di Roma

Questa è una storia divenuta ormai quasi leggenda: si chiama Cintura Nord ed è la linea ferroviaria fantasma di Roma.

La valle dell’Inferno, che si trova all’interno del parco del Pineto, è la Val di Susa della capitale: un territorio naturale che è stato sottoposto a una vera e propria devastazione. Grandi trafori ferroviari inutilizzati sono stati realizzati per permettere ai grandi appaltatori di costruire una grande opera inutile.

Il progetto è nato negli ultimi anni dell’Ottocento e la sua costruzione partì agli inizi del Novecento. Dopo quasi un secolo di abbandono, l’idea è stata ripresa in occasione dei campionati mondiali di calcio del 1990. La tratta ferroviaria inaugurata durante i mondiali è costata, stando alle cifre che circolano in rete, circa 90 miliardi di lire ed è rimasta aperta solo per otto giorni. Giusto il tempo necessario per effettuare quattro viaggi e portare qualche migliaio di tifosi alla partita, dopo di che fu chiusa per sempre.

Angelo Diario: questo progetto è stato avallato da tutti i partiti, destra e sinistra si sono succedute in questi anni ma nessuno ha mai fatto una vera opposizione. Di fatto, tutti sono coinvolti mentre il Movimento 5 Stelle è l’unica forza politica realmente libera da interessi: il nostro impegno consisterà nel far luce su quelli che sono stati gli sprechi, su chi ha avuto le colpe per queste decisioni folli, che hanno fatto si che tanto denaro pubblico fosse sprecato in opere inutili piuttosto che invece nel migliorare la vivibilità della città. Queste persone devono pagare e noi faremo di tutto per individuarle e fare giustizia.

Rutelli, Veltroni ed Alemanno hanno annunciato i migliori proclami (e programmi), definendo il completamento dell’opera essenziale. Lo scorso anno Roma Capitale e Gruppo FS hanno firmato un Accordo Operativo per il potenziamento del sistema ferroviario e la valorizzazione delle aree dismesse del Comune di Roma. In questo potenziamento è previsto anche il completamento dell’anello ferroviario, che l’assessore alla Mobilità ha definito necessario per creare “un sistema di trasporto integrato degno di una Capitale europea”.

Andrea Severini: Uno dei possibili progetti che si potrebbe realizzare su questo tratto abbandonato è quello di creare una pista ciclabile che possa collegare il tratto attualmente in costruzione di Torrevecchia con quello di San Pietro, facendolo poi arrivare fino allo stadio Olimpico. La politica ha sempre pensato a progetti a beve termine, mentre il Movimento 5 Stellel ha una visione a lungo termine. Il Movimento 5 Stelle vuole dare voce ai cittadini, quindi sentiremo loro prima di fare determinate opere sul territorio. Se un’opera non è appoggiata dai cittadini, noi non la metteremo mai in cantiere.

Come possiamo vedere nel video girato lo scorso 14 aprile, la realtà è ben lontana da quanto è stato promesso. Le rotaie che erano state posate sono sparite, le barriere di protezione sono diventate una tavolozza per i graffiti,  i tunnel sono divenuti il riparo dove alloggiare per decine di senzatetto e le stazioni sono state occupate (ad esempio la stazione Farneto è diventata la discoteca di Casapound).

Nella prima foto è possibile osservare il ponte ed il tunnel ferroviario così come appaiono affacciandosi nella valle dell’Inferno dal parco del Pineto. Sullo sfondo, inconfondibile, la cupola della Basilica di San Pietro.02

Nella seconda foto si osserva l’ingresso principale alla ferrovia fantasma, direttamente collegata al parco del Pineto. Chissà che fine hanno fatto le rotaie che un tempo erano sui binari.

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Nella terza foto ci dirigiamo in direzione Prima Valle, passeggiando attraverso l’area graffiti.

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