Riprendo a scrivere su queste pagine per raccontare quello che è accaduto nei giorni successivi al ballottaggio del 19 giugno, giorno nel quale è stato eletto il più giovane “primo cittadino” della Capitale, nonché prima Sindaca.
La prima novità è la riunione del lunedì sera. In attesa dell’insediamento ufficiale, che avverrà il prossimo 7 luglio, abbiamo una lunga lista di attività preparatorie da affrontare, quindi abbiamo deciso di riunirci almeno una volta a settimana per coordinare le azioni e fare il punto della situazione. Ovviamente lo facciamo nel tempo libero, quindi per permettere a tutti di partecipare iniziamo alle 18:30. E se per caso questo momento coincide con la partita della nazionale di calcio ce ne facciamo una ragione. Sembrano delle banalità ma è già un piccolo cambiamento, se pensate che in passato venivano spostate le convocazioni dei Consigli e delle Commissioni per evitare sovrapposizioni con le partite di calcio.
Una delle attività che ci ha impegnato di più è stata la selezione dei componenti dello staff (ancora in corso). Ogni consigliere può avere un assistente personale ed ogni Commissione cinque collaboratori, più 15 collaboratori in condivisione tra i 29 consiglieri del gruppo. Una seconda novità che abbiamo introdotto è il metodo di selezione del personale. Io ho sfruttato tutti i canali a mia disposizione: l’esperienza dei 2 anni precedenti, che mi ha permesso di conoscere tanti funzionari e tecnici capaci; l’elaborazione del programma elettorale, per la quale ho spesso chiesto aiuto agli uffici; l’uso dei social network, grazie ai quali la notizia della nostra ricerca di personale ha raggiunto più di trentamila persone. Forse anche questa sembra una banalità è, invece, un secondo cambiamento che abbiamo già realizzato, se pensate che quasi tutti ci ha detto che nessuno gli aveva mai chiesto il curriculum.

Ieri si è svolto un importante confronto sul programma M5S per lo sport nella Capitale. Circa 50 rappresentanti del mondo dello sport romano – gruppi sportivi, tecnici, gestori, Federazioni – hanno partecipato a un incontro non finalizzato alla propaganda del candidato Sindaco (Virginia ha lavorato alle correzioni del documento nei giorni scorsi ma non è riuscita a passare fisicamente) ma all’analisi dei contenuti del suo programma.
Abbiamo voluto organizzare una vera e propria riunione di lavoro, seduti intorno a un tavolo, senza giornalisti (il che ci ha permesso di avere la presenza della Direzione sport di Roma Capitale), evitando i classici monologhi del politico di turno che filosofeggia sull’importanza dello sport per poi non dire niente di concreto.
Le parole sono state sostituite dalla distribuzione di un documento contenente 16 punti programmatici, a partire dai quali si è sviluppato un libero dibattito (forse persino “troppo” libero? Può darsi, tengo conto dei consigli che mi sono giunti al riguardo e ringrazio chi me li ha inviati).
L’obiettivo, infatti, non era convincere che il nostro programma di governo è il migliore, bensì sfruttare la rara occasione di beneficiare della presenza di una vasta platea, estremamente competente e diversificata, per poter raccogliere osservazioni aggiuntive allo scopo di dargli ulteriore concretezza.
Lo scrivo senza indugi: questo obiettivo è stato pienamente raggiunto. Ringrazio tutti i partecipanti per le due pagine di appunti che mi hanno permesso di aggiungere nuovi spunti al lavoro svolto nel corso di tre anni di commissioni sport al comune e di riunioni del tavolo di lavoro sport nel Movimento.
Chiudo il post mantenendo l’impegno a fornire una descrizione della nostra visione politica di sport in città.
Sappiamo che a Roma un milione di cittadini pratica sport continuativamente e si contano quasi 400 mila atleti tesserati. In città sono presenti oltre 160 impianti comunali e 270 centri municipali (palestre scolastiche), ai quali si devono aggiungere gli oltre 3 mila impianti privati e le grandi aree verdi. Lo sport è un settore nel quale in Italia lavorano oltre 13 mila addetti e 75 mila tecnici (istruttori e allenatori), più un milione di volontari (dati Censimento ISTAT 2011).
Il concetto di sport si è ampliato nel corso del tempo: oggi lo sport può essere uno strumento per soddisfare bisogni molto diversi come salute, educazione, tempo libero, benessere fisico, integrazione, agonismo, spettacolo. Le discipline sportive si sono moltiplicate e, con esse, sono variate enormemente anche le modalità e i luoghi della pratica: l’ambiente è diventato l’impianto sportivo preferito da milioni di persone. La risposta all’inquinamento crescente avviene sempre più spesso ricorrendo all’equazione sport=ambiente. In questo modo, lo sport è diventato anche uno strumento per rendere più sicuro uno spazio pubblico: un parco frequentato da sportivi che si allenano è certamente meno pericoloso rispetto a uno stesso parco dove non si incontra nessuno.
Lo sport può essere inoltre un importante fattore di integrazione sociale, spesso dove non arriva la scuola possono arrivare gli educatori sportivi che parlano linguaggi diversi dagli insegnanti ma altrettanto importanti e, certe volte, più diretti e comprensibili.
Lo sport è benessere fisico e psichico alla portata di tutti. L’attività sportiva per disabili (fisici o mentali), promossa per la prima volta negli anni Quaranta come metodo di terapia, è una delle carenze che vanno necessariamente colmate nella nostra città.
Infine, per gli assenti, questa visione politica si è tradotta nei 16 punti presentati ieri:
- Implementazione della messa a norma degli impianti
Gli uffici supporteranno i concessionari nel redigere una sorta di “libretto” della struttura che riporti la documentazione riguardante l’accatastamento, il collaudo statico, l’agibilità, la sicurezza.
- Strutture esistenti da riassegnare
Roma Capitale è proprietaria di strutture abbandonate all’incuria e al degrado che stanno letteralmente andando in malora. Vanno riprese in carico e riassegnate.
- Nuovo portale sugli impianti sportivi di Roma Capitale
A Roma ci sono circa 430 impianti comunali e circa 3 mila impianti privati. È necessaria una piattaforma pubblica contenente informazioni su: strutture esistenti, sport praticati, orari di apertura, tariffe, contatti.
- Revisione delle concessioni degli impianti per l’intrattenimento sportivo
Roma Capitale è proprietaria di impianti sportivi i cui canoni di concessione vanno rivisti (ad esempio Ippodromo delle Capannelle e Bowling Brunswick). Grazie al loro adeguamento si potrebbero reperire i fondi per sostenere le discipline non redditizie.
- Approvazione del nuovo Regolamento per gli impianti sportivi di proprietà di Roma Capitale
L’attuale regolamento è stato superato dalla normativa nazionale. Di fatto, non è mai stato applicato: prevedeva di affidare gli impianti tramite gara ma abbiamo solo affidamenti diretti. Il punto di partenza sarà la distinzione tra tipologie di impianti.
- Approvazione di bando e disciplinare tipo
All’interno del nuovo Regolamento sarà predisposto un bando tipo ed un disciplinare tipo per poter avviare le procedure pubbliche di selezione dei gestori degli impianti sportivi con concessioni scadute.
- Composizione delle commissioni aggiudicatrici
I membri delle commissioni che stabiliranno le aggiudicazioni dei bandi di gara saranno scelti, in tutto o in parte, mediante sorteggio.
- Revisione delle tariffe comunali da applicare all’utenza
Le discipline sportive più nuove non sono ricomprese nel tariffario comunale (ad es. padel), mentre per diverse discipline le tariffe stabilite talmente obsolete da non essere comunque rispettate. È necessario l’adeguamento del tariffario ed una sua maggiore pubblicizzazione.
- Approvazione della Carta della qualità dei servizi
È uno strumento con cui l’Amministrazione assicura trasparenza nei confronti dei fruitori degli impianti, al fine di garantire il rispetto dei reciproci diritti e doveri, attraverso un confronto costante con le aspettative dei cittadini utenti.
- Adozione di un vero Piano Regolatore dello Sport
La densità, la diffusione e la disponibilità di impianti pubblici e privati per ogni disciplina sportiva devono rispondere alle effettive esigenze della popolazione. Tutti gli impianti devono essere in funzione, ben mantenuti, ed in grado di garantire servizi adeguati per qualità e pulizia.
- Realizzazione di punti jogging e aree “tempo libero e benessere”
Dopo quello realizzato a villa Pamphili, altre grandi aree verdi diventeranno degli impianti sportivi a cielo aperto. Rientrano in questo ambito d’intervento la realizzazione di ulteriori strutture leggere quali ad esempio palestre all’aperto.
- Promozione di attività sociali e allenamenti di gruppo
Il comune può promuovere lo sviluppo di educallenatori (educatori/allenatori), coinvolgendo le società sportive dilettantistiche per la pratica di allenamenti di gruppo aperti a tutti.
- Promozione di attività agonistiche finalizzate alla integrazione
Le attività agonistiche giovanili di squadre di allievi delle scuole sportive della capitale possono favorire l’integrazione di etnie, culture e religioni diverse, tutte riunite sotto le bandiere dello sport, della educazione e del rispetto dell’avversario.
- Nuovi strumenti informatici per la fruizione dei servizi sportivi
La proposta ha l’obiettivo di ampliare il potenziale bacino di utenza di ciascun impianto, facilitandone l’accesso tramite l’adozione di un unico strumento di prenotazione (ad esempio una nuova app).
- Condivisione delle informazioni tra uffici dipartimentali e municipali
Il Dipartimento sport (da ripristinare) dovrà avere la disponibilità della documentazione relativa agli impianti di competenza municipale.
- Avvio investimenti per la ristrutturazione delle palestre scolastiche
Sono strutture che versano in pessime condizioni, spesso ai limiti dell’agibilità. Occorre un nuovo Regolamento, che preveda un bando pubblico standard promosso da Roma Capitale con l’aggiunta di un criterio specifico del territorio stabilito autonomamente da ciascun Municipio.
In questi giorni è in atto l’ennesima serie di ordinanze di trasferimento della dirigenza capitolina, stabilite dal Commissario Tronca.
Come ha spiegato Daniele Frongia nel post “Cosa intende fare il commissario Tronca per rispondere alle richieste dell’ANAC?”
La rotazione coinvolge anche persone non toccate dalla istruttoria ma che devono ugualmente lasciare il proprio incarico per coprire caselle rimaste scoperte. Anche con incarichi di tre anni, alla faccia dell’ordinaria amministrazione.
Ribadisco quanto già espresso in passato su questo blog (Il non senso della frenetica rotazione dei dirigenti di Roma Capitale):
I dirigenti devono restare al loro posto, quando sono capaci, oppure devono essere cacciati, se non lo sono. Farli girare non serve a nessuno: non solo non è una punizione per chi non merita quel posto ma, peggio ancora, è un danno per gli altri. Il turnover deve essere fatto con criterio, altrimenti va solo a discapito di chi lavora bene.
Lancio un appello a tutto il personale di Roma Capitale, dirigente e non. Se nel corso degli ultimi tre anni siete stati allontanati ingiustamente da strutture nelle quali vi ritenete idonei, scriveteci e dite ai vostri colleghi di scriverci.
Come abbiamo già dimostrato nel corso della scorsa consiliatura, con l’attività della Comissione per la Razionalizzazione della Spesa (Analisi dell’allocazione del personale capitolino: risultati e prossimi passi), il Movimento 5 Stelle partirà dall’ascolto:
Sono state raccolte le testimonianze dei dirigenti, che lamentano la cronica mancanza di personale, e dei rappresentanti dei dipendenti, che lamentano la mancata valorizzazione delle proprie competenze.
L’obiettivo del nostro governo, così come è scritto nel programma, sarà dare ai dipendenti capitolini la possibilità di lavorare al meglio, tenendo conto delle specifiche competenze di ognuno. Chi lo vorrà, avrà finalmente l’opportunità di essere gratificato dallo svolgimento delle proprie funzioni.
Il problema atavico della condivisione delle informazioni, che affligge tutti gli uffici del comune e si associa alla lentezza della burocrazia, è il principale ostacolo al buon funzionamento della macchina amministrativa.
Nel corso degli anni ci siamo imbattuti in casi tragicomici, come ad esempio lo stadio di atletica che al catasto risulta essere un campo agricolo (Per fare un impianto ci vuole un seme).
È un problema che esiste da sempre ma, in realtà, si potrebbe risolvere rapidamente. In parte, alcune soluzioni ci sono già ed è la stessa amministrazione comunale ad averle realizzate. Ad esempio, il SIRS:
L’esigenza di realizzare il Sistema Integrato Roma Sicura è scaturita dalla necessità di creare una “mappa del rischio urbano”. Una mappatura dinamica, costantemente aggiornata e fruibile da parte di tutti gli Uffici, gli Enti e le istituzioni interessati, finalizzata ad una lettura organica delle complesse tematiche legate ai fenomeni connessi alle diverse forme di degrado, abusivismo e disordine urbano diffusi sull’intero territorio comunale.
Questo progetto ha ottenuto riconoscimenti in ambito nazionale ed internazionale: il premio “Innovazione e sicurezza” 2010 per aver impresso un cambiamento strategico nella promozione della legalità, la prevenzione del crimine e la gestione del rischio; il premio “Urban Security Awart” 2001, quale miglior progetto realizzato con l’uso di tecnologie innovative; il premio “E-GOV” 2012. Eppure, in ambito locale sembra essere stato dimenticato.
Tra le informazioni raccolte nell’applicativo sono comprese quelle relative agli insediamenti abusivi (campi “tollerati”, stabili di proprietà pubblica e privata occupati abusivamente, ecc.) con relativi sgomberi e bonifiche, che si succedono di continuo e senza mai giungere a soluzioni definitive (Il degrado dopo uno sgombero, aspettando un nuovo insediamento).
Altre informazioni riguardano i parcheggiatori abusivi, un altro problema mai risolto (Dal degrado al decoro: lavavetri, parcheggiatori abusivi ed autopromozioni). Per non parlare del censimento delle caditoie (Emergenza tombini, poi emergenza buche, poi di nuovo tombini) o di quelli delle strutture ricettive regolari e non (Tassa di soggiorno: l’abusivismo costa 35 milioni l’anno), dei pali per l’illuminazione pubblica, delle aree di posteggio riservate e tanto altro.
Tutti temi arcinoti ed irrisolti, che anzi nel corso degli anni si sono accresciuti ed hanno peggiorato progressivamente la qualità della vita dei romani. Tanto che, ormai, i sondaggi dicono che metà romani sono rassegnati all’idea che “tanto non cambia niente”.
Le eccellenze che abbiamo in casa come questa, frutto del lavoro di dipendenti pubblici competenti e che non si arrendono, dimostrano invece che cambiare è possibile.
Siamo consapevoli di avere a disposizione un’occasione unica e faremo di tutto per non lasciarcela sfuggire.

Foto di Gianfranco Bartolini
Lo sport in città e salute, integrazione, socialità, sicurezza e benessere. I parchi e le ville di Roma offrono la possibilità di fare sport in compagnia a costo zero.
Il programma M5S prevede di migliorare la qualità della vita dei cittadini anche tramite lo sport. In particolare, uno dei nostri punti programmatici prevede:
Attività sociali e allenamenti di gruppo
Il comune può promuovere lo sviluppo di educallenatori (educatori/allenatori), coinvolgendo le società sportive dilettantistiche per la pratica di allenamenti di gruppo aperti a tutti. Una piattaforma contenente informazioni sugli eventi in programma (luoghi, orari ed organizzatori certificati) potrebbe favorire l’incontro tra chi mette a disposizione le proprie competenze e chi desidera avvicinarsi ad una disciplina sportiva senza impegno.
Per alcune discipline sportive questo tipo di appuntamenti esiste già ma viene lasciato all’iniziativa spontanea di associazioni sportive o federazioni, come ad esempio le lezioni di nordic walking, di promotennis, di corsa o di ginnastica posturale che sono ormai un appuntamento fisso in molte ville cittadine.
La proposta avanzata dal tavolo di lavoro consiste semplicemente nel dare maggiore visibilità a quei tecnici o gruppi sportivi che scelgono di mettere a disposizione degli sportivi amatoriali il proprio tempo e le proprie conoscenze, dando i necessari consigli tecnici per iniziare a praticare una disciplina sportiva senza farsi male.
Per il comune si tratta di un servizio reso a costo zero, per le associazioni di un modo per farsi conoscere ed accrescere il proprio gruppo, per i cittadini di un’occasione per tenersi in forma, riappropiarsi degli spazi pubblici e, perchè no, fare nuove amicizie.

La scorsa settimana ho incontrato i sub commissari De Milato e Vaccaro per chiedere un aggiornamento sulle azioni intraprese dall’amministrazione commissariale sui Punti Verde Qualità (PVQ) e condividere alcuni elementi di valutazione ai quali sono giunto dopo aver aggiornato la ricognizione effettuata dieci mesi fa dalla Commissione per la Razionalizzazione della spesa.
Il primo riguarda gli aspetti finanziari. Tronca & co. si sono interessati solo dei costi, revocando le concessioni a chi non è riuscito a pagare le rate dei mutui in essere, trascurando del tutto le mancate entrate che, dal punto di vista dei conti, sono del tutto equivalenti: il debito aumenta quando crescono i costi, a parità di entrate, oppure quando diminuscono le entrate,a parità di costi. In tal modo i commissari non intervengono contro i concessionari che si appropriano dei ricavi provenienti da attività non autorizzate. Ad esempio, se un il gestore di una sala slot prende in affitto dei locali costruiti su un PVQ , pagando al concessionario cifre milionarie non dovute, i commissari non intervengono.
In pratica, il comune si fa carico dei costi e tralascia i ricavi.
Il secondo elemento di valutazione riguarda il riconoscimento dei meriti agli eventuali concessionari virtuosi. Ho suggerito due possibili indicatori:
- il primo ordina i concessionari in base a chi ha speso di meno per unità di verde pubblico realizzato, calcolando il rapporto tra costo dei progetti e superfice verde sistemata;
- il secondo ordina i concessionari in base a chi ha utilizzato meno cemento per unità di verde realizzato, calcolando il rapporto tra la superfice coperta realizzata e la superfice verde sistemata.

Questi indicatori necessitano di ulteriori approfondimenti, in quanto non tengono conto di due fondamentali elementi qualitativi: è più corretto far riferimento ai metri cubi edificati e non i metri quadri; si deve tenere conto delle attività che vengono praticate negli edifici: un conto è realizzare 300 mq di asili nido e un altro è realizzare 300 mq di sale slot.
Pur nella consapevolezza della necessità di dover effettuare un’analisi caso per caso, queste graduatorie potrebbero costituire un buon punto di partenza.
Graduatoria #1
| Costi unitari per verde realizzato (€/mq) | |
| MADONNETTA | 95 |
| TOR DI QUINTO B | 115 |
| NOMENTANO NORD – SAN BASILIO | 124 |
| PRATI VERDI BUFALOTTA | 172 |
| TORRACCIA | 188 |
| PARCHI DELLA COLOMBO | 194 |
| MATTIA BATTISTINI | 201 |
| TOR SAPIENZA | 241 |
| ACQUA TRAVERSA | 254 |
| PONTE DI NONA | 311 |
| PESCATORI | 340 |
| LA RUSTICA | 388 |
| TIBURTINO SUD | 389 |
| OLGIATA | 410 |
| PINETA VIA OLETTA | 416 |
| DRAGONA ACILIA NORD | 505 |
| PARCO KOLBE | 1.088 |
| TORRINO NORD | 1.169 |
| VIA COCCO ORTU | 1.446 |
| VIA MADONNA DI CAMPIGLIO | 1.526 |
| CASAL MORENA | 1.951 |
| CASTEL GIUBILEO – FIDENE 1 | nd |
| VILLA VESCHI | nd |
| PARCO FERONIA | nd |
| ARCO DI TRAVERTINO | nd |
| GROTTA PERFETTA | nd |
| PARCO SPINACETO | nd |
| SPINACETO SUD – CITTA’ DEL RUGBY | nd |
Graduatoria #2
| Superficie coperta per verde realizzato | |
| TOR DI QUINTO B | 0,02 |
| TORRACCIA | 0,03 |
| PRATI VERDI BUFALOTTA | 0,04 |
| TOR SAPIENZA | 0,04 |
| MADONNETTA | 0,05 |
| PINETA VIA OLETTA | 0,06 |
| TIBURTINO SUD | 0,06 |
| NOMENTANO NORD – SAN BASILIO | 0,06 |
| LA RUSTICA | 0,06 |
| PONTE DI NONA | 0,09 |
| OLGIATA | 0,10 |
| PARCHI DELLA COLOMBO | 0,12 |
| PESCATORI | 0,15 |
| ACQUA TRAVERSA | 0,18 |
| DRAGONA ACILIA NORD | 0,20 |
| MATTIA BATTISTINI | 0,21 |
| TORRINO NORD | 0,23 |
| VIA MADONNA DI CAMPIGLIO | 0,25 |
| PARCO KOLBE | 0,26 |
| VIA COCCO ORTU | 0,27 |
| CASAL MORENA | 0,49 |
| CASTEL GIUBILEO – FIDENE 1 | nd |
| VILLA VESCHI | nd |
| PARCO FERONIA | nd |
| ARCO DI TRAVERTINO | nd |
| GROTTA PERFETTA | nd |
| PARCO SPINACETO | nd |
| SPINACETO SUD – CITTA’ DEL RUGBY | nd |

Nel luglio del 2015 il comune di Roma ha approvato il Regolamento per gli orti urbani e i giardini condivisi.
Io stesso ho provato a presentare un progetto “pionieristico”, il 4 marzo 2014, ma il Municipio 14 non ha mai risposto formalmente alla nostra proposta (qui potete leggere tutta la storia di “We Zapp!”).
Dove noi non siamo riusciti, ce l’hanno invece fatta altri cittadini. Come, ad esempio, quelli riuniti nell’associazione Ortolino.
Mi preoccupa, però, sapere che l’articolo 4 del Regolamento prevede che l’associazione che ottiene in comodato d’uso un terreno di proprietà di Roma Capitale per la realizzazione e gestione di un orto o giardino urbano debba presentare, nella fase della proposta, le analisi dei suoli e delle acque irrigue per individuare eventuali contaminazioni. Mi preoccupa perchè, ad oggi, nonostante i ripetuti sforzi del Consiglio Direttivo dell’Associazione, non esiste alcuna fonte di approvvigionamento idrico per questi terreni.
Il ping pong tra 1) l’Ufficio Orti Sociali Urbanidi Roma Capitale, 2) il Servizio Catasto del Verde di Roma Capitale, 3) la Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde di Roma Capitale, 4) l’Ufficio Tutela delle Acque, risorse Idriche della Città Metropolitana di Roma e 5) l’Autorità di bacino del Tevere ha fatto si che, dall’inizio dell’anno ad oggi, gli ortolini non siano ancora riusciti ad ottenere l’accesso all’acqua.
Venerdì incontrerò il Direttore del DipartimentoTutela Ambientale, dott. Pelusi, ed il capo Direttore della Gestione territoriale Ambientale e del Verde, dott. Mori, per capire in che modo si possa sbloccare la situazione e portare finalmente l’acqua ai 116 lotti adottati dai cittadini prima dell’arrivo ormai imminente della stagione estiva.
Il prossimo 17 aprile voteremo per il cosiddetto “referendum sulle trivelle”. Il testo stampato sulle schede sarà il seguente:
Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?
Il referendum – sostenuto dalle associazioni ambientaliste guidate da WWF, Greenpeace e Legambiente – vuole dare una scadenza alle concessioni attualmente in essere per le attività estrattive delle piattaforme situate entro le 12 milia marine (22,2 km) dalla costa
Non cambia nulla per le nuove trivellazioni entro le 12 miglia, che sono già oggi vietate dalla legge, e non cambia nulla per le trivellazioni oltre le 12 miglia, vecchie e nuove, che potranno continuare.
I quesiti referendari presentati originariamente (nell’ottobre 2015) erano sei, ma la Cassazione ha ritenuto che cinque fossero superati dalle modifiche apportate dalla Legge di stabilità 2016, che ha accolto le richieste contenute in quei cinque quesiti introducendo, però, le parole che l’ultimo quesito referendario rimasto propone di abrogare.
In sostanza, chi vota Sì al referendum si oppone al fatto che le concessioni entro le 12 miglia siano di durata illimitata.
Chi sostiene il No ritiene che l’Italia ne sarebbe danneggiata dal punto di vista dell’indipendenza energetica. Non sono d’accordo: gli effetti sull’autonomia energetica nazionale sono praticamente nulli.
Secondo i dati forniti da Legambiente, le piattaforme soggette a referendum producono il 27% del totale del gas e il 9% del petrolio estratti in Italia. L’incidenza della produzione di queste piattaforme è ormai pari a meno dell’1% rispetto al fabbisogno nazionale di petrolio e pari al 3% del fabbisogno nazionale di gas, entrambe in forte diminuzione.
D’altro canto, chi sostiene il Sì ritiene che il referendum serva a ridurre i rischi di danno ambientale ed i pericoli per la salute. Purtroppo non sono pienamente d’accordo: gli effetti sull’ambiente sono praticamente nulli.
Gran parte delle concessioni estrattive marine che ci sono oggi in Italia si trovano oltre le 12 miglia marine, quindi non sono coinvolte dal referendum. Inoltre, le concessioni future non sono interessate dagli esiti referendari. Il rischio di incidenti, attuale e futuro, alto o basso che sia, non sarà azzerato e probabilmente neanche ridotto ma, al massimo, spostato un po’ più in là.
Questo, però, significa che un’altra ragione di chi sostiene il No (la perdita di posti di lavoro) è infondata: gli effetti sull’occupazione sono praticamente nulli.
A differenza di quanto afferma Gianfranco Borghini, fondatore del comitato Ottimisti e razionali,
una vittoria del Sì avrebbe conseguenze pesanti sull’occupazione e la fine delle estrazioni significherebbe la perdita di migliaia di posti di lavoro sulle piattaforme offshore
una vittoria del Sì non avrebbe alcuna conseguenza sull’occupazione perché non significherebbe la fine di nessuna estrazione ma solo il relativo spostamento più al largo.
In definitiva, l’argomentazione più consistente è quella, avanzata da chi sostiene il Sì, secondo cui il referendum è soprattutto un atto politico che serve a dare un segnale contrario all’utilizzo delle fonti di energia fossile.
esso è l’unico strumento di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana
Una seconda argomentazione valida è quella di Rossella Muroni, presidente di Legambiente, la quale sostiene che
mettere una scadenza alle concessioni date a società private, che svolgono la loro attività sfruttando beni appartenenti allo Stato, non è una fissazione delle associazioni ambientaliste o dei comitati, ma è una regola comunitaria. Non si capisce perché in questo caso, le compagnie petrolifere debbano godere di una normativa davvero speciale, che non vale per nessun’altra concessione, togliendo ogni scadenza temporale e lasciando la possibilità di appropriarsi di una risorsa pubblica a tempo indeterminato.
Per questi motivi voterò Sì e spero che lo faccia almeno il 50%+1 degli aventi diritto.
Durante l’ultima consiliatura capitolina sono stati arrestati Presidenti di Municipio, Assessori e Presidenti di Commissione, oltre a semplici consiglieri, sia di sinistra (PD) che di destra (PDL).
La campagna elettorale di Giachetti rende perfettamente l’idea del salto di livello che si fa nel passare dalle critiche agli appartenenti ad una forza politica (avere truccato appalti ed avere rubato milioni di euro) alle critiche agli appartenenti ad un’altra forza politica (avere partecipato “solo” a 315 commissioni).
Quel numero non dice niente, perché una presenza può significare un impegno di 2 minuti, il tempo necessario a passare, firmare e andare via (come Dario Rossin, entrato alle 11:53 ed uscito alle 11:55), oppure settimane di preparazione per portare in commissione delle proposte da discutere.
Quel numero non dice niente, perché non si può fare di tutte le commissioni un fascio: ci sono quelle che si riuniscono con il solo scopo di approvare un verbale e poi non lo approvano (ma i commissari si prendono il gettone) e ci sono quelle che lavorano seriamente.
Passando al caso specifico, vediamo in cosa consiste l’assenteismo di Virginia Raggi nella commissione delle elette, leggendo i verbali di 3 commissioni alle quali non ha preso parte.
Verbale del 29 gennaio 2015, 30 minuti di “lavoro” (commissione aperta alle 14:30 e chiusa alle 15) per leggere un verbale. Presenti 6 commissari, che dopo la lettura del verbale hanno deciso di rinviare il secondo punto all’ordine del giorno (programmazione giornata internazionale della donna 8 marzo 2015) ad una futura commissione.
Verbale dell’8 giugno 2015, 25 minuti di “lavoro” (commissione aperta alle 14 e chiusa alle 14:25) per ascoltare un addetto stampa presentare un convengo. Presenti 5 commissari, di cui tre non hanno detto una parola.
Verbale del 12 giugno 2015, 20 minuti di “lavoro” (commissione aperta alle 14:05 e chiusa alle 14:25) per invitare tutte le presenti a partecipare al corteo “Rome Pride 2015”, precisando al contempo che la Presidente e la Vicepresidente non intendono partecipare alla manifestazione a livello personale. Presenti 7 commissari, di cui 4 non hanno detto una parola.
Ora che avete letto i verbali, conoscete in cosa consiste la più grande macchia nella vita politica di Virginia Raggi.
E potete trarne le conseguenze.



I dati sull’affluenza ai referendum abrogativi dimostrano che l’abolizione del quorum è diventata una necessità. Oggi il referendum abrogativo non è più uno strumento tramite il quale è la maggioranza a decidere.


